La salute mentale non esiste?

6 Ago , 2026 - Novità,Psicologia

La salute mentale non esiste?

Una provocazione per ripensare la medicina e la psicoterapia

Parte I

Nel presentare il suo libro La salud mental no existe. La salud, sí, lo psichiatra e psicoterapeuta José Luis Marín chiarisce fin dall’inizio che il suo intento non è quello di impartire lezioni o proporre verità definitive. L’obiettivo è piuttosto provocare una riflessione critica sul modo in cui oggi concepiamo la salute, la malattia e la sofferenza umana. Lo stesso autore definisce il libro come un invito a “mettere il dito nell’occhio”, cioè a mettere in discussione idee che spesso vengono date per scontate.

Un’epidemia di malattie o di diagnosi?

Secondo Marín, oggi assistiamo a un fenomeno curioso. Si parla continuamente di un’epidemia di depressione, ansia, disturbi dell’attenzione e altre patologie psichiatriche. Tuttavia, egli invita a distinguere due fenomeni molto diversi: l’aumento della sofferenza e l’aumento delle diagnosi.

Il malessere della popolazione è reale, ma ciò non significa che ogni forma di sofferenza debba essere trasformata in una malattia mentale. La medicina contemporanea tende sempre più a classificare come disturbo ciò che spesso rappresenta una risposta comprensibile alle difficoltà della vita.

In questa prospettiva vengono progressivamente medicalizzate la tristezza, la paura, la timidezza, l’insicurezza e molte altre esperienze normali dell’esistenza. Il rischio è quello di trasformare il disagio umano in una sequenza di etichette diagnostiche.

Il sintomo non è sempre il nemico

Uno dei concetti più importanti sviluppati dall’autore riguarda il significato del sintomo.

Nella pratica clinica siamo abituati a considerare il sintomo come qualcosa da eliminare il più rapidamente possibile. Marín propone invece una prospettiva diversa: il sintomo può rappresentare un tentativo dell’organismo di adattarsi a una situazione di sofferenza.

Ansia, paura o tristezza non sono necessariamente il segno di una malattia. Possono costituire risposte adattive, attraverso le quali la persona cerca di fronteggiare condizioni particolarmente difficili.

Questa visione sposta l’attenzione dal sintomo alla storia della persona che lo manifesta.

La falsa separazione tra mente e corpo

Uno dei temi centrali del libro è la critica alla tradizionale divisione tra mente e corpo.

Per oltre cinquant’anni, racconta Marín, la medicina ha ripetuto che il dualismo cartesiano era stato superato. Tuttavia, nella pratica quotidiana continua a organizzarsi come se esistessero due esseri umani differenti: uno psicologico e uno biologico.

Le facoltà universitarie sono separate.

Gli ospedali sono separati.

Le specializzazioni sono separate.

Perfino il linguaggio continua a distinguere rigidamente il “fisico” dal “mentale”.

Secondo l’autore questa separazione è artificiale e impedisce di comprendere realmente la persona.

La medicina psicosomatica, afferma, non dovrebbe essere considerata una specialità, ma il modo naturale di fare medicina. Ogni malattia coinvolge contemporaneamente processi biologici, psicologici e relazionali, perché ogni malattia colpisce una persona e non soltanto un organo.

Non esiste una salute mentale separata

Da questa riflessione nasce il titolo stesso del libro.

Secondo Marín non esiste una “salute mentale” distinta dalla salute generale.

Esiste semplicemente la salute della persona.

Dormire male, alimentarsi con cibi di scarsa qualità, vivere in condizioni economiche precarie, essere isolati socialmente o lavorare in ambienti altamente stressanti influenzano contemporaneamente il cervello, il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere emotivo.

Per questo motivo parlare esclusivamente di salute mentale rischia di nascondere la complessità della salute umana.

L’autore osserva inoltre che quando si parla di salute mentale si finisce quasi sempre per parlare di malattie: depressione, ansia, disturbi alimentari, suicidio o ADHD. Si parla raramente di ciò che costruisce realmente la salute.

Il contesto conta più del patrimonio genetico

Un altro pilastro del libro riguarda il ruolo del contesto sociale.

Marín sostiene che la salute non dipenda esclusivamente dalla genetica o dalle caratteristiche individuali. Le condizioni economiche, culturali e ambientali esercitano un’influenza enorme sul benessere delle persone.

Riprende la cosiddetta regola del 3-30-300, secondo cui la salute migliora quando:

  • dalla finestra di casa sono visibili almeno tre alberi;
  • il quartiere possiede almeno il 30% di aree verdi;
  • un grande parco si trova entro circa 300 metri dall’abitazione.

Secondo gli studi citati, queste caratteristiche urbane si associano a una riduzione dei ricoveri ospedalieri e del consumo di antidepressivi.

Il codice postale pesa più del codice genetico

L’autore utilizza un’espressione particolarmente efficace:

“Pesa più il codice postale del codice genetico.”

Con questa frase intende sottolineare come il luogo in cui viviamo influenzi profondamente la nostra salute.

Povertà, disuguaglianze economiche, qualità dell’ambiente urbano, alimentazione, possibilità di svolgere attività fisica e qualità delle relazioni sociali incidono spesso più dei fattori genetici.

Marín ricorda che in Spagna una parte significativa delle persone che vivono sotto la soglia di povertà possiede comunque un lavoro, evidenziando come precarietà economica e salute siano strettamente collegate.

Le disuguaglianze si misurano anche in anni di vita

Per mostrare concretamente il peso del contesto sociale, l’autore cita studi effettuati nell’area di Madrid.

Quartieri separati da pochi chilometri presentano differenze di diversi anni nell’aspettativa di vita.

Secondo Marín questi dati dimostrano che le politiche sociali, l’urbanistica, la qualità dell’ambiente e le condizioni economiche rappresentano interventi di salute pubblica almeno quanto molte cure mediche.

Ricorda inoltre come, nella storia, miglioramenti fondamentali quali l’acqua potabile e le reti fognarie abbiano contribuito molto più della medicina stessa all’aumento dell’aspettativa di vita delle popolazioni.

Una medicina sempre più frammentata

Marín critica anche la crescente iperspecializzazione della medicina.

Osserva come oggi ogni parte del corpo tenda ad avere il proprio specialista, con il rischio di perdere la visione complessiva della persona.

La frammentazione non riguarda soltanto il corpo, ma anche la salute mentale, suddivisa in un numero sempre maggiore di categorie diagnostiche e di percorsi terapeutici distinti.

Secondo l’autore questa evoluzione rischia di far perdere di vista l’unità dell’essere umano, trasformando il paziente in una somma di organi, sintomi o diagnosi.


La salute non è mentale: la provocazione di José Luis Marín per ripensare medicina e psicoterapia

Parte II

Nella prima parte abbiamo visto come José Luis Marín metta in discussione il concetto stesso di “salute mentale”, sostenendo che esiste un’unica salute, inseparabile nelle sue componenti biologiche, psicologiche e sociali. In questa seconda parte affronta temi ancora più controversi: la crisi della psichiatria moderna, il ruolo degli psicofarmaci, il valore della relazione terapeutica e le possibili strade per costruire un modello di cura realmente centrato sulla persona.


Quando la psichiatria ha cambiato strada

Una delle affermazioni più provocatorie del libro riguarda la storia recente della psichiatria.

Secondo Marín, il punto di svolta coincide con il 1980, anno della pubblicazione della terza edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).

Da quel momento, sostiene, la psichiatria ha progressivamente privilegiato la classificazione diagnostica rispetto alla comprensione della persona.

L’attenzione si è spostata dall’individuo ai criteri diagnostici, trasformando il lavoro clinico in una ricerca di sintomi da inserire in categorie prestabilite.

Naturalmente l’autore non nega l’utilità delle diagnosi, ma ritiene che esse siano diventate il centro della pratica clinica, mentre dovrebbero rappresentare soltanto uno strumento.

Per Marín il rischio è evidente: quando la diagnosi diventa più importante della persona, il paziente finisce per identificarsi con la propria etichetta diagnostica.


I disturbi mentali sono realtà naturali?

Marín affronta poi un tema molto discusso anche nella filosofia della medicina.

Le diagnosi psichiatriche, afferma, non sono entità naturali come una frattura o un’infezione.

Sono costruzioni cliniche elaborate per descrivere gruppi di sintomi.

Questo non significa che la sofferenza non esista.

Significa piuttosto che i confini tra una categoria diagnostica e l’altra sono il risultato di convenzioni cliniche, culturali e storiche.

L’autore cita esempi come il disturbo di panico, il disturbo d’ansia generalizzata, la fobia sociale e l’ADHD, sostenendo che la loro definizione sia stata influenzata anche da fattori culturali e commerciali, oltre che scientifici.


Psicofarmaci: risorsa, non soluzione

Uno dei capitoli più discussi riguarda il ruolo degli psicofarmaci.

Marín assume una posizione critica, ma non antipsichiatrica.

Riconosce che antidepressivi, ansiolitici e altri farmaci possano essere utili, soprattutto nelle fasi acute della sofferenza.

Ciò che contesta è l’idea che possano rappresentare la soluzione definitiva.

Secondo l’autore:

  • i farmaci possono ridurre alcuni sintomi;
  • possono offrire un aiuto temporaneo;
  • possono essere indispensabili in alcune situazioni.

Ma non affrontano le cause profonde della sofferenza.

Per questo motivo dovrebbero essere considerati un mezzo e non il fine del trattamento.

Marín invita inoltre a non sospendere mai autonomamente una terapia farmacologica, sottolineando che ogni modifica deve essere valutata insieme al medico curante.


La persona prima della diagnosi

Uno dei messaggi più forti del libro riguarda l’importanza della storia personale.

Secondo Marín la medicina contemporanea dedica troppo poco tempo ad ascoltare la vita delle persone.

Le visite sono sempre più brevi.

I professionisti sono costretti a rispettare tempi incompatibili con una reale comprensione del paziente.

L’autore osserva che molti medici interrompono il racconto del paziente dopo pochi secondi.

Eppure è proprio nella storia di vita che spesso si trovano le chiavi per comprendere il significato della sofferenza.


Non curano le tecniche, curano i terapeuti

Tra i passaggi più interessanti vi è la riflessione sull’efficacia della psicoterapia.

Negli ultimi decenni sono nate centinaia di scuole e tecniche differenti.

Secondo Marín, tuttavia, la ricerca suggerisce che la tecnica rappresenti soltanto una parte relativamente piccola del successo terapeutico.

Ciò che fa realmente la differenza sono le qualità del terapeuta:

  • capacità di ascolto;
  • empatia;
  • presenza;
  • autenticità;
  • qualità della relazione.

La relazione terapeutica diventa così il principale strumento di cura, molto più della tecnica utilizzata.


Le radici della salute

Per costruire una società più sana, secondo Marín, non basta aumentare il numero di psicologi o prescrivere più farmaci.

Occorre intervenire sulle condizioni che favoriscono la salute.

Tra gli aspetti più importanti vengono indicati:

  • una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia;
  • maggiore sostegno alla maternità e alla paternità;
  • bambini che trascorrono più tempo all’aria aperta;
  • contatto quotidiano con la natura;
  • attività fisica regolare;
  • sonno adeguato;
  • alimentazione di qualità;
  • relazioni affettive sicure.

L’autore sottolinea inoltre il ruolo fondamentale dell’attaccamento precoce e delle relazioni familiari nello sviluppo della salute futura.


Una medicina che ascolta

Marín immagina una medicina capace di tornare ad ascoltare.

Una medicina nella quale il paziente non sia soltanto un insieme di esami o di parametri biologici.

Una medicina nella quale il terapeuta possa guardare negli occhi la persona, comprenderne la storia e costruire con essa un percorso condiviso.

Secondo l’autore anche molti professionisti soffrono dell’attuale organizzazione sanitaria, che limita il tempo dedicato all’ascolto e genera frustrazione e burnout.


Essere sani è un atto rivoluzionario

Il libro si conclude con una riflessione volutamente provocatoria.

Per Marín, nella società contemporanea prendersi realmente cura della propria salute rappresenta un gesto quasi rivoluzionario.

Significa:

  • dormire meglio;
  • mangiare meglio;
  • muoversi di più;
  • coltivare relazioni autentiche;
  • ridurre lo stress;
  • difendere il proprio tempo;
  • sviluppare spirito critico verso modelli culturali che trasformano ogni disagio in una diagnosi.

L’autore invita infine a ricordare che la salute non coincide con l’assenza di sintomi, ma con la capacità della persona di vivere pienamente la propria esistenza all’interno di relazioni, ambienti e condizioni favorevoli.


Considerazioni finali

Pur proponendo tesi spesso controverse, José Luis Marín offre un contributo importante al dibattito contemporaneo sulla salute.

Il suo messaggio fondamentale è semplice: non possiamo comprendere la sofferenza umana limitandoci al cervello, ai sintomi o alle diagnosi.

La salute nasce dall’integrazione di biologia, psicologia, relazioni e contesto sociale. Solo recuperando questa visione unitaria sarà possibile costruire una medicina e una psicoterapia realmente centrate sulla persona.

Naturalmente molte delle sue posizioni – in particolare quelle sui criteri diagnostici del DSM, sull’origine di alcuni disturbi e sul ruolo degli psicofarmaci – sono oggetto di dibattito nella comunità scientifica e non rappresentano un consenso unanime. Proprio per questo il libro va letto come una proposta di riflessione critica, capace di stimolare domande sul modo in cui oggi intendiamo la salute, la malattia e la cura.


Bibliografia

Salute, medicina psicosomatica e psicoterapia

  • Marín, J. L. La salud mental no existe. La salud, sí. (2026).
  • Engel, G. L. The Need for a New Medical Model: A Challenge for Biomedicine. Science, 1977.
  • Cassell, E. J. The Nature of Suffering and the Goals of Medicine. Oxford University Press.
  • Balint, M. Medico, paziente e malattia.
  • Borrell-Carrió F., Suchman A., Epstein R. The Biopsychosocial Model 25 Years Later. Annals of Family Medicine.

Trauma e attaccamento

  • Bessel van der Kolk. Il corpo accusa il colpo.
  • Pat Ogden. Trauma e corpo.
  • Daniel J. Siegel. La mente relazionale.
  • John Bowlby. Attaccamento e perdita.
  • Bruce Perry, Oprah Winfrey. Che cosa ti è successo?
  • Boris Cyrulnik. I brutti anatroccoli.

Stress, infiammazione e salute

  • Edward Bullmore. La mente infiammata.
  • Gabor Maté. Quando il corpo dice no.
  • Robert Sapolsky. Perché alle zebre non viene l’ulcera.
  • Stephen Porges. La guida completa alla teoria polivagale.
  • George Slavich (articoli su stress e infiammazione).

Sonno

  • Matthew Walker. Perché dormiamo.
  • Raphaël Heinzer. Il sonno spiegato bene.
  • Habib Habba-Rubio. Sueño con dormir.

Psichiatria critica

  • Allen Frances. Siamo tutti malati di mente?
  • Joanna Moncrieff. The Myth of the Chemical Cure.
  • Richard Bentall. Doctoring the Mind.
  • Peter Gøtzsche. Farmaci che uccidono e criminalità organizzata.
  • James Davies. Cracked.

Neuroscienze

  • Antonio Damasio. L’errore di Cartesio.
  • Joseph LeDoux. Il cervello emotivo.
  • Lisa Feldman Barrett. Come nascono le emozioni.
  • Karl Friston (Free Energy Principle).

Medicina dello stile di vita

  • Dean Ornish. Undo It!
  • Michael Greger. How Not to Die.
  • Kelly McGonigal. Il lato positivo dello stress.

Sitografia

Medicina e ricerca


Psicoterapia


Videografia (YouTube)

José Luis Marín

  • José Luis Marín – Canale ufficiale
  • La salud mental no existe
  • Ansiedad: ¿enfermedad o adaptación?
  • El contexto importa más que la genética
  • Psicofármacos: utilidad y límites

Trauma

  • Bessel van der Kolk
    • The Body Keeps the Score
    • Trauma and the Body
  • Gabor Maté
    • When the Body Says No
    • Trauma, Stress and Disease
  • Stephen Porges
    • Polyvagal Theory Explained

Neuroscienze

  • Andrew Huberman
    • Stress
    • Sleep
    • Neuroplasticity
    • Mental Health
  • Lisa Feldman Barrett
    • How Emotions are Made
  • Antonio Damasio
    • Emotion, Consciousness and the Brain

Sonno

  • Matthew Walker
    • Why We Sleep
    • TED Talks
    • Huberman Lab con Matthew Walker

Psichiatria critica

  • Allen Frances
    • Saving Normal
    • Overdiagnosis in Psychiatry
  • Joanna Moncrieff
    • The Chemical Imbalance Myth

Consiglio finale

Se dovessi selezionare dieci opere fondamentali per approfondire i temi affrontati da Marín, sceglierei:

  1. José Luis Marín – La salud mental no existe. La salud, sí.
  2. George Engel – The Need for a New Medical Model.
  3. Antonio Damasio – L’errore di Cartesio.
  4. Bessel van der Kolk – Il corpo accusa il colpo.
  5. Edward Bullmore – La mente infiammata.
  6. Matthew Walker – Perché dormiamo.
  7. Stephen Porges – La guida completa alla teoria polivagale.
  8. Robert Sapolsky – Perché alle zebre non viene l’ulcera.
  9. Allen Frances – Siamo tutti malati di mente?
  10. John Bowlby – Attaccamento e perdita.


Comments are closed.