Minoru Akuzawa – Documentario Aunkai

11 Lug , 2026 - Novità

Minoru Akuzawa – Documentario Aunkai

Traduzione italiana


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Credo di avere avuto circa diciannove o vent’anni quando entrai a far parte di un’associazione cinese di 武術 (Bujutsu). Fu lì che appresi le basi: la postura, l’allineamento del corpo e ciò che veniva chiamato 基本練功 (Kihon Renkō), ossia l’allenamento fondamentale delle arti marziali cinesi.

Con il tempo, però, mi resi conto che non mi piaceva particolarmente praticare le 型 (Kata), le forme prestabilite.

Fu allora che sentii parlare di uno sport proveniente dalla Cina chiamato 散打 (Sǎndǎ).


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Il Sanda (散打) prevedeva combattimenti a contatto pieno con casco protettivo, comprendendo pugni, calci, colpi e proiezioni.

In quel periodo non avevo ancora esperienza nel combattimento.

Conobbi però una persona che aveva padroneggiato i sistemi di combattimento delle Forze di Autodifesa Giapponesi (自衛隊, Jieitai).

Da lui imparai pugni, calci e proiezioni.

Il nostro allenamento, tuttavia, era molto diverso da quello tradizionale di un 道場 (Dōjō).

Non seguivamo un programma prestabilito in cui tutti imparavano gli stessi fondamentali passo dopo passo.


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Piuttosto, sceglievamo alcuni aspetti specifici e ci concentravamo esclusivamente su quelli.

Invitavamo altre persone ad allenarsi con noi e, mentre praticavamo, lui correggeva continuamente il mio modo di muovermi.

Era una persona estremamente intelligente.

Il suo metodo di insegnamento era originale e molto più dettagliato rispetto all’allenamento convenzionale.

Non insegnava soltanto le tecniche, ma anche il modo corretto di utilizzare il corpo.

Questo approccio mi fu di enorme aiuto.


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Quel lavoro ebbe un impatto diretto anche nelle competizioni di Sanda (散打).

Penso che, quando si è giovani, sia positivo partecipare alle gare.

Si può vincere oppure perdere, ma in ogni caso si acquisisce esperienza.

Successivamente incontrai anche un insegnante di 古流 (Koryū), una scuola tradizionale giapponese, dal quale imparai moltissimo sia dal punto di vista tecnico sia per ciò che, anni dopo, sarebbe diventato il fondamento dell’阿吽会 (Aunkai).


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Questo maestro aveva appreso 体術 (Taijutsu) e 剣術 (Kenjutsu) nella propria scuola.

Ripensandoci oggi, mi rendo conto che non seguiva un programma didattico rigido composto da esercizi di base, kata, combattimento codificato e pratica libera.

Piuttosto, mi insegnava come funziona realmente il corpo umano.

Parlava di biomeccanica, di psicologia, di biologia, della postura e del modo corretto di stare in piedi.


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Mi diceva semplicemente:

«Vai a casa e pratica.»

Questo durò circa dieci mesi, forse un anno.

Può sembrare poco tempo, ma ancora oggi rappresenta l’essenza di ciò che insegno nell’Aunkai (阿吽会).

Successivamente, arrivato a una certa età, iniziai a chiedermi come poter portare la mia forza e la mia velocità a un livello superiore.


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Prima di compiere trent’anni decisi quindi di studiare con un insegnante esperto di

大東流合気柔術 (Daitō-ryū Aiki-jūjutsu).

Anche quell’esperienza fu estremamente importante.

Mi insegnò che la vera forza non dipende dalle forze esterne.

Mi mostrò come utilizzare ciò che potremmo definire una forza interna, invece di affidarmi semplicemente ai muscoli.

Ancora oggi quei principi fanno parte integrante dell’allenamento dell’Aunkai.


06:57

Ho inoltre appreso molto sul modo di utilizzare il corpo studiando con maestri di

  • 合気道 (Aikidō)
  • 大東流 (Daitō-ryū)
  • 合気 (Aiki)

In Giappone esiste l’espressione

阿吽の呼吸 (Aun no Kokyū),

che molti interpretano come un equivalente del concetto cinese di

陰陽 (In’yō / Yīnyáng)

o del

太極 (Taikyoku).

In realtà, il termine 阿吽 (Aun) deriva originariamente dal sanscrito e rappresenta l’inizio e la conclusione di ogni fenomeno.

Un ciclo continuo che non ha mai realmente fine.


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Nelle arti marziali vale lo stesso principio.

Ogni movimento possiede un inizio e una conclusione, ma ciò che li collega è una continuità che non dovrebbe mai interrompersi.

È proprio da questa idea che possono nascere modalità differenti di produrre movimento e forza.

Per questo motivo decisi di chiamare il mio metodo

阿吽会 (Aunkai).

Davanti ai santuari e ai templi giapponesi si trovano spesso due statue, come i

狛犬 (Komainu)

oppure i

金剛力士 (Kongō Rikishi), chiamati anche

仁王 (Niō).


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Queste figure occupano un posto molto profondo nella cultura e nella storia del Giappone.

Naturalmente possiedono anche un significato religioso e filosofico.

Proprio la ricchezza simbolica racchiusa nella parola

阿吽 (Aun)

mi convinse che fosse il nome ideale.

Per questo decisi di chiamare il mio sistema

阿吽会 (Aunkai).


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Sebbene l’Aunkai non appartenga a una scuola tradizionale specifica né si identifichi con una particolare categoria marziale, il suo obiettivo è padroneggiare ciò che è essenziale, partendo dalla natura del corpo umano: due braccia, due gambe e una struttura comune a tutti gli esseri umani.

Per prima cosa lavoriamo sulla costruzione del corpo nella sua dimensione esterna: muscoli, ossa, articolazioni e struttura generale.

Solo successivamente iniziamo il lavoro più profondo, quello interno.

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Questa è la parte più importante del nostro lavoro e richiede molto tempo.

Attraverso una pratica continua di 鍛錬 (Tanren), cioè l’allenamento di forgiatura del corpo, sviluppiamo ciò che potremmo definire il nostro potenziale interno.

Nelle arti marziali cinesi questo tipo di lavoro viene chiamato 內功 (Nèigōng), mentre io preferisco utilizzare il termine

内動 (Naidō),

letteralmente “movimento interno”.

Per me il Tanren (鍛錬) consiste nel comprendere profondamente questi principi attraverso la pratica personale.

Ogni praticante deve costruire il proprio allenamento, riflettere continuamente su ciò che fa e lavorare con costanza affinché il corpo assimili realmente queste idee.


11:11

Ritengo che il 鍛錬 (Tanren) sia assolutamente indispensabile nelle 武術 (Bujutsu), se si desidera ampliare la propria base.

In giapponese esiste il termine

底辺 (Teihen),

che letteralmente significa “base” o “fondamento”.

Più questa base diventa ampia e stabile, maggiori saranno le possibilità di sviluppo.

Il corretto allenamento comprende il modo di respirare, il modo di muoversi e la capacità di costruire una memoria corporea stabile.

Bisogna imparare a mantenere questa condizione anche quando il corpo è completamente rilassato.

Allo stesso tempo è necessario imparare a percepire lo stato del proprio corpo nel momento in cui ci si trova di fronte a un’altra persona.


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Fin dalla nascita dell’Aunkai (阿吽会) abbiamo attribuito grande importanza a questo tipo di allenamento percettivo.

L’obiettivo non è soltanto riconoscere la condizione del proprio corpo, ma anche quella dell’avversario o del compagno di pratica.

Questa capacità costituisce il nucleo centrale del nostro metodo.

È ciò che permette al corpo di svilupparsi realmente.


12:58

Una volta costruita questa base, diventa possibile adattare tali principi anche ad altri sistemi marziali.

Possono essere applicati a differenti

  • 流派 (Ryūha) — scuole tradizionali;
  • 体術 (Taijutsu);
  • 柔術 (Jūjutsu).

Quando il corpo acquisisce una nuova organizzazione, cambiano automaticamente anche le applicazioni tecniche.

Le tecniche si sviluppano attraverso la pratica con un partner.

Questo rappresenta il cuore del nostro allenamento.

Non utilizziamo realmente le 型 (Kata) tradizionali già esistenti.

Preferiamo partire dai principi e dai meccanismi che ho appreso dai miei insegnanti, analizzandoli continuamente e verificandoli nella pratica.


13:47

Quando si lavora in questo modo, anche il movimento cambia gradualmente.

Man mano che si procede nell’allenamento, il corpo continua a trasformarsi.

Se guardo a come mi muovevo quando ero giovane, posso dire che oggi sono completamente diverso, sia nel movimento sia nel modo in cui il mio corpo funziona internamente.

Mi piace definire questo processo

“un esperimento sull’essere umano”.

Un esperimento condotto utilizzando il proprio corpo.

Ed è estremamente interessante osservare come il corpo possa cambiare nel tempo.


14:14

Credo che proprio questa sia una delle caratteristiche più originali dell’Aunkai.

Molte persone che arrivano da noi hanno praticato discipline molto differenti.

Provengono da scuole e tradizioni diverse.


15:37

Spesso queste persone hanno raggiunto un limite nel proprio modo di allenarsi.

Sentono che il metodo seguito fino a quel momento non è più sufficiente.

Si pongono domande.

Che cosa devo approfondire?

Quale direzione dovrei seguire?

Quali aspetti del mio allenamento meritano maggiore attenzione?

Quando insegno cerco sempre di riflettere su queste esigenze.

In fondo lavoriamo tutti sullo stesso materiale: il corpo umano.

Naturalmente considero la tradizione estremamente importante.


16:16

Tuttavia credo che, durante il percorso di apprendimento, sia inevitabile cambiare.

Nuove esperienze ci permettono di scoprire aspetti che prima non vedevamo.

Continuo a verificare tutto questo insegnando, utilizzando il mio stesso corpo e confrontandomi con gli allievi.

Questa libertà di ricerca rappresenta, secondo me, una delle caratteristiche più interessanti dell’Aunkai.

È un modo di pensare che considero davvero particolare.


16:50

Tradizionalmente molte scuole seguono un percorso già definito.

Nell’Aunkai, invece, arrivano persone molto diverse tra loro.

Molti sono stranieri.

Insegno regolarmente anche all’estero e incontro praticanti appartenenti a culture, popoli e modi di pensare differenti.

Ma quando due persone si prendono per mano durante l’allenamento, tutto questo passa in secondo piano.

È il corpo che comunica.

Indipendentemente dalla lingua parlata, tutti si impegnano seriamente nella pratica.


17:22

In giapponese utilizziamo il termine

稽古 (Keiko).

Spesso viene tradotto semplicemente come “allenamento”.

Esiste anche la parola

練習 (Renshū),

che significa “esercizio” o “pratica”.

In inglese si usa generalmente il termine practice.

Per me, però, Keiko (稽古) possiede un significato molto più profondo.

È il modo in cui il termine veniva inteso nelle antiche 武術 (Bujutsu) e nel 武道 (Budō) dell’epoca dei samurai.


17:48

Anche concetti come

所作 (Shosa) — il modo di comportarsi e di muoversi,

oppure

作法 (Sahō) — l’etichetta e il corretto modo di eseguire un gesto,

nascono proprio da quella cultura.

Essi derivano da uno stile di vita nel quale ogni azione quotidiana serviva anche a educare il corpo.

In questo modo il corpo impara progressivamente a muoversi secondo una logica naturale, efficiente e priva di ostacoli.

Per me questo è il vero significato del Keiko (稽古).


18:18

Oggi il termine “allenamento” viene spesso associato al potenziamento muscolare.

Pensiamo immediatamente ai pesi o agli esercizi di forza.

La parola “pratica”, invece, viene generalmente intesa come la ripetizione continua dello stesso gesto.

Per esempio,

型稽古 (Katageiko)

consiste nella ripetizione delle 型 (Kata).

Naturalmente ogni disciplina, sportiva o marziale, richiede anche questo tipo di lavoro.

Ma credo che l’aspetto più importante sia un altro.

È il modo in cui pensiamo.

È il modo in cui elaboriamo l’enorme quantità di informazioni provenienti dal nostro corpo e dall’ambiente.


19:28

Dobbiamo imparare a riflettere attivamente sul funzionamento del nostro sistema nervoso.

Dobbiamo comprendere come il corpo opera dal punto di vista biologico, psicologico e motorio.

Quando ci alleniamo per molto tempo, infatti, esiste il rischio di ripetere gli esercizi automaticamente.

Si continua a praticare senza sapere realmente cosa sia importante.


19:56

Per questo motivo, durante l’allenamento, è necessario imparare anche a rallentare.

Bisogna rilassare il corpo e la mente.

Molti immaginano l’allenamento soltanto come uno sforzo intenso volto a superare continuamente i propri limiti.

Questa è solo una parte del processo.

Esiste anche un’altra dimensione.

Occorre concedersi il tempo necessario per sviluppare l’immaginazione attraverso un allenamento lento, silenzioso e consapevole.


20:43

Questo modo di intendere la pratica rappresenta una caratteristica molto particolare dell’Aunkai.

Durante un combattimento reale tutto cambia continuamente.

È necessario elaborare le informazioni con estrema rapidità.

Naturalmente anche la velocità di pensiero è importante.

Ma proprio perché l’allenamento non è il combattimento, bisogna talvolta rallentare volontariamente.

Solo così diventa possibile percepire realmente la relazione che si crea tra noi e l’altra persona.


21:29

Ritengo che questa rappresenti una delle tecniche fondamentali sviluppate dalle antiche 武術 (Bujutsu).

L’obiettivo non consiste semplicemente nello sconfiggere l’avversario.

Significa anche evitare il conflitto attraverso la corretta gestione della relazione.

Entrano così in gioco concetti tradizionali come:

  • 拍子 (Hyōshi) — il ritmo;
  • 間 (Ma) — la distanza e il tempo;
  • Timing.

Queste qualità non si apprendono leggendo un libro.

Si sviluppano lentamente, con il tempo e con una pratica costante.

Diventano una sorta di nuovo senso.

Quando corpo e mente raggiungono la stessa sintonia, si acquisisce la capacità di utilizzare il proprio corpo esattamente come si desidera.


22:14

Questo rappresenta il metodo di 稽古 (Keiko) caratteristico dell’阿吽会 (Aunkai).

Non è semplicemente un modo di allenarsi.

È un modo di osservare, comprendere e trasformare continuamente il proprio corpo attraverso la pratica.


Considerazione finale

Questo documentario è particolarmente prezioso perché sintetizza l’intera filosofia di Akuzawa: l’Aunkai non è una raccolta di tecniche, ma un metodo di ricerca sul corpo. Dalla formazione con maestri cinesi e giapponesi alla scelta del nome 阿吽会 (Aunkai), dal concetto di 内動 (Naidō) al significato profondo di 稽古 (Keiko), tutto converge verso un’unica idea: il praticante deve costruire un corpo capace di percepire, adattarsi e trasformarsi continuamente, facendo della pratica un autentico laboratorio di esplorazione umana.


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