Il metodo di Shigenari Ogura (小倉重成)

28 Giu , 2026 - Novità

Il metodo di Shigenari Ogura            (小倉重成)

Il medico giapponese Shigenari Ogura (小倉重成) sviluppò un approccio terapeutico fondato sul principio della forza di autoguarigione (shizen chiyuryoku, 自然治癒力), illustrato nel suo libro:

自然治癒力を活かせ (Valorizzare la forza di autoguarigione).

Secondo Ogura, il compito del medico non è guarire direttamente il paziente, ma creare le condizioni affinché l’organismo possa riattivare le proprie capacità innate di autoregolazione e guarigione.

Per questo motivo il trattamento non si limita all’impiego di farmaci o della medicina tradizionale, ma comprende una profonda trasformazione dello stile di vita.

Durante il ricovero nella sua clinica di Kisarazu, i pazienti seguivano un programma estremamente rigoroso, basato su alimentazione, esercizio fisico e disciplina mentale.

Uno dei pilastri del metodo era la:

玄米菜食一日一食 (genmai saisoku ichinichi isshoku),

cioè un solo pasto al giorno costituito esclusivamente da riso integrale e verdure. Questa scelta aveva lo scopo di alleggerire il lavoro digestivo, favorire il riequilibrio metabolico e stimolare la naturale capacità di recupero dell’organismo.

A questo regime alimentare si affiancavano un’intensa attività fisica quotidiana – tra cui una corsa di circa dieci chilometri e migliaia di salti con la corda – e la pratica dello zazen (座禅), la meditazione seduta della tradizione Zen, utilizzata per sviluppare calma mentale, concentrazione e stabilità emotiva.

L’intero metodo di Ogura si fondava sull’idea che salute e malattia dipendano dall’equilibrio tra corpo, mente e ambiente.

Alimentazione naturale, movimento, respirazione, riposo e disciplina interiore non rappresentano interventi separati, ma elementi di un unico processo volto a favorire l’espressione della forza di autoguarigione dell’essere umano.

Yōjō (養生): coltivare la salute attraverso la forza di autoguarigione

La medicina occidentale moderna ha raggiunto risultati straordinari grazie ai progressi dell’anatomia, della fisiologia, dell’immunologia e della farmacologia. Tuttavia, esistono ancora numerose patologie croniche e degenerative per le quali i trattamenti disponibili non sono sempre risolutivi.

Per questo motivo, negli ultimi decenni è cresciuto l’interesse verso la medicina tradizionale dell’Asia orientale e, in particolare, verso il concetto di Yōjō (養生, yōjō), letteralmente “nutrire la vita”.

Più che una terapia, lo Yōjō rappresenta un’arte della prevenzione e della cura di sé, finalizzata a sostenere la forza di autoguarigione dell’organismo (自然治癒力, shizen chiyuryoku).

Durante lo studio della medicina tradizionale cinese non si apprendono soltanto l’agopuntura e la fitoterapia (漢方, Kanpō in Giappone), ma anche i principi dello Yōjō, che insegnano come creare le condizioni affinché il corpo possa recuperare naturalmente il proprio equilibrio.

Questa tradizione affonda le proprie radici nei grandi classici della medicina cinese, come lo Shennong Bencao Jing (神農本草経, Shennō Honzōkyō), il più antico trattato di materia medica, e l’Huangdi Neijing (黄帝内経, Kōtei Daikei), il testo fondamentale della medicina cinese.

In queste opere vengono descritti i principi dell’alimentazione terapeutica, del digiuno, dell’attività fisica, della respirazione, della postura e dell’equilibrio mentale come strumenti essenziali per preservare la salute.

Anche autorevoli medici giapponesi hanno sottolineato l’importanza dello stile di vita. Keisetsu Ōtsuka (大塚敬節), primo direttore dell’Istituto di Medicina Orientale del Kitasato Institute, affermava che, nella sua esperienza clinica, una corretta alimentazione quotidiana fosse spesso più importante dei farmaci stessi.

La dietoterapia, inoltre, deve sempre essere adattata alla costituzione e alle caratteristiche individuali del paziente.

Su questa linea si colloca anche il medico Shigenari Ogura (小倉重成), autore del libro 自然治癒力を活かせ (Shizen Chiyuryoku o IkaseValorizzare la forza di autoguarigione).

Ogura propone un metodo di cura basato sul recupero delle capacità innate dell’organismo attraverso un cambiamento radicale dello stile di vita. Il suo programma comprende un’alimentazione semplice, centrata su un solo pasto quotidiano a base di riso integrale e verdure (玄米菜食一日一食, genmai saisoku ichinichi isshoku), periodi di digiuno controllato, esercizio fisico regolare, allenamento del corpo e coltivazione di un atteggiamento mentale positivo.

Secondo Ogura, molte malattie croniche non dipendono esclusivamente da un agente patogeno, ma rappresentano la conseguenza di anni di abitudini scorrette: alimentazione inadeguata, sedentarietà, stress e perdita dell’equilibrio psicofisico.

La guarigione, quindi, non consiste soltanto nell’eliminazione dei sintomi, ma nel ripristino delle condizioni che permettono alla naturale capacità di autoregolazione dell’organismo di esprimersi pienamente.

Lo Yōjō ci ricorda che la salute non è qualcosa da recuperare solo quando viene perduta, ma una condizione da coltivare ogni giorno attraverso scelte consapevoli. In questa prospettiva, alimentazione, movimento, riposo e serenità mentale diventano parte integrante della pratica terapeutica, affiancando le cure mediche senza sostituirle.

Kanpō (漢方): la medicina tradizionale giapponese

Il Kanpō (漢方, Kanpō) è la medicina tradizionale giapponese a base di erbe medicinali. Pur avendo origine nella medicina classica cinese, si è sviluppato in Giappone seguendo un percorso autonomo, adattandosi nel corso dei secoli al clima, all’alimentazione e alla costituzione della popolazione giapponese.

Le sue radici risalgono all’introduzione della medicina cinese in Giappone tra il V e il VI secolo, durante il periodo delle Sei Dinastie e della dinastia Sui. Nei secoli successivi, e in particolare durante il periodo Edo (1603–1868), il Kanpō si è evoluto in un sistema terapeutico originale, sviluppando metodi diagnostici e strategie cliniche proprie.

Proprio durante il periodo Edo venne coniato il termine Kanpō (漢方), letteralmente “metodo cinese”, per distinguerlo dal Ranpō (蘭方), la medicina occidentale introdotta dagli olandesi.

Un approccio centrato sulla persona

La principale differenza tra medicina occidentale e Kanpō riguarda il modo di osservare il paziente.

La medicina occidentale tende a identificare una specifica malattia e a prescrivere il trattamento più adatto a quella diagnosi.

Il Kanpō, invece, valuta l’insieme delle caratteristiche della persona – costituzione, sintomi, equilibrio energetico e modalità con cui la malattia si manifesta – per individuare il rimedio più appropriato. L’obiettivo non è soltanto alleviare il sintomo, ma favorire il recupero dell’equilibrio dell’organismo e sostenere la sua naturale capacità di autoregolazione.

Quando il Kanpō può essere utile

Il Kanpō trova particolare impiego nei disturbi funzionali e cronici, soprattutto quando gli esami clinici risultano nella norma ma il paziente continua a manifestare sintomi.

Il Kanpō è particolarmente apprezzato anche per il trattamento di sintomi soggettivi che non trovano una spiegazione evidente negli esami strumentali, nelle malattie croniche di origine non completamente definita e nelle condizioni in cui è necessario un approccio personalizzato.

Più che sostituire la medicina moderna, il Kanpō rappresenta un sistema complementare che considera la persona nella sua globalità, integrando diagnosi, costituzione individuale e stile di vita in un unico percorso terapeutico.

*** Questo approccio esercitò una profonda influenza su Hirokimi Matsuda (松田博公), che dopo un mese trascorso nella clinica di Ogura dichiarò di aver cambiato radicalmente la propria concezione della medicina e dell’agopuntura, orientandosi verso una pratica finalizzata non tanto alla soppressione dei sintomi quanto al sostegno della capacità di guarigione propria del paziente.


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