Yoshito Mukaino e il M-Test: il movimento come chiave per leggere i meridiani

20 Ago , 2026 - Medicina Orientale

Yoshito Mukaino e il M-Test: il movimento come chiave per leggere i meridiani

Un medico giapponese tra medicina occidentale, agopuntura e scienza del movimento

Tra i tentativi più interessanti di mettere in dialogo la medicina occidentale contemporanea e la tradizione dell’agopuntura giapponese occupa un posto particolare il lavoro del medico giapponese Yoshito Mukaino 『 向野 義人 』e il metodo da lui sviluppato, conosciuto come M-Test, abbreviazione di Meridian Test. 『 Meridian Test / M-Test: 経絡テスト (Keiraku Tesuto). 』

L’interesse del M-Test non consiste semplicemente nell’aver associato alcuni movimenti del corpo ai meridiani dell’agopuntura. Il suo elemento più originale è il tentativo di trasformare una parte della diagnosi energetico-funzionale tradizionale in una procedura osservabile attraverso un fenomeno molto concreto: il modo in cui il corpo si muove e ciò che la persona percepisce durante quel movimento.

Il paziente non viene quindi osservato soltanto da fermo.

Viene fatto muovere.

E proprio attraverso il movimento vengono ricercati dolore, tensione, sensazione di stiramento, rigidità o altre alterazioni che, nel modello M-Test, possono essere messe in relazione con determinati meridiani.

È questa inversione di prospettiva a rendere il metodo particolarmente interessante per chi lavora contemporaneamente con agopuntura, terapia manuale, movimento e medicina dello sport.


Yoshito Mukaino: una formazione occidentale e una radice familiare nell’agopuntura

Yoshito Mukaino nacque nel 1947 e conseguì la laurea in medicina in Giappone nel 1971. La sua formazione professionale si sviluppò principalmente all’interno della medicina occidentale.

Parallelamente, però, la medicina tradizionale era presente fin dall’infanzia nella sua vita familiare: suo padre era un agopuntore e Mukaino ebbe quindi modo di osservare precocemente l’attività clinica dell’agopuntura. La biografia ufficiale del metodo sottolinea proprio questo elemento come una delle motivazioni che lo portarono, negli anni successivi, a cercare un linguaggio comune tra medicina occidentale e agopuntura.

Nel 1979 studiò agopuntura per un periodo presso lo Shanghai Zhong-yi College. Successivamente approfondì anche la fisiopatologia in Germania e la medicina basata sulle evidenze nel Regno Unito. Questa combinazione di esperienze è importante per comprendere il suo approccio: Mukaino non partì dalla medicina tradizionale per arrivare alla medicina occidentale, ma percorse in larga misura il cammino opposto.

Nel 1989 fu trasferito nell’ambito delle scienze dello sport dell’Università di Fukuoka. Il contatto quotidiano con gli atleti avrebbe avuto un ruolo decisivo nella nascita del M-Test.


Dall’agopuntura al problema del movimento

Il punto di partenza di Mukaino era molto pratico.

Quando si lavora con un atleta, il sintomo non può essere considerato soltanto come qualcosa che il paziente avverte quando è fermo sul lettino.

Un dolore può comparire durante una rotazione, durante una flessione, durante un gesto sportivo preciso oppure soltanto quando una determinata parte del corpo viene portata sotto carico.

L’atleta, in altre parole, manifesta il proprio problema attraverso il movimento.

Mukaino iniziò a lavorare sistematicamente su questa osservazione.

Secondo la sua ricostruzione, nel 1992 ebbe l’intuizione di utilizzare i movimenti che provocavano o aggravavano un sintomo come strumento per individuare i meridiani da trattare. La procedura venne inizialmente chiamata Meridian Test e successivamente si affermò il termine M-Test.

L’idea fondamentale può essere sintetizzata così:

se un determinato movimento provoca una risposta anomala, quel movimento può diventare uno strumento di valutazione.

Non si parte quindi necessariamente dal punto doloroso.

Si parte dal movimento che produce il sintomo.


Il principio fondamentale: movimento, carico e meridiano

Nel modello di Mukaino i meridiani non vengono considerati soltanto come linee teoriche disegnate sul corpo.

Vengono messi in relazione con il carico meccanico prodotto dal movimento.

Quando un’articolazione si muove, alcune regioni corporee vengono allungate, compresse o messe in tensione. Il M-Test utilizza sequenze di movimenti semplici per creare specifici carichi lungo le aree associate ai meridiani.

L’operatore osserva quindi la risposta del soggetto.

La domanda non è semplicemente:

«Dove hai dolore?»

Diventa piuttosto:

«Durante quale movimento compare il dolore, la tensione o la sensazione anomala?»

Questo cambiamento è fondamentale.

Il sintomo non viene più osservato come un fenomeno statico, ma come una risposta associata a una determinata configurazione del movimento.


Il corpo come sistema in movimento

La concezione di Mukaino può essere particolarmente interessante per chi proviene dalla terapia manuale o dalla medicina dello sport perché introduce una logica che oggi appare familiare anche in altri ambiti: il corpo non viene analizzato soltanto attraverso strutture isolate, ma attraverso relazioni funzionali.

Un gesto sportivo complesso, per esempio, non appartiene a una sola articolazione.

Una rotazione del tronco coinvolge la colonna, il bacino, l’anca, la cintura scapolare e gli arti.

Analogamente, un gesto apparentemente locale può essere influenzato da restrizioni situate in un’altra regione.

Il M-Test cerca di leggere questa relazione utilizzando il linguaggio dei meridiani.

Nel modello tradizionale, dunque, il meridiano diventa una sorta di mappa funzionale del movimento.

È importante però precisare che questa è la logica interna del metodo e della medicina tradizionale: non significa che l’anatomia moderna abbia dimostrato l’esistenza dei meridiani come strutture anatomiche equivalenti a nervi, vasi o fasce.


I 30 movimenti fondamentali

Il M-Test utilizza una sequenza standardizzata di movimenti di base.

Le fonti dedicate al metodo descrivono una serie di circa 30 movimenti, attraverso i quali vengono esplorate diverse regioni corporee e diversi rapporti tra movimento e meridiani.

Gli esercizi comprendono movimenti del collo, delle spalle, degli arti superiori, del tronco, delle anche, delle ginocchia e delle caviglie.

Il loro scopo non è quello di creare un programma di stretching tradizionale.

Il movimento viene utilizzato come test provocativo e comparativo.

Il paziente esegue il movimento e comunica ciò che percepisce.

L’operatore osserva contemporaneamente:

  • qualità del movimento;
  • ampiezza articolare;
  • dolore;
  • sensazione di tensione;
  • sensazione di stiramento;
  • rigidità;
  • pesantezza o ottundimento;
  • eventuali sensazioni anomale.

La sequenza permette quindi di costruire una sorta di mappa funzionale individuale.


Non è semplicemente uno stretching

Questo punto merita particolare attenzione.

A prima vista alcuni movimenti del M-Test possono sembrare normali esercizi di stretching.

La differenza sta nella funzione.

Nello stretching l’obiettivo principale è generalmente modificare la lunghezza o la tolleranza dei tessuti e migliorare la mobilità.

Nel M-Test, invece, il movimento viene utilizzato innanzitutto come strumento di valutazione.

L’operatore cerca di capire quale movimento riproduce il sintomo e quale relazione questo movimento presenta, secondo il modello del metodo, con uno specifico meridiano.

Il movimento diventa quindi contemporaneamente:

test → informazione diagnostica → verifica del trattamento.

Quest’ultimo elemento è particolarmente importante.


La verifica immediata

Uno degli aspetti più caratteristici dell’M-Test è la possibilità di verificare immediatamente ciò che accade dopo la stimolazione.

Supponiamo che un determinato movimento provochi dolore o una sensazione di forte tensione.

L’operatore individua, secondo la logica del metodo, un meridiano coinvolto e seleziona uno o più punti da stimolare.

Il paziente ripete quindi lo stesso movimento.

Se la risposta cambia — per esempio diminuisce il dolore o aumenta l’ampiezza del movimento — il cambiamento diventa una nuova informazione clinica.

Il procedimento assume così una struttura quasi sperimentale:

movimento iniziale → sintomo → intervento → stesso movimento → nuova valutazione.

È probabilmente questo uno dei motivi per cui il M-Test può risultare particolarmente interessante per chi lavora con il movimento.

Non si deve aspettare necessariamente la fine del trattamento per valutare il risultato.

La verifica può avvenire durante il trattamento.


I meridiani secondo Mukaino

La relazione tra meridiani e movimento costituisce il cuore teorico dell’M-Test.

Mukaino suddivide le risposte al movimento secondo le relazioni tra i meridiani e il tipo di carico che il movimento produce.

Le fonti ufficiali descrivono, per esempio, il rapporto tra:

  • Polmone e Grosso Intestino;
  • Cuore e Intestino Tenue;
  • Rene e Vescica;
  • Pericardio e Triplice Riscaldatore;
  • Fegato e Vescica Biliare.

Vengono inoltre considerati i meridiani straordinari Du Mai e Dai Mai all’interno della logica funzionale del metodo.

Non si tratta quindi semplicemente di osservare «dove passa un meridiano».

Il problema viene posto in termini di quale movimento carica quale regione e quale relazione meridianica viene messa in gioco.


Un esempio: il dolore alla spalla

Immaginiamo un atleta che accusa dolore alla spalla durante un gesto sportivo.

Una valutazione convenzionale potrebbe concentrarsi immediatamente sulla spalla: articolazione gleno-omerale, cuffia dei rotatori, tendini, muscoli, mobilità e così via.

Il M-Test pone una domanda diversa:

quale movimento provoca esattamente il dolore?

Una volta identificato il movimento, l’operatore osserva quali regioni vengono messe in tensione secondo la mappa meridianica del metodo.

È possibile quindi che il punto da trattare non coincida con la zona in cui viene percepito il dolore.

Questo principio è illustrato anche da Mukaino attraverso casi sportivi nei quali un sintomo durante il gesto atletico veniva modificato intervenendo su una regione differente da quella dolorosa.

Qui emerge uno dei concetti più interessanti dell’M-Test:

la sede del dolore e la sede dell’intervento non devono necessariamente coincidere.

Naturalmente questo non significa che ogni dolore a distanza abbia automaticamente origine da un meridiano. È una specifica ipotesi operativa del metodo e deve essere utilizzata insieme alla normale valutazione clinica.


Le diverse qualità della risposta

Nel M-Test non viene registrata soltanto la presenza o l’assenza del dolore.

Mukaino descrive diverse modalità attraverso le quali il soggetto può manifestare una risposta durante il movimento.

Tra queste troviamo:

dolore,
sensazione di stiramento o tensione,
ottundimento o pesantezza,
malessere o sensazione anomala.

Queste risposte vengono poi interpretate all’interno della teoria meridianica del metodo.

Questo aspetto è interessante perché introduce una distinzione tra una semplice limitazione meccanica e la qualità soggettiva dell’esperienza del movimento.


Dal movimento al punto di agopuntura

Una volta individuato il meridiano che, secondo il M-Test, presenta una risposta anomala, il lavoro non termina.

Si passa alla ricerca del punto da trattare.

La procedura descritta da Mukaino utilizza la palpazione del percorso meridianico per individuare punti reattivi o modificazioni locali.

Il trattamento può quindi essere costruito attraverso:

  • punti reattivi;
  • punti selezionati secondo la logica del metodo;
  • punti tradizionali dell’agopuntura;
  • eventuali combinazioni con altre strategie terapeutiche.

In alcune applicazioni del M-Test vengono utilizzati anche strumenti di stimolazione cutanea non invasiva, come i microcone, invece dell’inserimento dell’ago. Uno studio condotto da Ono e Mukaino ha esaminato proprio questo tipo di applicazione in pazienti sottoposti a emodialisi.


Il concetto di “punto maestro”

Nella didattica del metodo compare anche il concetto di punto maestro.

Il punto maestro non va inteso semplicemente come un punto «più potente» degli altri.

È un elemento della strategia terapeutica specifica dell’M-Test, attraverso il quale il professionista seleziona una determinata relazione tra meridiano, movimento e trattamento.

Il punto viene stimolato mentre il paziente ripete il movimento che aveva prodotto il sintomo.

Se il movimento migliora, il cambiamento contribuisce alla scelta del trattamento.

Questo rende il processo particolarmente dinamico.

Non è:

diagnosi → trattamento → fine.

È piuttosto:

test → trattamento → retest → modifica → nuovo retest.


L’M-Test come sistema di feedback

Questa potrebbe essere una delle chiavi più utili per comprendere l’intero metodo.

L’M-Test può essere visto come un sistema di feedback clinico immediato.

Il corpo produce una risposta.

L’operatore interviene.

Il corpo viene nuovamente osservato.

Il risultato modifica la decisione successiva.

In questo senso il metodo presenta una struttura molto vicina alla logica della valutazione funzionale contemporanea, anche se la sua interpretazione teorica rimane quella della medicina meridianica.

È proprio questo incontro tra due linguaggi — movimento occidentale e meridiani orientali — a rendere il lavoro di Mukaino particolarmente interessante.


Perché il metodo nasce dalla medicina dello sport

La medicina dello sport è un terreno particolarmente adatto a questo tipo di approccio.

L’atleta non utilizza il corpo in condizioni statiche.

Lo utilizza attraverso gesti altamente specifici.

Un lanciatore, un tennista, un nuotatore, un calciatore o un ginnasta possono avere sintomi che compaiono soltanto durante determinati movimenti.

La valutazione statica può quindi non essere sufficiente.

Il M-Test nasce proprio dall’esigenza di osservare il corpo mentre svolge il movimento che costituisce il problema.

Questo spiega anche perché il metodo abbia avuto una diffusione nell’ambito della medicina sportiva e dell’agopuntura sportiva giapponese. Il testo di riferimento in inglese, Sports Acupuncture: The Meridian Test and Its Applications, è stato pubblicato da Eastland Press nel 2008 e conta 213 pagine.


Un ponte tra due linguaggi

Forse il contributo più originale di Mukaino non consiste nell’aver «dimostrato scientificamente i meridiani».

La questione è più sottile.

Mukaino ha cercato di costruire una procedura osservabile e ripetibile utilizzando un concetto tradizionale.

La medicina occidentale chiede:

Quale movimento è limitato?
Quando compare il dolore?
Qual è la risposta dopo il trattamento?

La medicina tradizionale cinese e giapponese chiede:

Quale meridiano è coinvolto?
Quale relazione meridianica è presente?
Quale punto può essere utilizzato?

Il M-Test cerca di mettere queste domande nello stesso processo clinico.

Non elimina la teoria dei meridiani.

Non la sostituisce con l’anatomia occidentale.

Cerca piuttosto di creare un ponte operativo tra i due sistemi.


M-Test e medicina basata sulle evidenze

Qui è necessaria una precisazione importante.

Il fatto che un metodo sia utilizzato in un’università o che esistano studi pubblicati su di esso non significa automaticamente che tutti i suoi presupposti teorici siano stati dimostrati dalla ricerca biomedica.

L’M-Test possiede una letteratura scientifica, ma questa è ancora relativamente limitata rispetto a metodiche mediche consolidate.

Esistono studi clinici e osservazionali interessanti.

Uno studio pragmatico di Ono e Mukaino, pubblicato nel 2015, ha valutato l’utilizzo del M-Test con stimolazione cutanea mediante microcone in pazienti in emodialisi e ha riportato miglioramenti dei sintomi e della qualità di vita.

Esiste inoltre uno studio pubblicato nel 2017 sul Japanese Acupuncture and Moxibustion che ha esaminato la validità del Meridian Test come strumento di valutazione delle condizioni fisiche in giocatori universitari di rugby. Lo studio, tuttavia, comprendeva soltanto dieci atleti: è quindi interessante come studio preliminare, ma non sufficiente per trarre conclusioni generali sull’efficacia del metodo.

Anche un lavoro presentato al Congresso Europeo di Medicina Integrativa ha valutato l’utilizzo del M-Test in 90 giovani atleti, osservando i cambiamenti dei reperti positivi dopo il trattamento.

La conclusione più corretta è quindi prudente:

il M-Test è un metodo strutturato e studiato, ma la sua base scientifica è ancora in evoluzione.


Ciò che è interessante anche senza accettare la teoria dei meridiani

Un professionista occidentale potrebbe utilizzare alcuni elementi dell’M-Test senza necessariamente accettare l’interpretazione tradizionale dei meridiani.

È possibile, per esempio, osservare:

  • quale movimento provoca il dolore;
  • quale movimento è limitato;
  • quale tessuto o regione viene messo in tensione;
  • come cambia il movimento dopo una stimolazione;
  • quanto cambia il dolore;
  • se il cambiamento è riproducibile.

Questa parte appartiene a una logica di valutazione funzionale.

L’interpretazione successiva — «questo movimento corrisponde a questo meridiano» — appartiene invece al modello teorico dell’M-Test.

Tenere separate queste due dimensioni permette di studiare il metodo con maggiore rigore.


Il rapporto con la terapia manuale

Per chi lavora con Tuina, Shiatsu, Anma o altre forme di terapia manuale, l’M-Test presenta un interesse particolare.

Il principio del retest immediato può essere facilmente integrato nel ragionamento manuale.

Prima si osserva il movimento.

Poi si interviene.

Poi si ripete lo stesso movimento.

Questo permette di evitare, almeno in parte, un problema frequente nelle terapie manuali: trattare per molti minuti senza verificare durante il percorso se ciò che stiamo facendo sta realmente modificando il problema osservato.

L’M-Test porta quindi una domanda molto concreta:

«Che cosa è cambiato?»

Non soltanto alla fine della seduta, ma immediatamente.


M-Test, Shiatsu e Tuina: possibili punti di contatto

L’M-Test non è Shiatsu e non è Tuina.

Nasce all’interno dell’agopuntura e della medicina dello sport giapponese.

Esistono tuttavia punti di contatto concettuali.

Nel lavoro sui meridiani, per esempio, un operatore Shiatsu può incontrare:

  • zone di tensione;
  • aree dolorose;
  • modificazioni della qualità tissutale;
  • restrizioni del movimento;
  • differenze tra destra e sinistra;
  • variazioni immediate dopo la pressione.

L’M-Test aggiunge una procedura sistematica basata sul movimento.

Per questo può essere studiato come uno strumento di valutazione dinamica complementare al lavoro manuale.

Non è necessario trasformare lo Shiatsu in M-Test.

È sufficiente comprendere il principio:

il movimento può diventare parte della diagnosi e del controllo del trattamento.


Il significato del termine M-Test

Il nome stesso è interessante.

Originariamente il metodo era chiamato Meridian Test, cioè Test dei Meridiani.

Successivamente il termine M-Test è stato utilizzato anche in riferimento a Motion, cioè movimento, e a Mukaino, il nome del suo ideatore. La documentazione giapponese sul metodo riporta infatti diverse espansioni della lettera «M».

Questa ambiguità è quasi simbolica.

L’M-Test si trova infatti proprio all’incrocio tra:

Meridian — Movimento — Mukaino.


Il Mukaino Method

Il termine Mukaino Method viene utilizzato per indicare il sistema più ampio sviluppato da Mukaino, mentre il M-Test rappresenta il nucleo operativo maggiormente riconoscibile.

Il metodo comprende una particolare maniera di osservare il movimento, interpretarlo secondo la teoria dei meridiani e utilizzare l’agopuntura o altre forme di stimolazione per modificare la risposta.

L’obiettivo è rendere il trattamento:

semplice, verificabile, ripetibile e adattabile al singolo individuo.

La documentazione ufficiale del metodo sottolinea proprio la ricerca di una procedura standardizzata che potesse essere compresa anche da professionisti formati principalmente nella medicina occidentale.


Una nuova maniera di guardare il corpo

Il valore dell’M-Test, al di là delle discussioni sulla teoria dei meridiani, può essere riassunto in una semplice modifica dello sguardo.

Invece di chiedersi soltanto:

«Dove fa male?»

si può chiedere:

«Quale movimento produce il sintomo?»

E subito dopo:

«Cosa succede se modifico qualcosa e faccio ripetere lo stesso movimento?»

Questa seconda domanda è forse la più importante.

Perché trasforma il corpo in un sistema che fornisce continuamente informazioni.

Il paziente non è soltanto qualcuno che riferisce un sintomo.

È anche colui che, attraverso il movimento, permette al terapeuta di osservare una risposta.


Il valore didattico del M-Test

Il metodo possiede inoltre una forte componente didattica.

Per uno studente di agopuntura, imparare centinaia di punti e numerose relazioni teoriche può essere complesso.

L’M-Test offre una porta d’ingresso diversa:

partire dal corpo che si muove.

Prima si osserva.

Poi si identifica il movimento.

Poi si collega il movimento al meridiano.

Poi si studiano i punti.

Infine si verifica il cambiamento.

Questa sequenza rende la teoria più concreta.

È anche uno dei motivi per cui il metodo è stato sviluppato con l’intenzione di creare un sistema relativamente semplice da apprendere e standardizzare.


Una metodologia da studiare, non una scorciatoia

L’M-Test non dovrebbe essere interpretato come una scorciatoia che permette di diagnosticare qualsiasi problema attraverso pochi movimenti.

La sua forza è proprio nella struttura.

Richiede conoscenza dei meridiani, dei punti, della fisiologia del movimento e della valutazione clinica.

Inoltre, un cambiamento immediato del dolore durante un movimento non dimostra necessariamente che sia stata individuata la causa anatomica della patologia.

Può indicare che la risposta del sistema è cambiata.

Ed è già un’informazione clinicamente interessante.

Ma causa, correlazione e risposta terapeutica non sono la stessa cosa.

Questa distinzione è essenziale se si vuole studiare il M-Test in modo serio.


Il M-Test oggi

Il metodo sviluppato da Mukaino continua a essere insegnato e utilizzato nell’ambito dell’agopuntura e della medicina dello sport.

La documentazione ufficiale segnala inoltre il suo utilizzo presso il Fukuoka University Hospital e la presenza del metodo nella formazione degli studenti di medicina dell’Università di Fukuoka.

La Society of M-Test mantiene inoltre materiale didattico e pubblicazioni dedicate alla storia, alla procedura e agli sviluppi del metodo.

La sua diffusione internazionale è sostenuta anche dal volume Sports Acupuncture: The Meridian Test and Its Applications, pubblicato in inglese da Eastland Press nel 2008.


In conclusione

Il M-Test di Yoshito Mukaino rappresenta uno dei tentativi più interessanti di tradurre una parte della teoria meridianica in una procedura clinica basata su un fenomeno immediatamente osservabile: il movimento.

Il suo percorso è particolarmente significativo perché nasce dall’incontro di tre mondi:

la medicina occidentale,
l’agopuntura giapponese,
la scienza del movimento e dello sport.

Mukaino non ha semplicemente creato una nuova sequenza di test.

Ha posto il movimento al centro della relazione tra diagnosi e trattamento.

Il corpo diventa contemporaneamente:

il luogo del sintomo,
lo strumento della valutazione,
il mezzo attraverso cui verificare il trattamento.

Questa è probabilmente la parte più moderna e interessante del suo approccio.

La teoria dei meridiani rimane il linguaggio tradizionale attraverso cui il metodo interpreta ciò che osserva. La ricerca scientifica, invece, deve continuare a stabilire quali aspetti del metodo possiedano una validità clinica, quali siano i suoi meccanismi e in quali condizioni possa realmente offrire un vantaggio rispetto ad altre forme di valutazione e trattamento.

Ed è proprio questa distinzione a rendere il M-Test degno di essere studiato seriamente:

non come una spiegazione definitiva del corpo umano, ma come un originale modello giapponese che prova a mettere in relazione meridiani, movimento, sintomo e trattamento attraverso una procedura clinica verificabile.


Bibliografia

Mukaino, Y. Sports Acupuncture: The Meridian Test and Its Applications. Seattle: Eastland Press, 2008. 213 pp., ISBN 978-0-939616-66-4. È il testo fondamentale in inglese per comprendere la struttura del metodo e le sue applicazioni nello sport.

Mukaino, Y. 経絡テストによる診断と鍼治療 (Diagnosis and Acupuncture Treatment by the Meridian Test). Tokyo: Ishiyaku Publishers, 2002. È uno dei testi giapponesi fondamentali dello sviluppo del metodo.

Mukaino, Y., Kölblinger, G., Chen, Y. 経絡テスト (Keiraku Test / Meridian Test). Ishiyaku Publishing, 1999. ISBN 4-263-24135-5.

Mukaino, Y. (ed.). スポーツ鍼灸ハンドブック—経絡テストの実際とその応用— (Sports Acupuncture Handbook: Practice and Applications of the Meridian Test). Bunkodo, Tokyo, 2003. ISBN 4-8306-5137-7.

Mukaino, Y., Matsumoto, M., Yamashita, N. M-Test—経絡と動きでつかむ症候へのアプローチ. Igaku-Shoin, 2012. ISBN 978-4-260-01608-7.

Ono, S., Mukaino, Y. “Efficacy and Cost Effectiveness of the Acupuncture Treatment Using a New Skin Stimulus Tool Called M-Test Which Is a Measure Based on Symptoms Accompanied with Body Movements: A Pragmatic RCT Targeting Hemodialysis Patients.” Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2015:802846. DOI 10.1155/2015/802846.

Okuma, Y. et al. “Validity of the Meridian test as an effective assessment tool for evaluating the physical condition of university rugby players.” Japanese Acupuncture and Moxibustion, 2017;13:1–8. È uno studio preliminare interessante sull’impiego del test nello sport.

Sitografia

Society of M-Test — materiale ufficiale sul metodo
M-Test — The Meridian Test: Acupuncture Treatment Based on Assessment of Movement

Society of M-Test — procedura del M-Test
M-Test Procedure

Mukaino Method — biografia e informazioni sul metodo
Yoshito Mukaino, M.D.

Eastland Press — testo ufficiale Sports Acupuncture
Sports Acupuncture: The Meridian Test and Its Applications

Japanese Society of Acupuncture and Moxibustion — studio sul M-Test nel rugby
Validity of the Meridian Test in university rugby players

Videografia

https://www.youtube.com/@%E5%85%83%E6%B0%97%E9%8D%BC%E7%81%B8



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