I SEI CAPPELLI PER PENSARE

16 Ago , 2026 - Psicologia

I SEI CAPPELLI PER PENSARE

Edward de Bono e il metodo per organizzare il pensiero

“I sei cappelli per pensare” di Edward de Bono, cioè Six Thinking Hats

 il libro fu pubblicato originariamente nel 1985 e che il metodo è stato successivamente studiato soprattutto nell’ambito della creatività, della didattica e del problem solving. 

Pensare non significa soltanto possedere informazioni. Una persona può disporre di una grande quantità di conoscenze e tuttavia affrontare un problema in maniera poco efficace. Può lasciarsi condizionare dalle emozioni, cercare immediatamente ciò che conferma la propria opinione, concentrarsi esclusivamente sui rischi oppure, al contrario, produrre molte idee senza riuscire a valutarle.

Una parte importante della difficoltà del pensiero umano deriva proprio dal fatto che utilizziamo contemporaneamente modalità cognitive differenti.

Quando discutiamo una questione possiamo, nello stesso momento, ricordare dati, formulare giudizi, provare emozioni, immaginare possibilità, cercare errori e tentare di organizzare la discussione. Il risultato può essere una confusione tra livelli diversi del ragionamento.

Edward de Bono ha proposto di affrontare questo problema attraverso un metodo estremamente semplice nella forma, ma interessante nelle sue implicazioni: Six Thinking Hats, in italiano generalmente tradotto come I sei cappelli per pensare.

Il principio fondamentale consiste nel separare deliberatamente le diverse modalità di pensiero. Invece di cercare di essere contemporaneamente razionali, emotivi, creativi, critici e organizzativi, si sceglie temporaneamente una sola direzione del pensiero.

Il “cappello” non rappresenta quindi un tipo di persona.

Non esiste la persona naturalmente “cappello nero” o “cappello verde”.

Il cappello rappresenta piuttosto una modalità cognitiva che può essere assunta intenzionalmente.

Il metodo nasce all’interno della più ampia ricerca di de Bono sul pensiero laterale, sulla creatività e sull’organizzazione deliberata dei processi mentali. Il volume Six Thinking Hats fu pubblicato originariamente nel 1985 e successivamente ristampato in numerose edizioni internazionali. (Obnb)


Edward de Bono e il problema del pensiero

Edward de Bono (1933–2021), medico, psicologo e autore maltese, ha dedicato gran parte della propria attività allo studio dei processi attraverso i quali gli esseri umani producono, organizzano e modificano le idee.

La sua ricerca si sviluppò soprattutto attorno a concetti come:

  • pensiero laterale;
  • creatività;
  • percezione;
  • cambiamento dei modelli mentali;
  • problem solving;
  • progettazione delle alternative;
  • organizzazione del pensiero individuale e collettivo.

Uno dei suoi presupposti fondamentali era che l’intelligenza e il pensiero non coincidono.

Essere intelligenti non garantisce necessariamente un buon processo decisionale.

Una persona intelligente può infatti utilizzare le proprie capacità per difendere una posizione già assunta, costruendo argomentazioni sempre più sofisticate a favore della propria opinione.

Il problema non è quindi soltanto “quanto siamo intelligenti”, ma come utilizziamo l’intelligenza durante il processo di pensiero.

Da questo punto di vista, i Sei Cappelli possono essere considerati uno strumento di metacognizione: un modo per osservare e organizzare il modo stesso in cui stiamo pensando.


Dal pensiero conflittuale al pensiero parallelo

Uno degli aspetti più importanti del metodo riguarda il lavoro di gruppo.

Immaginiamo una riunione nella quale cinque persone devono decidere se introdurre un nuovo servizio.

Una persona presenta i dati.

Un’altra dice che il progetto è troppo rischioso.

Una terza sostiene che l’idea è eccellente.

Una quarta propone una soluzione completamente diversa.

Una quinta manifesta dubbi personali.

A questo punto la discussione può trasformarsi rapidamente in una competizione tra posizioni.

Ognuno cerca di dimostrare che la propria interpretazione è corretta.

De Bono propone un’alternativa: pensiero parallelo.

Invece di chiedere:

“Chi ha ragione?”

si chiede:

“Quale tipo di pensiero dobbiamo utilizzare adesso?”

Tutti i partecipanti possono quindi assumere contemporaneamente lo stesso cappello.

Per esempio:

Adesso tutti pensiamo con il cappello bianco.

Quindi si raccolgono esclusivamente informazioni e dati.

Successivamente:

Adesso tutti pensiamo con il cappello nero.

Si cercano rischi, problemi e punti deboli.

Poi:

Adesso tutti pensiamo con il cappello giallo.

Si cercano vantaggi e opportunità.

In questo modo il conflitto personale può essere sostituito da una sequenza strutturata di prospettive.

Il metodo è stato descritto proprio come uno strumento per favorire un pensiero parallelo e coordinato all’interno dei gruppi. (ScienceDirect)


Perché proprio sei cappelli?

Il cappello è una metafora facilmente comprensibile.

Indossare un cappello significa, simbolicamente, assumere un ruolo.

La metafora consente inoltre di dire:

“Mettiamo il cappello nero.”

anziché:

“Tu sei troppo negativo.”

Questa differenza è fondamentale.

Il metodo non dovrebbe essere utilizzato per classificare le persone.

Il cappello nero non significa:

“essere una persona negativa”.

Significa:

“in questo momento analizziamo criticamente rischi e difficoltà”.

Allo stesso modo, il cappello rosso non significa:

“essere irrazionali”.

Significa:

“in questo momento rendiamo esplicite emozioni, intuizioni e reazioni”.

Il valore del sistema sta quindi nel separare la persona dal ruolo cognitivo.


I sei cappelli

I sei cappelli sono identificati attraverso sei colori:

  1. Bianco — informazioni
  2. Rosso — emozioni
  3. Nero — cautela e critica
  4. Giallo — valori e benefici
  5. Verde — creatività e alternative
  6. Blu — controllo e organizzazione

Il significato dei colori costituisce il cuore operativo del metodo.


Il cappello bianco: dati, informazioni e fatti

WHITE HAT — IL PENSIERO INFORMATIVO

Il cappello bianco rappresenta l’attenzione rivolta alle informazioni.

La domanda fondamentale è:

Che cosa sappiamo?

Ma anche:

Che cosa non sappiamo?

E:

Quali informazioni ci servono?

Il cappello bianco richiede una distinzione importante tra:

  • fatti verificati;
  • informazioni disponibili;
  • informazioni mancanti;
  • supposizioni;
  • interpretazioni.

Quando utilizziamo il cappello bianco non dovremmo cercare immediatamente di interpretare i dati.

Dobbiamo prima raccoglierli.

Per esempio:

“Il 30% degli utenti ha abbandonato il servizio.”

è un’informazione.

“Gli utenti hanno abbandonato il servizio perché il prezzo è troppo alto.”

è già un’interpretazione.

Il cappello bianco ci invita quindi a separare il dato dall’ipotesi.

Domande utili

  • Quali dati possediamo?
  • Quali sono verificabili?
  • Quali informazioni mancano?
  • Quali fonti abbiamo utilizzato?
  • Quanto sono affidabili?
  • Quali dati contraddicono la nostra ipotesi?
  • Che cosa dobbiamo ancora conoscere?

Il cappello bianco è particolarmente utile quando una discussione è dominata da opinioni.


Il cappello rosso: emozioni, intuizioni e sensazioni

RED HAT — IL PENSIERO EMOTIVO

Il cappello rosso rappresenta emozioni, sentimenti, intuizioni e reazioni immediate.

La domanda può essere semplicemente:

Che cosa sento rispetto a questa situazione?

Il cappello rosso ha una caratteristica particolare: non richiede necessariamente una giustificazione razionale.

Una persona può dire:

“Non mi convince.”

oppure:

“Ho una sensazione positiva.”

oppure:

“Questa proposta mi mette a disagio.”

Non è obbligatorio dimostrare immediatamente perché.

Questo permette di far emergere un elemento spesso presente nelle decisioni reali ma che nelle discussioni formali viene nascosto.

L’emozione non deve essere confusa con la verità.

Una sensazione non dimostra che una cosa sia corretta.

Ma può costituire un’informazione sullo stato interno della persona o del gruppo.

Il cappello rosso rende quindi esplicito ciò che normalmente rimane implicito.


Il cappello nero: cautela, rischi e valutazione critica

BLACK HAT — IL PENSIERO CRITICO

Il cappello nero è probabilmente quello più facilmente frainteso.

Non significa semplicemente “pensare negativamente”.

Rappresenta la capacità di individuare:

  • errori;
  • rischi;
  • conseguenze indesiderate;
  • contraddizioni;
  • difficoltà;
  • condizioni che potrebbero impedire il successo;
  • punti deboli di una proposta.

La domanda fondamentale è:

Che cosa potrebbe andare storto?

Il cappello nero è indispensabile perché una produzione indiscriminata di idee non costituisce ancora una buona decisione.

Un progetto può essere creativo ma irrealizzabile.

Un’idea può essere interessante ma troppo costosa.

Una soluzione può funzionare in teoria ma creare conseguenze indesiderate.

Il pensiero critico permette quindi di sottoporre le idee a una verifica.

È importante però non utilizzare il cappello nero prematuramente.

Se durante una sessione creativa ogni idea viene immediatamente criticata, la produzione di alternative può bloccarsi.

Per questo de Bono propone di distinguere temporalmente le diverse modalità di pensiero.


Il cappello giallo: valore, possibilità e benefici

YELLOW HAT — IL PENSIERO COSTRUTTIVO

Il cappello giallo rappresenta il pensiero positivo, ma in un senso più preciso rispetto all’uso comune della parola “positivo”.

Non significa:

“pensiamo che andrà tutto bene”.

Significa:

Quale valore potrebbe avere questa idea?

Il cappello giallo cerca:

  • vantaggi;
  • benefici;
  • opportunità;
  • possibilità;
  • elementi utili;
  • condizioni favorevoli;
  • ragioni per cui una proposta potrebbe funzionare.

Il giallo completa il nero.

Se il nero domanda:

“Perché potrebbe non funzionare?”

il giallo domanda:

“Perché potrebbe funzionare?”

Entrambi sono necessari.

Una decisione equilibrata non nasce dal pessimismo né dall’ottimismo, ma dalla possibilità di analizzare sistematicamente entrambe le direzioni.


Il cappello verde: creatività e alternative

GREEN HAT — IL PENSIERO CREATIVO

Il cappello verde è associato alla creatività.

Qui l’obiettivo non è valutare immediatamente le idee, ma produrne di nuove.

Le domande possono essere:

  • Quale altra possibilità esiste?
  • Possiamo fare il contrario?
  • Possiamo modificare il problema?
  • Possiamo combinare due idee?
  • Che cosa succederebbe se eliminassimo questa condizione?
  • Come potremmo risolvere il problema in modo completamente diverso?
  • Quale soluzione non abbiamo ancora considerato?

Il cappello verde è quindi vicino al pensiero laterale di de Bono.

Una caratteristica importante è la sospensione temporanea del giudizio.

Un’idea apparentemente assurda può diventare interessante se viene modificata.

Per esempio:

“Come possiamo ridurre il costo del servizio?”

può trasformarsi in:

“E se eliminassimo completamente il servizio tradizionale?”

Da questa provocazione potrebbe nascere una nuova modalità di organizzazione.

Il verde non deve necessariamente produrre immediatamente una soluzione valida.

Deve aumentare lo spazio delle possibilità.


Il cappello blu: organizzare il pensiero

BLUE HAT — IL PENSIERO SUL PENSIERO

Il cappello blu è il cappello metacognitivo.

Non riguarda principalmente il contenuto del problema, ma il processo attraverso cui il problema viene affrontato.

Il blu stabilisce:

  • quale problema stiamo affrontando;
  • quale obiettivo abbiamo;
  • quale cappello utilizzare;
  • quando cambiare modalità;
  • quali conclusioni sono state raggiunte;
  • quali questioni rimangono aperte.

Il cappello blu può quindi essere paragonato al direttore di un processo cognitivo.

Per esempio:

Blu: “Qual è il problema esatto?”

Bianco: “Quali informazioni abbiamo?”

Rosso: “Qual è la nostra reazione?”

Giallo: “Quali vantaggi vediamo?”

Nero: “Quali sono i rischi?”

Verde: “Quali alternative possiamo generare?”

Blu: “Quale soluzione emerge e che cosa dobbiamo fare?”

Il blu può essere utilizzato all’inizio e alla fine della sessione, ma anche durante il percorso.


I sei cappelli non sono sei opinioni

Questo è uno dei punti più importanti per comprendere correttamente il metodo.

Supponiamo che una persona sostenga:

“Questa idea è pessima.”

Non sta necessariamente usando il cappello nero in maniera corretta.

Il cappello nero richiede una funzione precisa:

identificare criticamente rischi e condizioni problematiche.

Analogamente:

“Mi piace!”

non rappresenta automaticamente un buon utilizzo del cappello rosso.

E:

“Ho un’idea!”

non significa ancora aver utilizzato efficacemente il verde.

Il metodo funziona quando il colore determina una direzione deliberata dell’attenzione.


Una sequenza pratica

Non esiste necessariamente un’unica sequenza obbligatoria.

Una possibile struttura per una riunione o per il lavoro individuale è:

1. Blu — definizione

Qual è esattamente il problema?

2. Bianco — informazioni

Che cosa sappiamo?

3. Verde — alternative

Quali possibilità possiamo generare?

4. Giallo — valore

Quali vantaggi presentano?

5. Nero — verifica

Quali sono i rischi?

6. Rosso — reazione

Che cosa sentiamo rispetto alle alternative?

7. Blu — decisione

Che cosa abbiamo imparato?

Quale decisione prendiamo?

Quali azioni seguono?

Questa è soltanto una possibile sequenza.

Il vero principio è la sequenzialità intenzionale.


Utilizzare i cappelli individualmente

Il metodo non richiede necessariamente un gruppo.

Può essere utilizzato da una singola persona.

Immaginiamo di dover decidere se accettare un nuovo incarico professionale.

Blu

Qual è la decisione?

“Devo decidere se accettare l’incarico entro venerdì.”

Bianco

Quali dati possiedo?

  • compenso;
  • orari;
  • distanza;
  • durata;
  • responsabilità;
  • condizioni contrattuali.

Rosso

Come mi sento?

  • entusiasmo;
  • paura;
  • curiosità;
  • diffidenza;
  • pressione.

Giallo

Quali vantaggi potrebbe avere?

  • nuove competenze;
  • nuovi contatti;
  • maggiore visibilità;
  • possibilità economiche.

Nero

Quali problemi potrebbe creare?

  • sovraccarico;
  • costi;
  • perdita di tempo;
  • incompatibilità con altri impegni.

Verde

Esistono alternative?

  • accettare solo una parte dell’incarico;
  • modificare gli orari;
  • proporre una collaborazione diversa;
  • rimandare.

Blu

Qual è la decisione migliore sulla base dell’insieme delle informazioni?

In questo modo una decisione che inizialmente sembrava dominata da una sola impressione viene analizzata attraverso più prospettive.


Applicazione nella didattica

Il metodo è stato utilizzato anche in ambito educativo.

Uno degli aspetti interessanti consiste nel rendere visibili agli studenti modalità di pensiero che normalmente rimangono implicite.

Un insegnante può presentare un problema storico, scientifico o sociale e chiedere agli studenti di affrontarlo successivamente con cappelli differenti.

Per esempio, davanti a una questione storica:

Bianco: quali sono i fatti?

Rosso: quali emozioni suscita?

Nero: quali problemi possiamo individuare?

Giallo: quali elementi positivi possiamo riconoscere?

Verde: quali alternative avrebbero potuto essere possibili?

Blu: come possiamo sintetizzare ciò che abbiamo imparato?

La letteratura pedagogica ha studiato l’utilizzo del modello per insegnare pensiero critico, problem solving e creatività. Kivunja, per esempio, ha analizzato esplicitamente l’applicazione del modello di de Bono alla formazione del pensiero critico. (ResearchGate)

Ricerche più recenti hanno inoltre riportato risultati favorevoli in alcuni contesti educativi, pur con differenze importanti tra studi e popolazioni. Una meta-analisi pubblicata nel 2025, relativa a modelli didattici utilizzati con studenti di infermieristica, ha collocato il Six Thinking Hats tra gli interventi associati a migliori risultati nella creatività, sottolineando però la necessità di interpretare i confronti tra metodologie nel loro specifico contesto. (PubMed)


Creatività: il verde non è sufficiente

Un errore frequente consiste nell’identificare i Sei Cappelli con una semplice tecnica di brainstorming.

Il metodo è più ampio.

La creatività è rappresentata principalmente dal verde, ma un processo creativo completo richiede anche:

  • raccolta di informazioni;
  • generazione di alternative;
  • valutazione;
  • riconoscimento dei valori;
  • considerazione delle emozioni;
  • organizzazione del processo.

La creatività senza valutazione può produrre molte idee ma poche soluzioni utilizzabili.

La valutazione senza creatività può invece impedire la comparsa di alternative.

Il modello cerca quindi di costruire una sequenza tra divergenza e convergenza.

Il verde tende ad ampliare lo spazio delle possibilità.

Il nero e il giallo aiutano successivamente a valutarle da prospettive differenti.

La ricerca sperimentale sul metodo ha trovato risultati interessanti proprio nell’ambito della creatività: alcuni studi hanno osservato effetti sulla quantità e sull’originalità delle idee, mentre altri hanno sottolineato la necessità di continuare a studiare quali condizioni rendano il metodo più efficace. (ScienceDirect)


Il rapporto tra cappello nero e pensiero critico

Il pensiero critico non consiste nel criticare tutto.

Questa distinzione è fondamentale.

Criticare significa spesso cercare ciò che non funziona.

Pensare criticamente significa invece esaminare una proposizione secondo criteri appropriati.

Il cappello nero rappresenta soprattutto la funzione di cautela.

Domande come:

  • Quali sono le conseguenze?
  • Quali condizioni devono essere soddisfatte?
  • Quali rischi esistono?
  • Quale ipotesi potrebbe essere falsa?
  • Che cosa potrebbe impedire il risultato?

sono più produttive della semplice opposizione.

Il cappello nero dovrebbe quindi essere utilizzato come strumento di verifica, non come strumento di demolizione.


Emozioni e razionalità

Il cappello rosso presenta una caratteristica particolarmente interessante.

Nella cultura occidentale moderna si tende spesso a contrapporre ragione ed emozione.

De Bono non propone di eliminare le emozioni.

Propone invece di renderle riconoscibili e separarle temporaneamente dalle altre funzioni cognitive.

Questo può essere utile soprattutto nelle discussioni di gruppo.

Immaginiamo che un partecipante sia fortemente contrario a una proposta.

In una normale discussione potrebbe costruire argomentazioni per giustificare la propria posizione.

Con il cappello rosso può semplicemente dichiarare:

“Questa proposta mi mette a disagio.”

A quel punto il gruppo possiede un’informazione nuova.

Non significa che la proposta sia sbagliata.

Significa che esiste una reazione emotiva che può essere successivamente analizzata.


Il valore metacognitivo del cappello blu

Probabilmente il cappello più profondo del sistema è il blu.

Il blu introduce una domanda che spesso manca nelle discussioni:

Come stiamo pensando?

Non:

“Che cosa pensiamo?”

ma:

“Quale processo stiamo utilizzando per arrivare a ciò che pensiamo?”

Questa distinzione avvicina il metodo ai concetti contemporanei di metacognizione.

Una persona può infatti accorgersi:

“Stiamo discutendo da venti minuti, ma non abbiamo ancora stabilito quali dati siano affidabili.”

Questa osservazione è blu.

Oppure:

“Continuiamo a criticare le proposte ma non ne stiamo generando di nuove.”

Anche questa è un’osservazione blu.

Il cappello blu controlla quindi il processo.


19. Applicazione nelle riunioni

Una riunione tradizionale può diventare una successione di conflitti:

A propone.

B critica.

C difende A.

D propone una terza soluzione.

A risponde alla critica.

B cambia argomento.

Il gruppo può perdere molto tempo senza produrre una decisione.

I Sei Cappelli permettono di trasformare la discussione in una struttura:

Blu → Bianco → Verde → Giallo → Nero → Rosso → Blu

Non è necessario che tutti siano d’accordo.

È sufficiente che tutti stiano svolgendo la stessa funzione cognitiva nello stesso momento.

Questo è uno dei concetti centrali del pensiero parallelo.


Il metodo non serve soltanto a prendere decisioni

I Sei Cappelli possono essere utilizzati per:

  • analizzare un problema;
  • progettare un corso;
  • sviluppare un prodotto;
  • discutere un caso;
  • preparare una riunione;
  • valutare un progetto;
  • sviluppare una strategia;
  • esaminare un conflitto;
  • generare idee;
  • valutare un’ipotesi;
  • insegnare;
  • organizzare una sessione di brainstorming.

La versatilità deriva dal fatto che il metodo non fornisce la soluzione.

Fornisce una struttura per cercarla.


Un esempio nel lavoro terapeutico e corporeo

Il modello può essere applicato anche all’analisi di un caso professionale, purché non venga confuso con uno strumento diagnostico.

Supponiamo di dover ragionare su un caso complesso.

Bianco

Quali informazioni osservabili possediamo?

Rosso

Quale impressione immediata produce il caso?

Nero

Quali rischi e controindicazioni dobbiamo considerare?

Giallo

Quali risorse e possibilità presenta?

Verde

Quali strategie alternative possiamo ipotizzare?

Blu

Come organizziamo il ragionamento e quali informazioni dobbiamo ancora acquisire?

In questo contesto il metodo può essere utilizzato come strumento di organizzazione del ragionamento professionale, non come sostituto della competenza clinica, della diagnosi o delle procedure di sicurezza.


Un possibile esercizio

Prendiamo una domanda semplice:

“Devo iniziare un nuovo progetto?”

Scriviamo sei colonne.

CappelloDomanda
BiancoChe cosa so?
RossoChe cosa sento?
NeroChe cosa potrebbe andare male?
GialloQuali vantaggi esistono?
VerdeQuali alternative esistono?
BluCome organizzo il processo decisionale?

L’esercizio diventa ancora più interessante se si impone un limite di tempo.

Per esempio:

  • Bianco: 5 minuti
  • Rosso: 2 minuti
  • Verde: 10 minuti
  • Giallo: 5 minuti
  • Nero: 5 minuti
  • Blu: 5 minuti

Il limite temporale impedisce che una singola modalità di pensiero monopolizzi il processo.


Non bisogna necessariamente usare tutti i cappelli

Un altro errore consiste nel trasformare il metodo in una procedura rigida.

Non è obbligatorio utilizzare sempre tutti e sei i cappelli.

Se il problema richiede soprattutto creatività, può essere utile una sequenza:

Blu → Verde → Verde → Giallo → Nero → Blu

Se invece dobbiamo verificare una decisione già presa:

Blu → Bianco → Nero → Giallo → Rosso → Blu

Il metodo è quindi più simile a una grammatica del pensiero che a una ricetta.


Il cappello blu come apertura e chiusura

Una buona sessione può iniziare con il blu:

“Qual è il problema?”

E terminare con il blu:

“Che cosa abbiamo deciso?”

Questa struttura è molto efficace perché impedisce che la discussione perda il proprio obiettivo.

Apertura blu

  • definire il problema;
  • stabilire l’obiettivo;
  • stabilire il tempo;
  • scegliere la sequenza.

Chiusura blu

  • riassumere;
  • distinguere fatti e ipotesi;
  • individuare questioni aperte;
  • prendere una decisione;
  • definire le azioni successive.

I sei cappelli come allenamento alla flessibilità cognitiva

Uno degli aspetti più interessanti del metodo è la possibilità di allenare la capacità di cambiare prospettiva.

Una persona molto analitica può essere abituata a cercare immediatamente errori.

Una persona molto creativa può produrre continuamente alternative senza valutarle.

Una persona molto emotiva può essere fortemente influenzata dalla propria reazione.

Una persona molto prudente può vedere soprattutto i rischi.

Il metodo non chiede alla persona di eliminare la propria tendenza.

Le chiede di imparare a utilizzare anche modalità differenti.

In questo senso i cappelli possono essere considerati esercizi di flessibilità cognitiva.


Un metodo per ridurre il conflitto personale

Un ulteriore vantaggio potenziale riguarda la comunicazione.

Dire:

“Tu sei sempre negativo.”

crea immediatamente una difesa personale.

Dire:

“Adesso passiamo al cappello nero e analizziamo i rischi.”

cambia completamente il significato dell’intervento.

La critica non viene più attribuita alla persona.

È una funzione temporanea del processo.

Questo è particolarmente utile nei gruppi.

Il partecipante che normalmente assume il ruolo del critico può essere invitato a generare alternative con il verde.

Quello che propone continuamente nuove idee può essere invitato a esaminarne i rischi con il nero.

Il sistema può quindi favorire una distribuzione più equilibrata delle funzioni cognitive.


Limiti e criticità del metodo

I Sei Cappelli sono uno strumento interessante, ma non devono essere presentati come una teoria scientifica completa del funzionamento della mente.

È importante distinguere almeno tre livelli.

Primo livello: il modello di de Bono

È una metodologia pratica per organizzare il pensiero.

Secondo livello: la ricerca empirica

Esistono studi che hanno valutato il metodo in ambito educativo, creativo e di problem solving, con risultati interessanti ma non uniformi.

Terzo livello: l’interpretazione divulgativa

Molti materiali commerciali presentano i Sei Cappelli come una tecnica universalmente efficace.

Questa affermazione sarebbe eccessiva.

La letteratura scientifica mostra risultati favorevoli in determinati contesti, ma l’efficacia dipende da popolazione, compito, modalità di applicazione e confronto sperimentale.

Una revisione recente sulla formazione della creatività in contesti organizzativi sottolinea inoltre che i Sei Cappelli sono relativamente meno studiati rispetto ad alcuni altri programmi di creatività. (DOI)

Quindi è più corretto parlare di strumento strutturato di pensiero che di metodo scientificamente definitivo per migliorare ogni forma di ragionamento.


I Sei Cappelli e il pensiero laterale

I Sei Cappelli non sono sinonimo di pensiero laterale.

Sono due concetti distinti all’interno dell’opera di de Bono.

Il pensiero laterale riguarda soprattutto la generazione di nuove configurazioni, alternative e modi di guardare un problema.

Il pensiero con i Sei Cappelli riguarda invece l’organizzazione intenzionale delle diverse modalità di pensiero.

Il verde è quello più direttamente collegato alla creatività e al pensiero laterale, ma il sistema complessivo comprende anche informazione, emozione, valutazione, cautela e controllo.

Per questo il modello può essere visto come una struttura più ampia.


Una possibile lettura filosofica

Al di là dell’applicazione pratica, i Sei Cappelli propongono un’idea interessante sulla natura del pensiero.

Non dobbiamo necessariamente identificare il nostro pensiero con una singola posizione.

Possiamo osservare una questione da più punti di vista senza considerarli tutti contemporaneamente veri.

Posso pensare:

“Questa idea mi piace.”

e successivamente:

“Quali problemi presenta?”

senza essere incoerente.

Posso poi chiedermi:

“Quali vantaggi potrebbe avere?”

e successivamente:

“Quale alternativa non abbiamo ancora considerato?”

La contraddizione apparente scompare quando comprendiamo che non stiamo cambiando necessariamente opinione: stiamo cambiando modalità di analisi.


Una sintesi dei sei cappelli

BIANCO

Informazioni

Che cosa sappiamo?

Che cosa non sappiamo?


ROSSO

Emozioni e intuizioni

Che cosa sentiamo?

Qual è la nostra reazione immediata?


NERO

Cautela

Quali sono i rischi?

Che cosa potrebbe non funzionare?


GIALLO

Valore

Quali sono i vantaggi?

Perché potrebbe funzionare?


VERDE

Creatività

Quali alternative esistono?

Che cosa possiamo inventare?


BLU

Controllo

Qual è il problema?

Come organizziamo il pensiero?

Quale decisione prendiamo?


Una formula semplice per ricordarli

BIANCO → cosa sappiamo

ROSSO → cosa sentiamo

NERO → cosa può andare male

GIALLO → cosa può funzionare

VERDE → cos’altro possiamo inventare

BLU → come organizziamo tutto questo

Questa formula è probabilmente il modo più semplice per introdurre il metodo a una persona che non lo conosce.


I Sei Cappelli per Pensare non insegnano semplicemente a “pensare meglio”.

Propongono qualcosa di più specifico:

insegnano a cambiare deliberatamente il modo in cui stiamo pensando.

Il valore del metodo non consiste nell’aver trovato sei categorie definitive della mente umana.

Il valore consiste nell’aver creato una metafora operativa estremamente semplice attraverso la quale possiamo separare temporaneamente funzioni che normalmente si sovrappongono.

Il bianco raccoglie.

Il rosso registra.

Il nero verifica.

Il giallo valorizza.

Il verde inventa.

Il blu organizza.

La vera utilità emerge quando queste funzioni vengono utilizzate in sequenza e non come identità personali.

In una discussione complessa, infatti, il problema non è necessariamente che le persone pensino troppo poco.

Talvolta pensano tutte contemporaneamente nella stessa direzione.

Una persona vede il rischio.

Un’altra vede l’opportunità.

Una terza vede i dati.

Una quarta prova paura.

Una quinta genera nuove idee.

Il conflitto nasce perché tutte queste modalità cercano di imporsi nello stesso momento.

Il principio dei Sei Cappelli consiste allora nel dire:

adesso guardiamo tutti dalla stessa direzione.

Poi cambiamo direzione.

E poi ancora.

Il risultato non è necessariamente una risposta “giusta”, ma un processo decisionale nel quale è più difficile che una singola prospettiva occupi tutto lo spazio.

In questo senso, il cappello più importante potrebbe essere proprio quello blu: quello che ci ricorda che, prima ancora di chiederci che cosa pensare, possiamo chiederci come stiamo pensando.


BIBLIOGRAFIA

Testo fondamentale

De Bono, Edward. Six Thinking Hats. Toronto, Key Porter Books, 1985.

È il testo originario nel quale viene formalizzato il metodo. Il libro fu successivamente pubblicato da Viking, Penguin e altri editori in numerose edizioni. La prima edizione Penguin britannica risulta del 1987. (Obnb)

Altri testi di Edward de Bono

De Bono, Edward. Lateral Thinking: Creativity Step by Step. Harper & Row, 1970.

De Bono, Edward. Serious Creativity: Using the Power of Lateral Thinking to Create New Ideas. HarperBusiness, 1992.

De Bono, Edward. Parallel Thinking: From Socratic Thinking to “De Bono” Thinking. Penguin, 1994.

De Bono, Edward. Teach Yourself to Think. Penguin, 1995.

De Bono, Edward. How to Have a Beautiful Mind. Random House, 2004.

L’elenco delle opere di de Bono comprende oltre sessanta libri dedicati al pensiero, alla creatività e ai metodi per migliorare i processi cognitivi. (deBono)


BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

Kivunja, C. (2015). “Using De Bono’s Six Thinking Hats Model to Teach Critical Thinking and Problem Solving Skills Essential for Success in the 21st Century Economy.” Creative Education, 6(3), 380–391. DOI: 10.4236/ce.2015.63037. (SCIRP)

Göçmen, Ö., & Coşkun, H. (2019). “The Effects of the Six Thinking Hats and Speed on Creativity in Brainstorming.” Thinking Skills and Creativity, 31, 284–295. Lo studio ha esaminato sperimentalmente l’influenza del metodo e della velocità di produzione delle idee sulla creatività. (ScienceDirect)

Vernon, D., & Hocking, I. (2014). “Thinking Hats and Good Men: Structured Techniques in a Problem Construction Task.” Thinking Skills and Creativity, 14, 41–46. Lo studio ha confrontato diverse tecniche strutturate nella costruzione di problemi e ha osservato un effetto particolarmente interessante dei Sei Cappelli sull’originalità. (ScienceDirect)

Payette, P., & Barnes, B. (2017). “Teaching for Critical Thinking: Edward de Bono’s Six Thinking Hats.” The National Teaching & Learning Forum, 26, 8–10. DOI: 10.1002/ntlf.30110. (Wiley Online Library)

Li et al. (2021). “The shifting patterns based on six thinking hats and its relationship with design creativity.” Thinking Skills and Creativity, 42, 100946. DOI: 10.1016/j.tsc.2021.100946. Lo studio ha esaminato le modalità con cui i partecipanti passano da un cappello all’altro e la relazione tra tali sequenze e la creatività progettuale. (ScienceDirect)

McKay et al. (2024). “A meta-analysis of creativity training in organizational settings.” Creativity and Innovation Management. Il lavoro colloca i Sei Cappelli nel panorama più ampio della formazione alla creatività e sottolinea che il metodo è meno studiato di alcuni altri programmi di creatività organizzativa. (DOI)


SITOGRAFIA

Edward de Bono — sito ufficiale

Il sito ufficiale di Edward de Bono presenta le sue opere e colloca Six Thinking Hats all’interno della più ampia produzione dedicata al miglioramento del pensiero.
Edward de Bono — Books

British National Bibliography

Scheda bibliografica dell’edizione Penguin del 1987, con indicazione della prima pubblicazione del 1985.
British National Bibliography — Six Thinking Hats

Scientific literature

Kivunja (2015) — articolo completo e riferimenti bibliografici.
Creative Education — Kivunja 2015

Wiley

Payette & Barnes (2017) — applicazione dei Sei Cappelli all’insegnamento del pensiero critico.
Wiley — Teaching for Critical Thinking


VIDEOGRAFIA

YouTube

1. An introduction to the Six Thinking Hats — Optima Training

Video introduttivo che presenta rapidamente i sei cappelli, il loro significato e una possibile applicazione nel lavoro di gruppo. Il video include anche una sequenza temporale che permette di individuare separatamente i vari cappelli. (YouTube)

Guarda su YouTube — An introduction to the Six Thinking Hats

2. The 6 Thinking Hats — Creative Thinking by De Bono

Video introduttivo dedicato al modello di de Bono, con una presentazione sintetica dei sei colori e delle relative funzioni. (YouTube)

Guarda su YouTube — The 6 Thinking Hats


VIMEO

1. Six Thinking Hats — Trainer Bubble

Video dedicato al modello dei Sei Cappelli e al principio di dirigere l’attenzione verso una modalità di pensiero alla volta. (Vimeo)

Guarda su Vimeo — Six Thinking Hats / Trainer Bubble

2. Six Thinking Hats — Optima Training

Versione Vimeo del materiale introduttivo di Optima Training. (Vimeo)

Guarda su Vimeo — Six Thinking Hats / Optima Training

3. Six Thinking Hats — Waldo Publishers

Ulteriore materiale video dedicato al metodo di Edward de Bono. (Vimeo)

Guarda su Vimeo — Six Thinking Hats / Waldo Publishers


SCHEDA RAPIDA

Autore: Edward de Bono
Titolo originale: Six Thinking Hats
Titolo italiano: I sei cappelli per pensare
Prima pubblicazione: 1985
Area: creatività, problem solving, decision making, metacognizione
Metodo: pensiero parallelo
Numero di modalità: sei

ColoreFunzioneDomanda principale
⚪ BiancoInformazioniChe cosa sappiamo?
🔴 RossoEmozioniChe cosa sentiamo?
⚫ NeroCautelaChe cosa potrebbe andare male?
🟡 GialloValoreChe cosa potrebbe funzionare?
🟢 VerdeCreativitàQuali alternative esistono?
🔵 BluControlloCome organizziamo il pensiero?

Formula essenziale:

BIANCO → INFORMARE
ROSSO → SENTIRE
NERO → VERIFICARE
GIALLO → VALORIZZARE
VERDE → CREARE
BLU → ORGANIZZARE

L’articolo è costruito distinguendo il metodo originale di de Bono dalla letteratura che ne ha valutato l’utilizzo: è una distinzione importante se vuoi pubblicarlo in un contesto professionale o formativo, perché evita di presentare i Sei Cappelli come una teoria psicologica o una tecnica clinica validata in senso generale. (PubMed)

====

Ti propongo uno strumento operativo vero e proprio, non un semplice riassunto: una sorta di manuale di lavoro parallelo al libro, da poter stampare, usare individualmente o in gruppo e, volendo, trasformare in un quaderno di esercizi.

L’ho costruito rispettando il principio centrale del metodo originale: i cappelli sono modalità di pensiero, non tipi di personalità; nel lavoro di gruppo, tutti dovrebbero concentrarsi sullo stesso cappello nello stesso momento. (De Bono Group)

I SEI CAPPELLI PER PENSARE

STRUMENTO OPERATIVO

Guida pratica alla lettura, all’apprendimento e all’utilizzo del metodo di Edward de Bono


INTRODUZIONE

Questo strumento nasce con un obiettivo preciso:

non sostituire il libro di Edward de Bono, ma trasformare la lettura di I sei cappelli per pensare in pratica.

Leggere il metodo permette di comprenderne i principi.

Utilizzarlo permette di impararlo.

La differenza è importante.

I Sei Cappelli non sono principalmente una teoria da memorizzare. Sono un linguaggio operativo attraverso il quale è possibile dirigere deliberatamente l’attenzione verso differenti modalità di pensiero.

Il metodo distingue sei funzioni:

BIANCO — informazioni

ROSSO — emozioni e intuizioni

NERO — cautela e valutazione

GIALLO — valori e benefici

VERDE — creatività e alternative

BLU — organizzazione del pensiero

L’organizzazione ufficiale de Bono descrive il metodo come un processo di Parallel Thinking, nel quale le diverse funzioni del pensiero vengono separate e utilizzate intenzionalmente. (De Bono Group)

Il principio fondamentale è quindi:

Non cercare di fare tutto contemporaneamente.

Prima raccogli.

Poi esplora.

Poi valuta.

Poi crea.

Poi organizza.

La sequenza può cambiare in base al problema.

Il punto fondamentale è mantenere distinta la funzione di ciascun cappello.


PARTE I

COME UTILIZZARE QUESTO STRUMENTO

Questo manuale può essere utilizzato in tre modi.

LIVELLO 1 — LETTURA ATTIVA

Leggere un capitolo del libro e compilare le schede relative.

Obiettivo:

capire il concetto.


LIVELLO 2 — ESERCIZIO

Applicare il cappello a un problema concreto.

Obiettivo:

imparare la modalità di pensiero.


LIVELLO 3 — SESSIONE COMPLETA

Utilizzare una sequenza di cappelli per affrontare una decisione, un problema o un progetto.

Obiettivo:

trasformare il metodo in una competenza.


REGOLA ZERO

Prima di iniziare una sessione, formulare il problema.

Non:

“Dobbiamo parlare del progetto.”

Ma:

“Dobbiamo decidere se avviare il progetto entro il 30 settembre.”

Non:

“Come possiamo migliorare il corso?”

Ma:

“Quali modifiche possiamo introdurre nel corso per aumentare il valore percepito dagli studenti senza aumentare i costi?”

Una buona domanda produce un pensiero migliore.


SCHEDA 00 — DEFINIZIONE DEL PROBLEMA

Titolo del problema


Data


Chi partecipa


Problema in una frase



Decisione che dobbiamo prendere


Entro quando?


Perché è importante?



Quale risultato vorremmo ottenere?



Che cosa NON stiamo cercando di decidere?




PARTE II

I SEI CAPPELLI


1. CAPPELLO BIANCO

INFORMAZIONI

FUNZIONE

Il bianco riguarda ciò che sappiamo, ciò che non sappiamo e le informazioni che occorre acquisire.

Il sito ufficiale de Bono lo definisce come il cappello dell’informazione: quali informazioni abbiamo, quali ci servono e dove trovarle. (deBono)

Il bianco non deve decidere.

Il bianco raccoglie.


DOMANDE DEL BIANCO

Che cosa sappiamo?




Quali dati sono verificati?



Quali sono soltanto ipotesi?



Quali informazioni ci mancano?



Dove possiamo trovarle?



Quali informazioni potrebbero modificare la decisione?




SCHEDA BIANCA

INFORMAZIONEFONTECERTA?DA VERIFICARE

ESERCIZIO BIANCO

Prendi una convinzione personale.

Scrivi:

“Io penso che…”


Ora separa:

FATTO


INTERPRETAZIONE


IPOTESI


INFORMAZIONE MANCANTE


COME POTREI VERIFICARLA?



ERRORE DA EVITARE

Non trasformare il bianco in un cappello grigio.

Frasi come:

“Secondo me…”

“Probabilmente…”

“È evidente che…”

non sono necessariamente informazioni.

Sono interpretazioni o ipotesi.

Il bianco chiede:

“Come lo sappiamo?”


2. CAPPELLO ROSSO

EMOZIONI, INTUIZIONI E REAZIONI

Il rosso permette di esprimere sentimenti, intuizioni e reazioni senza doverli necessariamente giustificare. Questa è una caratteristica specifica del metodo: l’emozione non deve essere mascherata da una falsa argomentazione razionale. (deBono)


DOMANDE DEL ROSSO

Che cosa sento?


Qual è la mia prima reazione?


Mi piace?


Non mi piace?


Che cosa mi preoccupa?


Che cosa mi entusiasma?


Qual è la mia intuizione?


Se dovessi rispondere senza spiegare, direi:



SCALA DELLA REAZIONE

Da 0 a 10:

Quanto mi convince?

0 — 1 — 2 — 3 — 4 — 5 — 6 — 7 — 8 — 9 — 10

Quanto mi preoccupa?

0 — 1 — 2 — 3 — 4 — 5 — 6 — 7 — 8 — 9 — 10

Quanto mi interessa?

0 — 1 — 2 — 3 — 4 — 5 — 6 — 7 — 8 — 9 — 10


ESERCIZIO ROSSO

Completa senza spiegare:

La mia prima reazione è…


Quello che mi piace è…


Quello che non mi piace è…


La mia intuizione mi dice…


La mia paura principale è…



REGOLA DEL ROSSO

Non trasformare immediatamente:

“Non mi convince.”

in:

“Non funzionerà perché…”

La seconda frase appartiene già alla valutazione.

Prima:

che cosa sento?

Poi:

perché?


3. CAPPELLO NERO

CAUTELA, RISCHI E PROBLEMI

Il nero cerca ciò che potrebbe non funzionare.

È il cappello della cautela, delle difficoltà, dei rischi e dei punti deboli. Il metodo ufficiale sottolinea che è essenziale ma può essere facilmente utilizzato troppo. (De Bono Group)

Il nero non significa:

“dimostrare che l’idea è stupida.”

Significa:

“individuare ciò che dobbiamo correggere o proteggere.”


DOMANDE DEL NERO

Che cosa potrebbe andare storto?


Qual è il rischio maggiore?


Quale ipotesi potrebbe essere falsa?


Quali costi potremmo sottovalutare?


Quali conseguenze indesiderate potrebbero emergere?


Quale parte del progetto è più fragile?


Che cosa potrebbe impedire il successo?


Quale problema stiamo ignorando?



MATRICE DEL RISCHIO

PROBLEMAPROBABILITÀIMPATTOPREVENZIONE

ESERCIZIO NERO

Per ogni idea scrivi:

Perché potrebbe funzionare?


Perché potrebbe fallire?


Che cosa possiamo fare per ridurre il rischio?



REGOLA DEL NERO

Un buon intervento nero dovrebbe idealmente essere seguito dalla domanda:

“Come possiamo affrontare questo problema?”

Il nero non dovrebbe avere come obiettivo la distruzione dell’idea.

Dovrebbe rendere l’idea più robusta.


4. CAPPELLO GIALLO

VALORE, BENEFICI E OPPORTUNITÀ

Il giallo ricerca il valore.

Non significa semplicemente essere ottimisti.

La domanda è:

“Quale valore può esserci?”

Il metodo ufficiale associa il giallo ai benefici, al valore e agli aspetti positivi. (De Bono Group)


DOMANDE DEL GIALLO

Quali sono i vantaggi?


Perché potrebbe funzionare?


Quale valore produce?


Chi ne beneficia?


Quale opportunità contiene?


Quale problema potrebbe risolvere?


Quale risultato positivo potrebbe produrre?


Che cosa diventerebbe possibile se funzionasse?



ESERCIZIO GIALLO

Prendi una proposta.

Scrivi almeno:

3 vantaggi

3 opportunità

1 valore fondamentale



GIALLO + NERO

Una delle esercitazioni più importanti consiste nell’alternare:

GIALLO → NERO

e non:

GIALLO contro NERO

Giallo

Perché funziona?


Nero

Perché potrebbe non funzionare?


Giallo

Come possiamo aumentare il beneficio?


Nero

Quale rischio rimane?


Giallo

Come possiamo trasformare quel rischio in un’opportunità?



5. CAPPELLO VERDE

CREATIVITÀ, ALTERNATIVE E POSSIBILITÀ

Il verde è il cappello della generazione.

Non deve essere utilizzato per dimostrare che una soluzione è buona.

Deve produrre possibilità.

Il metodo ufficiale lo associa a nuove idee, alternative, possibilità e nuovi concetti. (deBono)


DOMANDE DEL VERDE

Quale altra soluzione esiste?


Possiamo fare il contrario?


Possiamo eliminare qualcosa?


Possiamo combinare due idee?


Possiamo semplificare?


Possiamo fare qualcosa di completamente diverso?


Che cosa succederebbe se non avessimo questo limite?


Quale soluzione sembrerebbe assurda?


Come farebbe qualcun altro?



REGOLA DELLE 10 IDEE

Per una singola domanda:

non fermarti alla prima risposta.

Produci:


ESERCIZIO “E SE?”

Completa almeno dieci volte:

E se facessimo il contrario?


E se eliminassimo ______?


E se raddoppiassimo ______?


E se dimezzassimo ______?


E se avessimo metà del tempo?


E se avessimo il doppio delle risorse?


E se non potessimo utilizzare ______?


E se dovessimo risolvere il problema domani?


E se dovessimo farlo senza soldi?


E se dovessimo spiegarlo a un bambino?



6. CAPPELLO BLU

CONTROLLO DEL PROCESSO

Il blu è il cappello che organizza il pensiero.

Definisce:

  • obiettivo;
  • agenda;
  • sequenza;
  • tempi;
  • sintesi;
  • conclusioni;
  • prossime azioni.

Il materiale ufficiale definisce il blu come il cappello che gestisce il processo di pensiero. (deBono)


DOMANDE DEL BLU

Qual è il problema?


Qual è il nostro obiettivo?


Quale cappello dobbiamo utilizzare?


Per quanto tempo?


Stiamo rimanendo nella funzione del cappello?


Che cosa abbiamo scoperto?


Quali questioni rimangono aperte?


Qual è la decisione?


Qual è il prossimo passo?



PARTE III

LA SCHEDA OPERATIVA COMPLETA

Questa è la scheda principale.

Può essere stampata e utilizzata per ogni problema.


SESSIONE SEI CAPPELLI

1 — BLU

DEFINIZIONE

Problema:


Obiettivo:


Decisione da prendere:


Tempo disponibile:


Sequenza scelta:



2 — BIANCO

COSA SAPPIAMO?




COSA NON SAPPIAMO?




DATI DA VERIFICARE




3 — ROSSO

COSA SENTIAMO?




INTUIZIONI




4 — GIALLO

QUAL È IL VALORE?




OPPORTUNITÀ




5 — NERO

QUALI SONO I RISCHI?




COME POSSIAMO RIDURLI?




6 — VERDE

QUALI ALTERNATIVE ABBIAMO?




NUOVE IDEE






7 — BLU

SINTESI

Che cosa abbiamo imparato?



Qual è l’idea migliore?


Quali dubbi rimangono?


Quali informazioni mancano?


Quale decisione prendiamo?


Qual è la prima azione?


Chi la realizza?


Entro quando?



SEQUENZE PRONTE ALL’USO

Non esiste una sola sequenza obbligatoria. Il principio ufficiale prevede che i cappelli possano essere organizzati in sequenze differenti in funzione dello scopo. (deBono)

Le sequenze seguenti sono quindi schemi operativi, non formule rigide.


SEQUENZA A

DECISIONE

Blu → Bianco → Rosso → Giallo → Nero → Verde → Blu

Utilizzare quando:

Devi decidere tra diverse possibilità.

Obiettivo:

Arrivare a una decisione ragionata senza ignorare né dati, né emozioni, né rischi, né alternative.


SEQUENZA B

PROBLEMA

Blu → Bianco → Verde → Nero → Verde → Blu

Utilizzare quando:

Hai un problema ma non hai ancora una soluzione.

Il primo verde genera possibilità.

Il nero individua le difficoltà.

Il secondo verde cerca modifiche e soluzioni ai problemi individuati.


SEQUENZA C

NUOVE IDEE

Blu → Bianco → Verde → Giallo → Nero → Blu

Utilizzare quando:

Devi sviluppare un progetto.


SEQUENZA D

VALUTAZIONE DI UN’IDEA

Blu → Bianco → Giallo → Nero → Rosso → Blu

Domanda:

“Questa idea merita di essere sviluppata?”


SEQUENZA E

CONFRONTO TRA DUE ALTERNATIVE

Blu → Bianco → Giallo → Nero → Rosso → Blu

Ripetere la valutazione per entrambe le alternative.


SEQUENZA F

RIUNIONE RAPIDA

Blu → Bianco → Verde → Blu

Durata indicativa:

15–25 minuti.

Obiettivo:

Definire il problema, raccogliere informazioni, generare alternative e decidere il passo successivo.


SEQUENZA G

STRATEGIA

Blu → Bianco → Giallo → Nero → Verde → Blu

Domanda:

“Dove vogliamo andare e come possiamo arrivarci?”


SEQUENZA H

PROGETTO GIÀ ESISTENTE

Blu → Bianco → Giallo → Nero → Verde → Rosso → Blu

Obiettivo:

Analizzare ciò che esiste, capire cosa funziona, individuare problemi, generare miglioramenti e verificare la reazione complessiva.


PARTE V

TIMER

Il tempo è importante perché impedisce a una modalità di pensiero di occupare tutta la sessione.


SESSIONE DA 15 MINUTI

Blu — 2 minuti

Problema e obiettivo.

Bianco — 3 minuti

Informazioni.

Verde — 4 minuti

Alternative.

Giallo — 2 minuti

Valore.

Nero — 2 minuti

Rischi.

Blu — 2 minuti

Decisione.


SESSIONE DA 30 MINUTI

Blu — 3 min

Bianco — 5 min

Verde — 7 min

Giallo — 4 min

Nero — 5 min

Rosso — 2 min

Blu — 4 min


SESSIONE DA 60 MINUTI

Blu — 5 min

Bianco — 10 min

Rosso — 5 min

Verde — 15 min

Giallo — 8 min

Nero — 10 min

Blu — 7 min


STRUMENTO PER IL LAVORO INDIVIDUALE

Una delle caratteristiche del metodo è che può essere utilizzato anche individualmente. (deBono)

Quando lavori da solo, il rischio maggiore è confondere rapidamente i cappelli.

Per evitarlo:

scrivi il colore in alto alla pagina.

Durante il bianco:

non valutare.

Durante il verde:

non censurare.

Durante il nero:

non creare nuove idee.

Durante il rosso:

non cercare immediatamente una giustificazione.

Durante il blu:

organizza.


DIARIO DEL PENSIERO

DATA


PROBLEMA


CAPPELLO UTILIZZATO


CHE COSA HO SCOPERTO?


CHE COSA È CAMBIATO?


QUALE CAPPELLO HO UTILIZZATO MALE?


QUALE CAPPELLO HO EVITATO?


QUALE PROSPETTIVA MI È RISULTATA PIÙ DIFFICILE?


QUALE PROSPETTIVA MI È RISULTATA PIÙ FACILE?



ALLENAMENTO PROGRESSIVO

Non è necessario imparare immediatamente tutte le funzioni.

Si può costruire una progressione.


LIVELLO 1

RICONOSCERE

Obiettivo:

riconoscere quale modalità di pensiero stai utilizzando.

Durante una discussione chiediti:

Sto raccogliendo dati?

Sto esprimendo un sentimento?

Sto cercando un rischio?

Sto cercando un beneficio?

Sto generando un’alternativa?

Sto organizzando il processo?


LIVELLO 2

SEPARARE

Prendi un problema e dedica:

5 minuti al bianco.

5 minuti al rosso.

5 minuti al nero.

5 minuti al giallo.

5 minuti al verde.

5 minuti al blu.

Non mescolare le funzioni.


LIVELLO 3

CAMBIARE

Scegli deliberatamente una modalità che utilizzi poco.

Se sei abituato a criticare:

usa il verde.

Se generi molte idee:

usa il nero.

Se decidi soprattutto sulla base dell’intuizione:

usa il bianco.

Se ti perdi nei dettagli:

usa il blu.


LIVELLO 4

SEQUENZIARE

Comincia a costruire sequenze.

Esempio:

Blu → Bianco → Verde → Nero → Verde → Blu


LIVELLO 5

FACILITARE

Impara a condurre una sessione per altre persone.


STRUMENTO PER GRUPPI

Nel lavoro di gruppo esiste una regola fondamentale:

tutti utilizzano lo stesso cappello nello stesso momento.

Questo è uno degli aspetti esplicitamente sottolineati dal materiale ufficiale de Bono. (deBono)

Non:

Marco = nero

Luca = giallo

Anna = rosso

Tutti insieme:

NERO

Poi:

GIALLO

Poi:

VERDE

Questo evita che la discussione diventi una gara tra ruoli personali.


RUOLO DEL FACILITATORE

Il facilitatore:

  1. definisce il problema;
  2. stabilisce la sequenza;
  3. indica il cappello;
  4. controlla il tempo;
  5. riporta il gruppo al cappello corrente;
  6. raccoglie le idee;
  7. sintetizza;
  8. conduce alla decisione.

FRASE DEL FACILITATORE

Quando qualcuno esce dal cappello:

“È un punto interessante. Lo teniamo per il cappello appropriato.”

Non:

“Stai sbagliando.”


ESEMPIO

Il gruppo sta utilizzando il giallo.

Una persona dice:

“Secondo me questa soluzione è troppo costosa.”

Il facilitatore:

“Questo è un punto importante per il nero. Adesso restiamo sul giallo: quale valore potrebbe avere questa soluzione?”

Il contenuto non viene perso.

Viene semplicemente spostato nella categoria appropriata.


SCHEDA DEL FACILITATORE

PROBLEMA


OBIETTIVO


PARTECIPANTI


DURATA


SEQUENZA



CAPPELLO 1


Tempo: _______

Punti principali:



CAPPELLO 2


Tempo: _______

Punti principali:



CAPPELLO 3


Tempo: _______

Punti principali:



CAPPELLO 4


Tempo: _______

Punti principali:



CAPPELLO 5


Tempo: _______

Punti principali:



CAPPELLO 6


Tempo: _______

Punti principali:



PARTE IX

REGISTRO DELLE IDEE

Durante la sessione non perdere le idee che appartengono a un altro cappello.

Utilizza una:

“PARCHEGGIO”

IDEA DA RIPRENDERECAPPELLOPRIORITÀ

Esempio:

Durante il giallo qualcuno propone un rischio.

Non si discute immediatamente.

Si annota:

“Rischio → nero.”

E si continua con il giallo.


DISTINGUERE FATTO, OPINIONE, INTUIZIONE E IPOTESI

Uno degli esercizi più utili per imparare il metodo consiste nel prendere una frase e classificarla.

Frase:

“Questo progetto funzionerà.”

Che cosa è?

Fatto?

No, salvo che sia sostenuto da dati appropriati.

Opinione?

Possibile.

Previsione?

Sì.

Intuizione?

Possibile.

Ipotesi?

Sì.


ESERCIZIO

Prendi cinque frasi.

1.


Categoria:


2.


Categoria:


3.


Categoria:


4.


Categoria:


5.


Categoria:



TEST DI AUTOOSSERVAZIONE

Questo test non misura la “personalità”.

Serve a individuare le modalità di pensiero che utilizzi più spontaneamente.

Per ogni frase assegna:

0 = quasi mai

1 = qualche volta

2 = spesso

3 = quasi sempre


BIANCO

Cerco dati prima di prendere una posizione.

0 — 1 — 2 — 3

Distinguo fatti e interpretazioni.

0 — 1 — 2 — 3

Cerco informazioni mancanti.

0 — 1 — 2 — 3


ROSSO

Riconosco la mia reazione emotiva.

0 — 1 — 2 — 3

Riesco a dire “non mi convince” senza costruire immediatamente una giustificazione.

0 — 1 — 2 — 3

Considero l’intuizione come un’informazione da esplorare.

0 — 1 — 2 — 3


NERO

Individuo i rischi.

0 — 1 — 2 — 3

Controllo le conseguenze.

0 — 1 — 2 — 3

Cerco ciò che potrebbe non funzionare.

0 — 1 — 2 — 3


GIALLO

Cerco il valore.

0 — 1 — 2 — 3

Individuo opportunità.

0 — 1 — 2 — 3

Cerco ragioni per cui una soluzione potrebbe funzionare.

0 — 1 — 2 — 3


VERDE

Produco alternative.

0 — 1 — 2 — 3

Metto in discussione il modo abituale di affrontare un problema.

0 — 1 — 2 — 3

Cerco soluzioni diverse dalla prima.

0 — 1 — 2 — 3


BLU

Definisco il problema.

0 — 1 — 2 — 3

Organizzo il processo.

0 — 1 — 2 — 3

Sintetizzo le conclusioni.

0 — 1 — 2 — 3


INTERPRETAZIONE

Non utilizzare il punteggio per dire:

“Sono una persona nera.”

oppure:

“Sono una persona verde.”

Questo sarebbe contrario al principio del metodo.

Il risultato serve invece a chiedersi:

quali funzioni utilizzo spontaneamente?

e:

quali devo allenare maggiormente?

Il metodo non classifica le persone in tipi. Il suo scopo è favorire l’accesso a modalità differenti di pensiero. (Six-Thinking-Hats)


ESERCIZIO DEL CAMBIO DI PROSPETTIVA

Scegli una tua opinione forte.

OPINIONE


Ora affrontala con il bianco:

Quali dati la sostengono?


Quali dati non la sostengono?



ROSSO

Perché mi coinvolge?



NERO

Qual è il punto più debole della mia posizione?



GIALLO

Quale valore contiene?



VERDE

Quale alternativa non ho considerato?



BLU

Che cosa è cambiato nella mia comprensione?



ESERCIZIO “DIFENDI E CRITICA”

Scegli un’idea.

IDEA


GIALLO

Difendila.

Trova almeno cinque ragioni per cui potrebbe funzionare.


NERO

Criticala.

Trova almeno cinque problemi.


VERDE

Modificala.

Come puoi migliorarla?




BLU

Qual è la nuova versione?



ESERCIZIO “UNA STESSA QUESTIONE, SEI VISIONI”

Domanda

“Dovremmo cambiare ______?”


BIANCO

Che cosa sappiamo?



ROSSO

Che cosa sentiamo?



NERO

Quali problemi esistono?



GIALLO

Quali vantaggi esistono?



VERDE

Quali alternative esistono?



BLU

Che cosa decidiamo?



SCHEMA VISIVO RAPIDO

Quando non sai quale cappello utilizzare, chiediti:

STO CERCANDO…

DATI?

→ BIANCO

EMOZIONI?

→ ROSSO

RISCHI?

→ NERO

BENEFICI?

→ GIALLO

IDEE?

→ VERDE

DIREZIONE?

→ BLU


LE SEI DOMANDE FONDAMENTALI

⚪ BIANCO

Che cosa sappiamo?

🔴 ROSSO

Che cosa sentiamo?

⚫ NERO

Che cosa potrebbe andare male?

🟡 GIALLO

Che cosa potrebbe funzionare?

🟢 VERDE

Che cos’altro possiamo fare?

🔵 BLU

Come organizziamo il pensiero?


STRUMENTO PER DECISIONI DIFFICILI

Quando devi prendere una decisione importante, non partire dalla domanda:

“Che cosa devo fare?”

Parti da:

1. Qual è la decisione?


2. Quali informazioni possiedo?


3. Quali informazioni mancano?


4. Che cosa sento?


5. Quali vantaggi esistono?


6. Quali rischi esistono?


7. Quali alternative esistono?


8. Che cosa devo decidere?


9. Qual è il primo passo?



MATRICE DECISIONALE

CRITERIOOPZIONE AOPZIONE BOPZIONE C
Valore
Rischio
Costi
Fattibilità
Opportunità
Reazione
Informazioni disponibili

Questa tabella non sostituisce i cappelli.

Serve a riorganizzare il risultato dopo la sessione.


STRUMENTO PER PROBLEM SOLVING

FASE 1

DEFINIRE

Blu

Qual è il problema?



FASE 2

OSSERVARE

Bianco

Quali sono i fatti?



FASE 3

GENERARE

Verde

Quali soluzioni esistono?



FASE 4

VALUTARE

Giallo

Quale soluzione presenta il maggior valore?


Nero

Quali problemi presenta?



FASE 5

RIELABORARE

Verde

Come possiamo migliorare la soluzione?



FASE 6

DECIDERE

Blu

Quale soluzione scegliamo?



STRUMENTO PER CREATIVITÀ

Quando il problema è:

“Non abbiamo idee.”

non utilizzare immediatamente il nero.

Utilizza:

BLU → BIANCO → VERDE → VERDE → GIALLO → NERO → VERDE → BLU


VERDE 1

Genera idee.





VERDE 2

Modifica le idee.





GIALLO

Quali idee hanno valore?



NERO

Quali idee hanno problemi?



VERDE 3

Come correggere i problemi?



BLU

Quale idea sviluppiamo?



STRUMENTO PER UNA RIUNIONE

PRIMA DELLA RIUNIONE

Problema


Obiettivo


Decisione richiesta


Informazioni necessarie


Tempo disponibile


Sequenza



DURANTE

BLU


BIANCO


VERDE


GIALLO


NERO


ROSSO


BLU



DOPO

Decisione


Azione 1


Responsabile


Scadenza


Azione 2


Responsabile


Scadenza



CONTROLLO DELLA QUALITÀ DELLA SESSIONE

Al termine assegna:

0 = no

1 = parzialmente

2 = sì


Il problema era definito?

0 — 1 — 2

Abbiamo separato i dati dalle opinioni?

0 — 1 — 2

Abbiamo lasciato spazio alle emozioni?

0 — 1 — 2

Abbiamo cercato i rischi?

0 — 1 — 2

Abbiamo cercato i benefici?

0 — 1 — 2

Abbiamo generato alternative?

0 — 1 — 2

Abbiamo rispettato il cappello corrente?

0 — 1 — 2

Abbiamo evitato di trasformare i cappelli in ruoli personali?

0 — 1 — 2

Abbiamo concluso con una decisione o un prossimo passo?

0 — 1 — 2


RISULTATO

Punteggio massimo: 18

15–18

Processo molto ben strutturato.

11–14

Buona applicazione, con alcuni punti da migliorare.

7–10

Il metodo è stato utilizzato parzialmente.

0–6

Probabilmente la discussione è tornata rapidamente alla modalità abituale.

Il punteggio non misura la qualità della decisione.

Misura soltanto quanto è stata rispettata la struttura del processo.


ERRORI FREQUENTI

ERRORE 1

“Io sono il cappello nero.”

NO.

I cappelli non sono tipi di personalità.

Sono modalità temporanee di pensiero. (Six-Thinking-Hats)


ERRORE 2

Usare contemporaneamente cappelli diversi

Nel lavoro di gruppo:

tutti nello stesso cappello.


ERRORE 3

Usare il nero per bloccare

Il nero deve individuare problemi.

Non deve semplicemente dire:

“No.”


ERRORE 4

Usare il giallo come ottimismo ingenuo

Il giallo deve cercare valore, non fare finta che i problemi non esistano.


ERRORE 5

Usare il verde troppo presto per giudicare

Il verde deve generare.

La valutazione viene dopo.


ERRORE 6

Trasformare il rosso in una discussione

“Mi piace.”

è sufficiente come risposta rossa.

Non è obbligatorio dimostrarlo.


ERRORE 7

Usare il bianco per confermare una posizione

Il bianco deve cercare informazioni.

Non soltanto informazioni favorevoli alla propria opinione.


ERRORE 8

Dimenticare il blu

Senza blu la sessione può diventare semplicemente una raccolta disordinata di interventi.


REGOLA DELLA SEPARAZIONE

Quando sei in dubbio, utilizza questa formula:

“Questo appartiene a quale cappello?”

Esempio:

“Questa soluzione costa troppo.”

→ NERO

“Mi mette a disagio.”

→ ROSSO

“Potrebbe aumentare il numero dei clienti.”

→ GIALLO

“Potremmo farlo in modo completamente diverso.”

→ VERDE

“Il costo attuale è €3.500.”

→ BIANCO

“Abbiamo bisogno di altri cinque minuti per decidere.”

→ BLU


METODO DI STUDIO DEL LIBRO

Per utilizzare davvero il libro di de Bono, non leggere tutto passivamente.

Per ogni capitolo:

PASSO 1

Leggi.

PASSO 2

Sottolinea una sola idea fondamentale.

PASSO 3

Scrivila con parole tue.

PASSO 4

Individua il comportamento che dovrebbe cambiare.

PASSO 5

Costruisci un esercizio.

PASSO 6

Applica l’esercizio a un problema reale.

PASSO 7

Registra il risultato.


SCHEDA DI LETTURA

CAPITOLO


IDEA CENTRALE



CHE COSA PROPONE DE BONO?



QUALE ERRORE DI PENSIERO CERCA DI EVITARE?



QUALE ESERCIZIO POSSO FARE?



DOVE POSSO APPLICARLO?



CHE COSA È SUCCESSO QUANDO L’HO PROVATO?




PROGRAMMA DI 30 GIORNI

GIORNO 1

Impara i sei colori.

GIORNO 2

Esercizio bianco.

GIORNO 3

Esercizio rosso.

GIORNO 4

Esercizio nero.

GIORNO 5

Esercizio giallo.

GIORNO 6

Esercizio verde.

GIORNO 7

Esercizio blu.


GIORNO 8

Bianco + nero.

GIORNO 9

Giallo + nero.

GIORNO 10

Verde + nero.

GIORNO 11

Rosso + blu.

GIORNO 12

Bianco + verde.

GIORNO 13

Giallo + verde.

GIORNO 14

Blu + bianco.


GIORNO 15

Prima sessione completa.

GIORNO 16

Ripeti lo stesso problema.

GIORNO 17

Cambia sequenza.

GIORNO 18

Applica il metodo a una decisione.

GIORNO 19

Applica il metodo a un problema.

GIORNO 20

Applica il metodo a un progetto.


GIORNO 21

Conduci una sessione individuale di 30 minuti.

GIORNO 22

Conduci una sessione di 15 minuti.

GIORNO 23

Conduci una sessione con un’altra persona.

GIORNO 24

Utilizza soltanto tre cappelli.

GIORNO 25

Utilizza una sequenza lunga.

GIORNO 26

Ripeti una sessione fallita.

GIORNO 27

Confronta due decisioni.

GIORNO 28

Utilizza il metodo su un problema complesso.

GIORNO 29

Analizza il tuo modo abituale di pensare.

GIORNO 30

Costruisci la tua sequenza personale.


LA MIA SEQUENZA PERSONALE

Il problema che affronto più frequentemente è:


La sequenza che funziona meglio per me è:

__________________________________________

Perché?



Il cappello che tendo a utilizzare troppo è:


Il cappello che tendo a utilizzare troppo poco è:


La prossima volta voglio:



CARTE DEI SEI CAPPELLI

Queste sei schede possono essere stampate separatamente.


⚪ CARTA BIANCA

INFORMAZIONI

CERCA:

Fatti

Dati

Informazioni mancanti

Fonti

Numeri

Conoscenze disponibili

DOMANDA

Che cosa sappiamo?

NON FARE

Non decidere.

Non giudicare.

Non interpretare prematuramente.


🔴 CARTA ROSSA

EMOZIONI

CERCA:

Sentimenti

Reazioni

Intuizioni

Sensazioni

Preferenze

Timori

DOMANDA

Che cosa sentiamo?

NON FARE

Non trasformare immediatamente l’emozione in un’argomentazione.


⚫ CARTA NERA

CAUTELA

CERCA:

Rischi

Errori

Difficoltà

Conseguenze

Limiti

Punti deboli

DOMANDA

Che cosa potrebbe andare male?

NON FARE

Non criticare per il solo gusto di criticare.


🟡 CARTA GIALLA

VALORE

CERCA:

Benefici

Opportunità

Vantaggi

Valore

Possibilità

Utilità

DOMANDA

Perché potrebbe funzionare?

NON FARE

Non confondere positività con assenza di problemi.


🟢 CARTA VERDE

CREATIVITÀ

CERCA:

Idee

Alternative

Possibilità

Modifiche

Nuove combinazioni

Provocazioni

DOMANDA

Che cos’altro possiamo fare?

NON FARE

Non giudicare troppo presto.


🔵 CARTA BLU

CONTROLLO

CERCA:

Obiettivo

Sequenza

Tempo

Sintesi

Decisione

Azione

DOMANDA

Come dobbiamo organizzare il pensiero?

NON FARE

Non lasciare che la sessione perda il problema iniziale.


VERSIONE TASCABILE

Quando non puoi utilizzare le schede, ricorda:

DATI

Che cosa sappiamo?

SENTIMENTI

Che cosa sentiamo?

RISCHI

Che cosa potrebbe andare male?

VALORE

Che cosa potrebbe funzionare?

IDEE

Che cos’altro possiamo fare?

PROCESSO

Come organizziamo tutto questo?


PROTOCOLLO COMPLETO IN 10 PASSAGGI

Quando devi affrontare una questione importante:

1.

Definisci il problema.

2.

Definisci la decisione.

3.

Raccogli i dati.

4.

Raccogli le reazioni.

5.

Genera alternative.

6.

Cerca i benefici.

7.

Cerca i rischi.

8.

Modifica le alternative.

9.

Confronta le possibilità.

10.

Decidi e definisci l’azione.


PARTE XXIX

DOMANDE POTENTI

BIANCO

Quale dato cambierebbe la nostra decisione?

ROSSO

Qual è la nostra reazione prima di costruire una spiegazione?

NERO

Qual è il punto più fragile?

GIALLO

Dove si trova il valore?

VERDE

Quale possibilità non abbiamo ancora considerato?

BLU

Qual è il prossimo pensiero di cui abbiamo bisogno?


QUANDO IL METODO NON È SUFFICIENTE

I Sei Cappelli sono uno strumento per organizzare il pensiero.

Non sostituiscono:

  • conoscenze tecniche;
  • dati affidabili;
  • competenze professionali;
  • valutazioni specialistiche;
  • procedure di sicurezza;
  • analisi quantitative;
  • consulenze appropriate.

Il metodo può aiutare a formulare meglio le domande.

Non può trasformare informazioni false in informazioni vere.

Può aiutare a identificare un rischio.

Non può garantire che ogni rischio sia stato individuato.

Può generare alternative.

Non garantisce che l’alternativa scelta sia la migliore.

Questa distinzione è importante per utilizzare il metodo seriamente.


PRINCIPIO FINALE

Non chiederti:

“Quale cappello sono?”

Chiediti:

“Quale cappello mi serve adesso?”

È probabilmente la domanda più importante per utilizzare correttamente il metodo.

I Sei Cappelli non devono diventare una classificazione delle persone.

Devono diventare una possibilità di cambiare intenzionalmente prospettiva.

L’organizzazione ufficiale de Bono sottolinea proprio che il metodo non serve a categorizzare le persone: tutti sono chiamati a utilizzare le diverse modalità di pensiero. (Six-Thinking-Hats)


SCHEDA FINALE

IL PROBLEMA


LA DOMANDA


SEQUENZA



⚪ BIANCO

Sappiamo:


Manca:



🔴 ROSSO

Sentiamo:



🟡 GIALLO

Valore:



⚫ NERO

Rischi:



🟢 VERDE

Alternative:



🔵 BLU

Decisione:


Azione:


Responsabile:


Scadenza:



FORMULA CONCLUSIVA

PRIMA

Qual è il problema?

POI

Che cosa sappiamo?

Che cosa sentiamo?

Che cosa potrebbe funzionare?

Che cosa potrebbe andare male?

Che cos’altro possiamo fare?

INFINE

Che cosa abbiamo deciso?


MINI-MANUALE DA TENERE ACCANTO AL LIBRO

⚪ BIANCO

INFORMARE

🔴 ROSSO

SENTIRE

⚫ NERO

VERIFICARE

🟡 GIALLO

VALORIZZARE

🟢 VERDE

CREARE

🔵 BLU

ORGANIZZARE


NOTA SULL’UTILIZZO

Questo strumento è una rielaborazione originale a fini didattici e pratici dei principi generali del metodo dei Sei Cappelli. Non riproduce il testo del libro di Edward de Bono né sostituisce il materiale originale o la formazione autorizzata.

Per lo studio del metodo è opportuno utilizzare questo strumento insieme al testo originale Six Thinking Hats. La documentazione ufficiale descrive i Sei Cappelli come uno strumento per esplorare, sviluppare e implementare idee e come una modalità di pensiero parallelo applicabile sia individualmente sia in gruppo. (deBono)

RIFERIMENTI

Edward de Bono, Six Thinking Hats, 1985.

De Bono — Six Thinking Hats, materiale ufficiale:
de Bono — Six Thinking Hats

De Bono — Summary of the Six Thinking Hats:
Six Thinking Hats — Summary

De Bono Group — Six Thinking Hats:
De Bono Group — Six Thinking Hats

Six Thinking Hats — piattaforma ufficiale:
Six-Thinking-Hats.com


UNA FRASE DA RICORDARE

Non dobbiamo pensare tutti allo stesso modo.
Dobbiamo imparare a pensare nella stessa direzione quando serve.

Ed è questo il passaggio fondamentale:

dal pensiero come opinione al pensiero come strumento.


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