Come le relazioni plasmano il cervello | Dr. Allan Schore
Benvenuti al podcast Huberman Lab, dove discutiamo di scienza e strumenti basati sulla scienza per la vita quotidiana.
Sono Andrew Huberman, professore di neurobiologia e oftalmologia presso la Stanford School of Medicine.
Il mio ospite di oggi è il Dr. Allan Schore. Il Dr. Allan Schore è uno psicoanalista clinico ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali di come i modelli di attaccamento dell’infanzia influenzino le nostre relazioni adulte, incluse le relazioni romantiche, le amicizie, le relazioni professionali e anche la relazione con noi stessi.
Il Dr. Schore fa parte della facoltà del Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento presso la University of California, Los Angeles School of Medicine. È inoltre autore di importanti libri, tra cui Right Brain Psychotherapy e Development of the Unconscious Mind.
La discussione di oggi è estremamente importante per comprendere se stessi e comprendere le persone che fanno parte della nostra vita. Tutti attraversiamo i primi 24 mesi di vita — non ascoltereste questo podcast se non fosse così — e durante questi primi 24 mesi il cervello si sviluppa in modo specifico a seconda di come abbiamo interagito con la nostra figura primaria di accudimento, in particolare la madre, ma anche il padre o altri caregiver.
Durante questi primi 24 mesi, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del cervello mediano processi molto specifici e differenti. Oggi apprenderete dal Dr. Schore che i circuiti dell’emisfero destro sono coinvolti nello sviluppo di una forma particolare di risonanza con il caregiver primario, una risonanza che oscilla tra stati di calma condivisa e stati di attivazione positiva, entusiasmo, apertura percettiva. La capacità di passare da uno stato all’altro è fondamentale per lo sviluppo emotivo e per la formazione degli stili di attaccamento.
Se avete sentito parlare di attaccamento evitante, ansioso o sicuro, oggi comprenderete perché questi stili si sviluppano e come si trasferiscono dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta. Comprenderete inoltre come questi modelli possano essere modificati attraverso specifiche strategie per migliorare le relazioni con gli altri e con se stessi.
Percentuale di processi consci e inconsci
Schore spiega che, dal punto di vista psicoanalitico e neuroscientifico, la mente inconscia corrisponde in gran parte all’attività dell’emisfero destro.
Quando ci chiediamo quanta parte del nostro comportamento sia conscia e quanta inconscia, possiamo considerare che circa il 90–95% delle nostre motivazioni fondamentali opera al di sotto della consapevolezza cosciente.
Un tempo si pensava che l’inconscio emergesse solo nei sogni, ma oggi sappiamo che l’emisfero destro elabora continuamente comunicazioni emotive implicite tra le persone, valutando costantemente segnali come:
- sicurezza
- fiducia
- intenzioni dell’altro
- stati emotivi condivisi
Questi processi sono più importanti di quanto si pensasse in passato.
Dominanza dell’emisfero destro nello sviluppo precoce
Le ricerche neuroscientifiche mostrano che il principale “scatto di crescita” del cervello umano avviene:
- dall’ultimo trimestre di gravidanza
- fino al secondo o terzo anno di vita
Durante questo periodo domina l’emisfero destro. Diversi studi dimostrano che tra:
- 2–3 mesi
- 6–8 mesi
- 9–12 mesi
l’emisfero destro accelera la propria crescita, mentre il sinistro si sviluppa più lentamente.
Questo significa che l’attaccamento si sviluppa inizialmente come fenomeno dell’emisfero destro.
L’emisfero sinistro entra in una fase di crescita significativa solo verso la fine del secondo anno e nel terzo anno di vita.
Di conseguenza:
- l’attaccamento è inizialmente una dinamica cervello destro–cervello destro tra bambino e caregiver.
Attaccamento come regolazione emotiva
Secondo Schore, l’attaccamento consiste essenzialmente nella regolazione delle emozioni.
Il caregiver regola il cervello del bambino attraverso:
- espressione facciale
- tono della voce
- contatto corporeo
- gesti
- ritmo dell’interazione
La madre percepisce continuamente gli stati emotivi del bambino attraverso segnali:
- visivi
- uditivi
- tattili
- posturali
Successivamente risuona con tali stati emotivi e li regola.
Questo processo è chiamato sintonizzazione psicobiologica.
Il bambino apprende progressivamente strategie di regolazione emotiva che utilizzerà per tutta la vita.
Regolazione implicita e comunicazione non verbale
Nei primi due anni di vita non è ancora presente il linguaggio verbale sviluppato, quindi la comunicazione avviene implicitamente.
L’emisfero destro elabora:
- comunicazione non verbale
- emozioni implicite
- intuizione
- memoria implicita
La madre non utilizza principalmente processi logici coscienti per capire il bambino, ma una forma di conoscenza intuitiva.
Questa regolazione riguarda:
- sistema limbico (emozioni)
- sistema nervoso autonomo
- risposta allo stress
- Autoregolazione e regolazione interattiva
Secondo Schore esistono due forme principali di regolazione emotiva:
- autoregolazione
- capacità di regolare le proprie emozioni autonomamente
- regolazione interattiva
- capacità di regolare le emozioni attraverso la relazione con un’altra persona
- In un attaccamento sicuro, la persona sviluppa entrambe le capacità.
- Nell’attaccamento evitante prevale l’autoregolazione e la persona tende a non cercare supporto emotivo.
- Nell’attaccamento ansioso prevale la regolazione interattiva e la persona fatica a calmarsi autonomamente.
- Nel modello disorganizzato la persona può non riuscire né ad autoregolarsi né a regolare le emozioni tramite la relazione.
- Importanza della riparazione della sintonizzazione
Un elemento centrale dell’attaccamento sicuro è la capacità del caregiver di riparare le disintonizzazioni.
La madre non è perfettamente sincronizzata con il bambino in ogni momento. Tuttavia, quando si verifica una disconnessione, la riconnessione permette al bambino di sviluppare fiducia nella relazione.
La sicurezza dell’attaccamento dipende quindi da:
- sintonizzazione
- riparazione della disconnessione
- Attaccamento e psicopatologia
Le prime esperienze di regolazione emotiva influenzano lo sviluppo della personalità e la vulnerabilità ai disturbi psicologici.
Secondo Schore, l’attaccamento è collegato allo sviluppo di:
- depressione
- disturbi borderline
- narcisismo patologico
- disturbi dissociativi
- PTSD
La disregolazione emotiva è considerata il nucleo di molte psicopatologie.
Psicoterapia come relazione cervello destro–cervello destro
Schore sostiene che la psicoterapia efficace consiste in un processo di regolazione emotiva interattiva tra terapeuta e paziente.
Il terapeuta ascolta:
- il contenuto verbale (emisfero sinistro)
- lo stato emotivo implicito (emisfero destro)
Attraverso:
- tono della voce
- espressioni facciali
- postura
- ritmo della comunicazione
il terapeuta può sincronizzarsi con lo stato emotivo del paziente.
La relazione terapeutica diventa quindi un nuovo contesto di attaccamento che permette di sviluppare migliori capacità di regolazione emotiva.
Sincronia interpersonale
La sincronia è definita come uno stato in cui due persone condividono simultaneamente uno stato emotivo.
La sincronia è il meccanismo alla base dell’empatia emotiva.
L’empatia emotiva è distinta dall’empatia cognitiva:
empatia emotiva → emisfero destro
empatia cognitiva → emisfero sinistro
La prima produce cambiamenti profondi nella regolazione emotiva.
Ruolo di madre e padre nello sviluppo cerebrale
Schore suggerisce che:
- la madre contribuisce principalmente allo sviluppo dell’emisfero destro attraverso regolazione emotiva precoce.
- il padre contribuisce allo sviluppo dell’emisfero sinistro attraverso:
- gioco attivante
- esplorazione
- sviluppo dell’autonomia
- Il padre spesso stimola stati di attivazione più elevata, ad esempio attraverso il gioco fisico.
Sviluppo prenatale
Recenti ricerche suggeriscono che alcuni processi di lateralizzazione cerebrale iniziano già in utero.
Lo stress materno durante la gravidanza può influenzare lo sviluppo del sistema limbico del feto, in particolare l’amigdala destra.
Livelli elevati di cortisolo possono influenzare lo sviluppo dei circuiti della risposta allo stress.
Regolazione degli stati positivi
L’attaccamento non riguarda solo la riduzione degli stati negativi, ma anche l’amplificazione degli stati positivi.
Il caregiver aiuta il bambino a sviluppare:
- gioia
- entusiasmo
- curiosità
- motivazione
Questi stati sono associati a neuromodulatori come:
- dopamina
- ossitocina
- serotonina
Schore distingue tra:
- amore tranquillo
- amore eccitato
entrambi fondamentali nello sviluppo emotivo.
Ci sarebbe nuovamente una riduzione della noradrenalina e una diminuzione dell’eccitazione, il che porta a uno stato parasimpatico. In pratica si passa da uno stato iper-simpatico a uno stato parasimpatico: una forma di amore tranquillo. Poi c’è l’amore eccitato, cioè l’amore appassionato, che rappresenta uno stato di maggiore attivazione. Entrambi sono importanti e devono essere integrati. Può capitare che una persona sia capace di uno ma non dell’altro, ma alla fine devono convergere.
Vorrei sottolineare un punto importante: le emozioni negative esistono per ragioni adattive. Prendiamo la vergogna: serve a ridurre livelli molto elevati di attivazione emotiva. Se non si riesce a regolare questi livelli elevati di attivazione, come ad esempio in alcuni disturbi narcisistici di personalità, diventa problematico. Abbiamo bisogno sia di emozioni positive che negative, ma la chiave di un attaccamento sicuro è la capacità di integrare entrambe.
In una relazione madre-bambino con attaccamento sicuro, quando il bambino è in uno stato emotivo basso, la madre riesce a sintonizzarsi e “scendere” con lui; quando il bambino è in uno stato di eccitazione positiva, riesce a “salire” con lui. Nel caso dei disturbi narcisistici di personalità, invece, possiamo avere un attaccamento insicuro. Esistono due forme principali: una forma vulnerabile e una forma grandiosa. La forma vulnerabile è associata a un attaccamento ansioso: queste persone cercano costantemente approvazione. L’altra forma è più egotistica.
Il punto è che lo stress e le emozioni negative fanno parte della vita e possiamo imparare da esse. Se non riusciamo a integrare emozioni positive e negative, si verifica quello che viene chiamato “splitting” (scissione), una caratteristica primaria del disturbo borderline di personalità.
Lo splitting è il fenomeno del “ti amo / ti odio”. Non è semplicemente un cambiamento interno spontaneo, come può accadere nel disturbo bipolare. Nella personalità borderline c’è spesso un evento scatenante: ad esempio qualcosa di apparentemente banale può essere percepito come segno di rifiuto. Prima tutto andava bene, poi improvvisamente l’altra persona viene percepita come totalmente negativa.
Lo splitting di solito viene proiettato all’esterno: “quella persona è completamente cattiva, io sono completamente buono”. Ma può verificarsi anche all’interno: una divisione tra un sé buono e un sé cattivo che non riescono a integrarsi. All’inizio di una terapia con una persona borderline si osserva spesso una forte idealizzazione del terapeuta, seguita da una svalutazione quando emergono inevitabili momenti di disallineamento emotivo.
Questa modalità di vedere il mondo può estendersi a relazioni lavorative, amicizie e altri contesti. Il modo in cui percepiamo le relazioni è influenzato dalla differenza tra emisfero destro ed emisfero sinistro. L’emisfero destro interpreta il mondo attraverso le relazioni emotive.
Ad esempio, in un attaccamento evitante, quando si crea una dissonanza emotiva la persona può disimpegnarsi emotivamente. Questo riflette dinamiche precoci di attaccamento. Nei momenti di stress, una persona con attaccamento ansioso tende ad avvicinarsi e diventare più esigente; una persona con attaccamento evitante invece si distanzia emotivamente e la sua voce diventa piatta.
A livello fisiologico percepiamo continuamente quanto l’altra persona sia emotivamente vicina o distante, soprattutto nei momenti di stress.
Molto di tutto questo avviene a livello implicito. Per cambiare davvero la personalità è necessario intervenire sull’emisfero destro. Per questo oggi tutte le terapie pongono grande enfasi sulle emozioni e sulla relazione terapeutica.
La chiave del cambiamento dell’emisfero destro è trovare persone con cui poter essere vicini, vulnerabili e autentici. Mostrare le proprie fragilità e ricevere apertura dall’altro permette la formazione di una comunicazione cervello destro-cervello destro.
Esistono momenti di intensa attivazione emotiva durante una terapia, spesso brevi (50-60 secondi), in cui terapeuta e paziente si sincronizzano emotivamente. Questi momenti creano cambiamenti profondi perché vengono immagazzinati nella memoria autobiografica dell’emisfero destro.
Gli studi di neuroimaging mostrano che durante interazioni empatiche i cervelli di due persone si sincronizzano, in particolare nella giunzione temporo-parietale destra. Questa area integra segnali emotivi provenienti da volto, voce, gesti e contatto fisico.
Il cambiamento terapeutico non dipende tanto dall’insight cognitivo, quanto dalla capacità di avere conversazioni emotivamente profonde con un altro essere umano.
Musica e animali domestici possono attivare meccanismi simili. La musica coinvolge prevalentemente l’emisfero destro ed è un potente regolatore emotivo. Anche il rapporto con un cane può regolare le emozioni attraverso contatto fisico, tono della voce e presenza affettiva. Tornare a casa e trovare il proprio cane può ridurre rapidamente lo stress accumulato durante la giornata.
L’emisfero destro è più connesso al corpo rispetto al sinistro. Esistono due tipi di attenzione:
- attenzione focalizzata (emisfero sinistro)
- attenzione ampia o “sospesa” (emisfero destro)
Una persona eccessivamente razionale e iper-logica può perdere la capacità di percepire il contesto emotivo più ampio.
La comunicazione emotiva efficace richiede comportamenti spontanei e reciprocità. Nei rapporti sani si osserva un buon ritmo di turn-taking (alternanza nel dialogo), simile a quello tra madre e bambino.
La comunicazione tramite messaggi di testo è povera di segnali emotivi: manca il tono della voce, l’espressione facciale, il contatto visivo. Questo può influenzare negativamente lo sviluppo delle competenze relazionali, soprattutto nei giovani.
Secondo Ian McGilchrist, la società moderna favorisce eccessivamente l’emisfero sinistro, a scapito del destro. Attività che stimolano l’emisfero destro includono:
- intuizione
- creatività
- immaginazione
- metafore
- arte
- musica
- umorismo
- moralità
- compassione
- spiritualità
- amore
Esperienze nuove e stimolanti attivano l’emisfero destro, così come viaggiare, stare nella natura, fare esercizio fisico e dormire adeguatamente.
È importante riconoscere i propri meccanismi di difesa psicologica. Alcuni, come la repressione, possono essere adattivi ma diventano problematici quando impediscono all’emisfero sinistro di integrare contenuti emotivi provenienti dall’emisfero destro.
Abbiamo bisogno di relazioni intime che ci aiutino a vedere aspetti di noi stessi che da soli non possiamo percepire. Tutti abbiamo dei punti ciechi.
Le emozioni negative non sono “cattive”: hanno valore adattivo. Dobbiamo familiarizzare con l’intero spettro emotivo.
La creatività artistica può facilitare l’accesso all’emisfero destro. Alcuni musicisti, ad esempio, iniziano la giornata disegnando o dipingendo per stimolare la creatività musicale.
Le intuizioni improvvise (“aha moment”) sono associate all’emisfero destro.
L’autore racconta di aver trascorso 10 anni in auto-studio interdisciplinare, esplorando psicologia, neurologia e chimica, ma anche tornando a suonare il pianoforte per sviluppare una conoscenza più intuitiva e meno puramente logica.
L’emisfero destro è associato alla profondità dell’esperienza emotiva e alla memoria autobiografica.
Per quanto riguarda lo sviluppo infantile, i primi anni di vita sono cruciali per la formazione della personalità. Paesi con congedi parentali più lunghi favoriscono un migliore benessere emotivo dei bambini.
Uno studio della London School of Economics ha trovato che il miglior predittore della soddisfazione nella vita adulta è il benessere emotivo nell’infanzia, seguito dal comportamento, mentre il QI si colloca al terzo posto.
La società tende a enfatizzare troppo le funzioni esecutive e cognitive, trascurando lo sviluppo emotivo precoce.
La conclusione sottolinea l’importanza dell’equilibrio tra emisfero sinistro e destro e della connessione emotiva nelle relazioni umane.
tratto da:
https://www.youtube.com/watch?v=rZkMpVLcVsg&t=267s