Le idee principali di Porges

17 Lug , 2026 - Novità,Psicologia

Le idee principali di Porges

Chi è Steven Porges

Stephen W. Porges è uno psicofisiologo e neuroscienziato americano. Negli anni ’90 ha formulato la Teoria Polivagale (Polyvagal Theory), che cerca di spiegare come il sistema nervoso autonomo organizzi le risposte a sicurezza, pericolo e minaccia estrema.

Il suo lavoro ha avuto un grande impatto in psicologia, psicoterapia, traumatologia e riabilitazione, ma alcune parti della teoria non sono considerate dimostrate dalla totalità della comunità scientifica.


Le idee principali di Porges

1. Il sistema nervoso autonomo non è un semplice equilibrio simpatico-parasimpatico

Prima di Porges, il modello dominante era:

  • simpatico = attivazione;
  • parasimpatico = rilassamento.

Porges propone che questa visione sia troppo semplice.


2. Esistono tre grandi strategie biologiche

Secondo la teoria:

a) Sistema vagale ventrale

Quando percepiamo sicurezza:

  • dialogo;
  • relazione;
  • digestione;
  • apprendimento;
  • recupero.

È lo stato di “connessione sociale”.


b) Sistema simpatico

Quando compare un pericolo:

  • lotta;
  • fuga;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • tensione muscolare.

c) Sistema vagale dorsale

Quando il pericolo è estremo e ineludibile:

  • immobilizzazione;
  • collasso;
  • dissociazione;
  • risparmio energetico.

Questa è una delle idee più caratteristiche della teoria.


3. La neurocezione

Forse il concetto più originale di Porges.

Il cervello valuta continuamente:

  • volto;
  • voce;
  • postura;
  • ambiente;
  • segnali corporei;

senza che ne siamo coscienti.

Chiama questo processo neurocezione.

Non è percezione cosciente.

È una valutazione automatica della sicurezza.


4. Il nervo vago è molto più importante di quanto si pensasse

Il vago non regola soltanto:

  • cuore;
  • intestino;
  • respirazione.

Coordina anche la comunicazione sociale.


5. Il volto e il cuore lavorano insieme

Muscoli facciali

voce

orecchio medio

vago

cuore

costituirebbero un sistema funzionale unico.


6. La sicurezza è una funzione biologica

Non basta essere realmente al sicuro.

Conta che il sistema nervoso lo riconosca.


7. Il trauma modifica il sistema autonomo

Secondo Porges,

il trauma cambia il modo in cui il sistema nervoso interpreta il mondo.


8. La relazione è terapeutica

Il rapporto umano,

attraverso tono della voce,

sguardo,

ritmo,

può modificare lo stato autonomico.


9. Respirazione e vago

Respirazione lenta,

diaframmatica,

favorisce l’attività vagale.

Questo punto è ben supportato da numerose ricerche, anche se non è esclusivo della teoria polivagale.


10. Variabilità della frequenza cardiaca (HRV)

Porges è stato uno dei pionieri nello studio della Heart Rate Variability come indice della regolazione autonomica.

Va precisato che l’HRV è oggi ampiamente utilizzata, ma il significato preciso di ogni indice dipende dal contesto.


Le idee più influenti

Riassumerei il suo contributo in questi punti:

  1. Centralità del nervo vago.
  2. Sicurezza come stato fisiologico.
  3. Regolazione attraverso la relazione.
  4. Neurocezione.
  5. HRV come finestra sulla regolazione autonomica.
  6. Importanza della comunicazione cervello-corpo bidirezionale.

Cosa è ampiamente accettato

Questi aspetti sono ben supportati:

  • il sistema nervoso autonomo influenza emozioni e comportamento;
  • il vago è fondamentale nella regolazione cardiaca e viscerale;
  • la respirazione modula il tono vagale;
  • le relazioni sociali influenzano la fisiologia;
  • l’HRV è un indicatore utile della regolazione autonomica (pur con limiti).

Cosa è ancora dibattuto

Qui occorre essere prudenti.

Alcune affermazioni della teoria polivagale non sono accettate unanimemente:

  • la distinzione funzionale netta tra “vago ventrale” e “vago dorsale” come tre stati comportamentali principali;
  • l’idea che molte risposte psicologiche possano essere spiegate principalmente da questa gerarchia;
  • alcune interpretazioni evolutive proposte da Porges.

Diversi neuroanatomisti e fisiologi riconoscono il valore clinico della teoria come modello interpretativo, ma ritengono che alcune sue basi anatomiche ed evolutive siano semplificate o richiedano ulteriori conferme.


Il collegamento con la medicina cinese

Qui credo ci sia un terreno molto interessante, purché si evitino equivalenze troppo semplici.

Ad esempio:

  • il concetto cinese di equilibrio dinamico può essere accostato alla capacità del sistema nervoso autonomo di passare flessibilmente tra stati diversi;
  • molte tecniche tradizionali (agopuntura, digitopressione, respirazione, Qi Gong) sembrano influenzare il sistema nervoso autonomo, anche se i meccanismi sono ancora oggetto di studio;
  • l’importanza attribuita alla calma, alla respirazione e alla relazione terapeutica trova diversi punti di contatto con ciò che oggi sappiamo sulla regolazione autonomica.

Tuttavia, dire che “il Qi è il nervo vago” oppure che “lo Shen è il sistema polivagale” sarebbe una semplificazione eccessiva. Si tratta di linguaggi nati in epoche e contesti completamente diversi.



Ecco la traduzione in italiano del trascritto del video del Dr. Stephen Porges sulla Teoria Polivagale.

Dr. Stephen Porges: Che cos’è la Teoria Polivagale?

Il nostro sistema nervoso è funzionalmente un triangolo capovolto, con la punta rivolta verso il basso. I circuiti di cui parlo vengono regolati nel tronco encefalico: regolano il nostro stato biologico di base, fanno filtrare le informazioni verso l’alto e il tronco encefalico trasmette letteralmente queste informazioni alle strutture cerebrali superiori.

Questo meccanismo consente l’accesso a diverse aree del cervello:

  • In uno stato di sicurezza: possiamo accedere alle funzioni corticali superiori.
  • In uno stato di pericolo: quelle funzioni superiori si disattivano e passiamo in modalità difensiva.

Man mano che saliamo verso l’alto in questo triangolo, incontriamo una maggiore diversità di espressione e di comportamento. Fondamentalmente, parliamo di tre stati neurali che fanno da piattaforma a questa incredibile varietà di risposte.

1. L’impatto di un ambiente costantemente pericoloso

Se vivete in un ambiente costantemente pericoloso, il vostro sistema nervoso farà fatica a rilevare la sicurezza. Di conseguenza:

  • Vi ritroverete in uno stato persistente di attacco o fuga (fight or flight), con una soglia di reazione molto bassa.
  • Interpreterete male i segnali sociali delle altre persone: sarete più propensi a percepire i volti neutri come aggressivi, o i volti spaventati come arrabbiati.
  • Non riuscirete a usare la vicinanza degli altri per autoregolarvi; al contrario, le persone vi sembreranno minacciose e reattive.

Nota chiave: Se nella vostra storia personale non avete mai sperimentato l’uso della relazione con l’altro per regolarvi in modo pro-sociale e positivo, le persone finiranno per sembrarvi sempre minacciose o dannose. Il comportamento di interazione sociale è a tutti gli effetti un esercizio neurale: consiste nell’usare le strutture evolutivamente più recenti (tipiche dei mammiferi) per inibire i nostri sistemi difensivi più primitivi.

2. I Tre Circuiti Neurali della Teoria Polivagale

La Teoria Polivagale individua tre circuiti neurali distinti che supportano diversi tipi di comportamento a seconda dell’ambiente in cui ci troviamo:

  • Coinvolgimento Sociale (Sicurezza): Se ci sentiamo in un ambiente sicuro, usiamo il volto, l’intonazione della voce e la mimica facciale per negoziare una relazione o mantenere la sicurezza. Questo è ciò che fanno gli amici, i partner, e ciò che dovrebbero fare gli insegnanti e i terapeuti.
  • Attacco o Fuga / Mobilitazione (Pericolo): Se ci troviamo in una situazione di pericolo o in un ambiente nuovo e sconosciuto, entriamo in uno stato fisiologico che supporta comportamenti di mobilitazione (combattere o scappare). Se riusciamo a fuggire o a lottare, abbiamo gestito con successo quel pericolo.
  • Spegnimento / Shutdown (Pericolo Estremo/Immobilizzazione): Cosa succede se non possiamo fuggire? Se siamo bloccati, intrappolati in un ambiente confinato (come un’auto, un aereo o una stanza) e qualcuno sta per farci del male? In questo caso si attiva un terzo circuito, che ci fa letteralmente “spegnere” (shutdown).

L’importanza nel trauma: Questo circuito di spegnimento è fondamentale per comprendere il trauma. La Teoria Polivagale descrive dettagliatamente questo stato di shutdown, mentre la maggior parte degli altri modelli teorici sul trauma e sullo stress si limita a parlare esclusivamente del sistema di attacco o fuga.

3. La Neurocezione: Una risposta involontaria

Il secondo punto cardine della teoria è che queste risposte non sono volontarie.

Il nostro sistema nervoso raccoglie costantemente informazioni dall’ambiente e le valuta. Non lo fa a livello cognitivo, ma a livello neurobiologico (subconscio). Rileva segnali di rischio o di sicurezza e decide in quale stato fisiologico farci entrare.

Spesso ce ne rendiamo conto solo a posteriori: ad esempio, quando sentiamo il cuore battere all’impazzata e ci chiediamo il perché, ipotizzando che qualcosa nell’ambiente debba aver scatenato quella reazione, anche se molto spesso non siamo consapevoli dello stimolo esatto che l’ha generata.


Lezione completa sulla fisiologia del sistema nervoso autonomo.





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