Introduzione
Quello che segue è la traduzione integrale della lezione di Federico Santamaría dedicata ai meccanismi attraverso i quali, secondo una prospettiva biomedica occidentale, può essere spiegata l’azione dello Shiatsu.[ndt. pressione profonda]
Il testo è stato mantenuto volutamente ampio e fedele al parlato, senza trasformarlo in un riassunto o in una rielaborazione didattica. Sono stati conservati anche i minutaggi, così da permettere di ritrovare ogni passaggio direttamente nel video originale.
Santamaría affronta progressivamente temi quali omeostasi, sistema nervoso, dolore e teoria del cancello, infiammazione, ischemia e ipossia, endorfine, punti di agopuntura e tsubo, meridiani, sistema nervoso autonomo, rapporto simpatico/parasimpatico e Yin-Yang. Il suo obiettivo è cercare un linguaggio di collegamento tra la tradizione dello Shiatsu e alcuni meccanismi descritti dalla fisiologia contemporanea.
È importante però leggere ciò che segue con attenzione: le affermazioni appartengono al relatore e alla sua interpretazione del rapporto tra Shiatsu e biomedicina. La trascrizione non costituisce quindi, di per sé, una verifica scientifica delle singole affermazioni. Proprio per questo, mantenere il testo completo e il minutaggio permette, in un secondo momento, di distinguere ciò che è fisiologia consolidata, ciò che deriva dalla ricerca sull’agopuntura e ciò che rappresenta invece un’interpretazione proposta dall’autore.
Lo scopo di questa versione è dunque semplice: far leggere integralmente ciò che Santamaría dice.
Federico Santamaría — Come funziona lo Shiatsu
Traduzione integrale con minutaggio
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Buongiorno a quelli che siete qui fisicamente e a quelli che ci state guardando attraverso internet.
Mi chiamo Federico Santamaría, sono medico d’emergenza e vengo a spiegare come funziona lo shiatsu, quali sono i meccanismi attraverso i quali funziona lo shiatsu da una prospettiva occidentale, da una prospettiva della scienza occidentale.
Voi dite: «Bene, cosa ci fa un medico che parla di come funziona lo shiatsu? Come arriva un medico allo shiatsu?».
La mia esperienza è stata personale perché esattamente 30 anni fa ho avuto un incidente stradale, un incidente stradale importante, e in seguito a quell’incidente mi sono rimasti dei dolori nella zona dorsale che, beh, cercavo di eliminare. Ho provato diverse cose, farmaci, tecniche che le persone potevano offrirmi in quel momento, e quello che è successo è che sono andato da una persona che praticava tecniche di digitopressione e con due o tre sedute di digitopressione mi è scomparso un dolore che non ero riuscito a eliminare con le procedure precedenti.
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E questo ti fa pensare a molte cose, perché sei molto medico, molto ospedale, molta medicina, e alla fine una tecnica apparentemente molto semplice è quella che è riuscita a liberarti dal dolore.
E a partire da questo ho cominciato a interessarmi allo shiatsu.
Sono venuto in questa scuola, la scuola giapponese del maestro Onoda, mi sono formato qui per i tre anni da professionista, sono andato con il maestro Alex alla scuola giapponese di Tokyo.
E, come medico, mi hanno sempre fatto molte domande in questo senso.
Cioè: «Bene, io mi dedico all’agopuntura, all’ansia anche, oltre che alla medicina d’emergenza, e quello che mi chiede la gente è: bene, quello che fai, come funziona? Cioè, cosa succede quando fai delle pressioni sul corpo…»
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…di un paziente?
Qual è il meccanismo per cui dici che funziona lo shiatsu?
E questo mi ha fatto pensare durante tutti questi anni a come si può spiegare l’azione dello shiatsu, spiegata alla nostra gente, ai nostri colleghi occidentali, in un linguaggio che sia facilmente comprensibile.
Io credo che abbiamo buone ragioni per questa argomentazione.
In primo luogo per noi stessi, perché come terapeuti è bene che sappiamo quello che stiamo facendo.
Poi per i nostri pazienti, che molte volte ci chiedono: «Che cosa stiamo facendo esattamente? Quali punti stiamo premendo? Che cosa stiamo facendo? Cosa sta succedendo nel corpo del paziente?».
E anche per quelli che non ci credono troppo, per gli scettici, per quelli che a volte mettono in dubbio l’efficacia o la serietà di queste tecniche.
Possiamo spiegare loro che cosa stiamo facendo e che cosa succede, in definitiva, nel corpo del paziente quando facciamo queste pressioni.
Parleremo di tutti questi temi che abbiamo qui sullo schermo.
Cominceremo parlando dell’equilibrio interno, cioè di quei meccanismi che regolano…
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…l’equilibrio del nostro organismo.
Parleremo di come funziona a livello locale, a livello, diciamo, dei punti direttamente che noi stiamo trattando.
Parleremo degli effetti a livello sistemico, cioè a livello globale sul nostro organismo.
Parleremo dei meccanismi a livello midollare, a livello del midollo spinale.
Meccanismi a livello del sistema nervoso centrale, a livello del cervello.
E meccanismi che hanno, diciamo, come mediatore il sistema nervoso autonomo.
Sono tutti temi che io credo siano molto interessanti.
Cominciamo parlando di questo concetto che in medicina chiamiamo omeostasi.
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L’omeostasi non è né più né meno che l’insieme di tutti i complessi meccanismi che mantengono il nostro equilibrio interno.
Questo lo abbiamo tutti gli esseri viventi.
È importante che la temperatura corporea rimanga entro determinati limiti.
La nostra pressione arteriosa deve rimanere entro determinati limiti.
I nostri livelli di glucosio devono rimanere entro determinati limiti.
Ci sono molte costanti che devono essere mantenute entro determinati limiti perché la vita sia realmente possibile.
E quello che mi piacerebbe sottolineare è che la persona che sistematizzò questo concetto di ambiente interno, di omeostasi, il dottor Cannon, lo fece, guardate in che anno, nel 1932.
Cioè, noi della scienza occidentale parliamo, diciamo in modo sistematizzato, di equilibrio interno dal 1932.
Quando invece in altre discipline orientali se ne parla da centinaia di anni, probabilmente da migliaia di anni.
Cioè, in questo senso siamo arrivati un po’ tardi.
Vediamo come sia possibile che noi, con le nostre pressioni, con la pressione delle nostre dita, possiamo intervenire nei…
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…meccanismi che regolano il nostro equilibrio.
E cominciamo con un esempio molto semplice.
Tutti quelli che iniziano a imparare lo shiatsu sappiamo che quando lavoriamo nella zona del collo dobbiamo stare molto attenti alle pressioni.
Perché se tocchiamo una struttura importante che si trova qui, che è il seno carotideo, situato qui nell’arteria carotide, possiamo produrre un abbassamento della pressione del paziente.
E possiamo, con una pressione intensa, riuscire a fare in modo che quella persona abbia perfino una perdita di conoscenza a causa di un abbassamento…
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…della pressione.
Che cosa succede?
Questo è il seno carotideo.
Abbiamo sollevato lo sternocleidomastoideo, è al di sotto.
Questo seno carotideo è una struttura sensibile alla pressione e, in linea di principio, sensibile alla pressione del sangue.
Quello che fa è rilevare quale sia la pressione del sangue e, a partire da lì, inviare delle azioni correttive al cervello.
Se questo seno, per esempio, rileva che c’è poca pressione nel sangue, poca pressione arteriosa, quello che invierà sarà un ordine affinché i vasi sanguigni si chiudano, affinché il cuore pompi con maggiore forza e possa aumentare la pressione.
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Ma se questo seno rileva molta pressione, darà l’ordine affinché quella pressione diminuisca.
E quello che farà sarà inviare l’ordine di dilatare i vasi sanguigni e, in questo modo, compensare l’aumento della pressione.
Ma cosa succede?
Se io premo con il mio dito sul seno carotideo, il seno carotideo interpreterà la pressione del mio dito come se ci fosse molta pressione sanguigna.
E allora quello che succederà è che invierà l’ordine affinché quella pressione diminuisca.
E si può arrivare a produrre una perdita di conoscenza…
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…da parte di quel soggetto.
È un esempio molto evidente, molto chiaro e, credo, indiscutibile di come una pressione esterna esercitata dalle nostre dita possa influenzare un meccanismo di controllo.
In questo caso può influenzare un meccanismo di controllo della pressione.
Questo tipo di sensori che regolano il nostro equilibrio interno…
Per esempio, possiamo anche parlare di quelli che si occupano di mantenere la tensione dei muscoli nel loro stato, diciamo, adeguato in ogni momento.
Tutti i nostri muscoli, tutti i nostri tendini hanno una serie di recettori di sensori.
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Qui avremmo, per esempio, l’organo tendineo del Golgi, che è situato nella giunzione tra il muscolo e il tendine.
Oppure un’altra serie di sensori che si trovano, per esempio, nel muscolo stesso e che sono sensibili al grado di distensione, al grado di tensione del muscolo.
Quello che possiamo fare con le nostre pressioni è intervenire direttamente, diciamo, “ingannandoli”, per così dire, tra virgolette.
Ingannare questi recettori facendo loro pensare che la tensione non sia quella che realmente è.
Per esempio, se noi premiamo con le nostre dita questi recettori di tensione muscolare, possiamo far credere al sistema che quella tensione muscolare sia troppo elevata.
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Come accadeva con il seno carotideo.
E allora cosa succederà?
Il sistema darà l’ordine che bisogna rilassare quella muscolatura.
Abbiamo interferito, attraverso la nostra pressione, con i sistemi di controllo che modulano, diciamo, la tensione muscolare.
Ci sono diversi livelli decisionali per quanto riguarda la tensione muscolare.
C’è un arco riflesso molto semplice secondo il quale l’informazione proveniente da questi sensori arriva direttamente al midollo spinale.
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Nel midollo spinale compie un percorso molto breve attraverso un neurone intermedio e si produce la correzione della tensione muscolare.
Questo è un meccanismo riflesso che avviene, per esempio, nei movimenti automatici.
Se io con il mio braccio faccio questo movimento e quello che faccio è flettere il gomito, do l’ordine ai muscoli flessori di flettere il gomito.
Ma contemporaneamente devono rilassarsi i muscoli estensori, affinché si mantenga questo equilibrio.
Quindi questi meccanismi riflessi di flessione-estensione avvengono a livello del midollo del midollo spinale.
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Ma in realtà gli aggiustamenti, diciamo, più completi, più sofisticati, non vengono fatti a livello del midollo.
L’informazione viene inviata al sistema nervoso centrale.
Il sistema nervoso centrale è quello che farà gli aggiustamenti molto più elaborati.
Ci sono molti nuclei nervosi che intervengono in questo processo.
Ma vorrei richiamare l’attenzione su uno in particolare: il cervelletto.
Il cervelletto è un organo che è un grande integratore.
È un organo che riceve informazioni da molteplici luoghi.
Riceve informazioni visive.
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Riceve informazioni dagli organi dell’equilibrio.
Riceve informazioni dalla posizione dei nostri muscoli, delle nostre articolazioni.
E con tutte queste informazioni elabora una risposta che è armonica e olistica.
Il cervelletto è un grande integratore.
E questo è importante perché il cervelletto non fornirà semplicemente l’automatismo del movimento riflesso, ma farà sì che il movimento e l’equilibrio siano realmente olistici.
Abbiamo nella diapositiva che il cervelletto è il grande integratore che permette di realizzare movimenti fini e precisi.
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Una persona, per esempio, che abbia una malattia del cervelletto avrà probabilmente tremore, avrà problemi a coordinare il movimento, avrà una deambulazione come se fosse ubriaca.
Cioè, quando il cervelletto non funziona, i movimenti non sono armonici, non sono fini.
Che cosa ha a che fare il cervelletto con lo shiatsu?
Molto.
Noi abbiamo una tendenza quasi, direi, spontanea a inseguire il dolore.
Se viene una persona nella nostra consulta e ci dice: «Mi fa male, mi fa male qui», noi andiamo direttamente verso ciò che fa male.
Abbiamo, diciamo, il riflesso di andare verso ciò che fa più male, come se quello fosse un indizio importante e dovessimo inseguire il dolore.
Quello che ci insegna lo shiatsu, quello che ci insegnano le discipline orientali, è che
non dobbiamo inseguire il dolore.
Perché questo non è l’obiettivo.
Non sempre ciò che fa più male è ciò che sta peggio e non sempre ciò che fa più male è ciò che…
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- dobbiamo trattare.
Quindi quello che dobbiamo fare è un bilancio di ciò che sta accadendo nel corpo di quel paziente, per determinare se realmente ciò che fa più male è il punto sul quale dobbiamo agire in modo importante.
Per esempio, una persona che abbia un problema nella statica del corpo, che sia squilibrata lateralmente, probabilmente avrà un problema, non so, a una caviglia, a un ginocchio.
E per evitare di caricare su quel lato comincia a caricare sull’altro.
E alla fine finisce per avere dolore alla scapola.
Ma quando vai un po’ più a fondo nel problema ti rendi conto che il problema originario è in un ginocchio o in una caviglia.
È un esempio.
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Quindi non possiamo fidarci di ciò che fa più male.
E non possiamo impostare il trattamento shiatsu andando direttamente verso ciò che fa più male.
Quello che dobbiamo fare è vedere quale sia l’origine delle cose.
E il problema è che molte volte, dove si trova il problema, non dà alcun segnale.
Molte volte arriva, non so, un paziente in studio per un mal di testa.
E gli chiedi: «Signore, le fa male il collo?».
«Il collo non mi fa male».
Ma magari ha un dolore alla spalla, oppure ha una cefalea.
E risulta che quel paziente dieci anni prima ha avuto un incidente e ha avuto una lesione traumatica
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Il corpo ha un modo strano di gestire queste situazioni.
Perché quando un problema non può essere risolto in modo soddisfacente nel breve periodo, il nostro cervello ha una strategia molto particolare.
Quello che fa è disconnettersi dal problema.
Raffredda il problema, lo rende profondo, lo lascia lì tranquillo, in un luogo nel quale nemmeno il paziente stesso è consapevole che quel problema sia lì.
Quindi, se il nostro cervello si disconnette, dimentica il problema, lo lascia andare in profondità e lo lascia freddo, nemmeno il paziente stesso è consapevole di avere un problema.
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Ma che cosa succede?
Per proteggere quel problema cominciamo a fare cose strane, equilibri strani.
E alla fine abbiamo problemi in zone che effettivamente fanno male.
Ma dobbiamo andare a determinare quale sia l’origine.
E per questo, nei primi momenti del trattamento shiatsu, una cosa che accade frequentemente è che, se individuiamo quelle zone fredde e profonde che in realtà stanno creando il problema, si produce un presunto peggioramento.
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Cioè il paziente dice: «Sono molti anni che non mi faceva male. Sono molti anni che questo non mi succedeva. E adesso mi fa di nuovo male».
Bene, è perché, come primo passo, abbiamo risvegliato quel segnale, quelle zone fredde, quelle zone silenziose, per poterle risolvere.
Dopo molti anni.
Non sto uscendo dal tema: sto parlando del cervello.
Cioè, quello che dobbiamo fare è dare al sistema nervoso centrale, al nostro computer centrale, tutte le informazioni possibili, affinché il nostro computer centrale lavori su quelle informazioni e abbia la risposta più globale e olistica possibile.
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Per questo non possiamo andare direttamente verso ciò che fa più male.
Per questo dobbiamo lavorare, per esempio, con tecniche di Sotai.
Nelle tecniche di Sotai quello che facciamo è movimento verso il lato che dà meno fastidio, verso il lato che fa meno male.
E naturalmente questo contrasta un po’ con la nostra mentalità.
Dici: «Bene, stiamo lavorando… non so come dirlo più semplicemente… se in realtà mi fa male questo, perché faccio quest’altro?».
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Bene, perché stiamo mandando informazioni al cervello affinché alla fine, con tutto questo, elabori la risposta che sarà realmente più utile.
Il cervello permette che la nostra terapia sia olistica, che sia globale.
È ciò che realmente vogliamo.
E le strategie dello shiatsu per raggiungere questo obiettivo sono qui nella diapositiva.
In primo luogo, lavorare in diverse posizioni.
Il maestro Onoda molte volte ci indica di lavorare in due o tre posizioni, possibilmente sulla stessa patologia.
Teniamo conto della teoria dell’ASPA X.
Non andiamo direttamente nel punto che fa più male, ma andiamo sul lato opposto.
Incrociamo la nostra risposta fino ad arrivare al lato dove, almeno, fa più male.
Tutto ciò che consiste in stirare, ruotare, muovere, sono informazioni che stiamo inviando al nostro cervello, al nostro sistema nervoso centrale, affinché integri tutte queste informazioni e la risposta sia olistica.
Integrare movimenti completi.
La tecnica del Sotai.
Per questo è così importante.
Ed è per questo che sono così grato, perché è paradossale: stiamo lavorando su ciò che apparentemente è facile.
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Ma, in definitiva, tutto quello che stiamo facendo con questa diapositiva è mandare al computer centrale elementi affinché li lavori, affinché li elabori, e la risposta sia il più possibile armonica e globale.
Passiamo a un altro meccanismo di funzionamento dello shiatsu che realmente non necessita di molte spiegazioni.
Con le pressioni è evidente che possiamo mobilizzare i liquidi.
Quando il liquido si accumula in zone dove non dovrebbe esserci, questo è ciò che chiamiamo edema.
Nella diapositiva abbiamo il liquido all’interno delle cellule.
Le cellule, logicamente, devono avere liquido al loro interno.
E abbiamo anche il liquido che si trova al di fuori delle cellule.
Questo liquido che si trova al di fuori delle cellule, nello spazio extracellulare può accumularsi per diverse ragioni.
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Può essere per problemi cardiaci.
Può essere per problemi renali.
Può essere per problemi legati alle proteine.
Può essere perché la persona è rimasta immobilizzata per molto tempo, perché le hanno messo un gesso e non ha mosso quella parte.
O semplicemente perché la persona ha un’attività fisica momentaneamente limitata.
Le persone che viaggiano in aereo e improvvisamente rimangono per moltissime ore praticamente senza muovere le gambe…
Tutto questo fa sì che il liquido si accumuli nello spazio extracellulare, nello spazio interstiziale.
Quando esiste un edema c’è un segno che tutti avremo visto ed è che quando premi per alcuni secondi sulla zona, rimane una depressione.
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E questo indica che c’è liquido nello spazio extracellulare.
Non serve molta spiegazione per dire che lo shiatsu, direttamente attraverso la pressione delle nostre dita, sulla base delle mobilizzazioni che facciamo, sulla base di molte manovre, può riuscire a mobilizzare questo edema in direzione del cuore.
Questo produrrà evidentemente sollievo al paziente.
Non credo che serva una spiegazione maggiore.
La direzione, sempre, nel caso dei piedi, per esempio, sarà ascendente, in direzione del cuore.
Cioè il flusso di ritorno va sempre in direzione del cuore.
Se, per esempio, hai un edema a un’estremità inferiore, il modo di drenare sarà sempre verso l’alto.
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Tra le altre ragioni perché ci sono sistemi di valvole che, in teoria, impediscono il ritorno del liquido.
Quindi seguiamo la direzione anatomica logica, diciamo, a favore del ritorno.
Nell’estremità inferiore cercherai sempre di farlo andare verso l’alto.
Nell’estremità superiore, anche in direzione del cuore.
Fondamentalmente, quello che andremo a trattare è l’edema dell’estremità inferiore e dell’estremità superiore.
Quando c’è edema, quando c’è liquido nella cavità addominale, quello che chiamiamo ascite, è già un po’ più complicato.
E generalmente obbedisce a ragioni mediche un po’ più serie.
Lì bisogna valutare tutta un’altra serie di situazioni.
Ma un edema, in linea di principio, sempre in direzione del cuore.
Bene.
Una storia interessante: la teoria del cancello. o Gate Control Theory. [proposta nel 1965 da Ronald Melzack e Patrick Wall – https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_cancello ]
La teoria del cancello è un modo di spiegare scientificamente un fatto assolutamente automatico.
Ogni volta che ci facciamo male io adesso mi do un colpo al gomito, mi colpisco contro lo scaffale, e la prima cosa che faccio è sfregare.
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E questo è qualcosa che facciamo istintivamente ogni volta che abbiamo dolore.
La prima cosa che facciamo.
E perché?
Perché ci dà sollievo.
E questo è un meccanismo realmente molto curioso che è stato scoperto nel 1965 e che viene spiegato nel modo seguente.
Questa è la médula, il midollo spinale.
E al midollo spinale arrivano diversi tipi di stimoli.
Per esempio, se mi do un colpo al gomito, sta arrivando lo stimolo doloroso: mi fa male il gomito perché mi sono colpito.
E contemporaneamente sto inviando allo stesso tempo, insieme allo stimolo doloroso, uno stimolo non doloroso.
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E lo stimolo non doloroso è che mi sto sfregando.
E che cosa succede?
Quando attraverso lo stesso canale entrano stimoli dolorosi e stimoli non dolorosi, si produce una specie di imbuto nel quale lo stimolo non doloroso blocca il passaggio del dolore.
E questo è un tema realmente molto interessante.
Spiega perché abbiamo quell’atteggiamento assolutamente istintivo di fare immediatamente
«Ma perché lo chiamano non doloroso, invece di piacevole?»
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Bene, qui bisognerebbe inserire una diapositiva che non ho portato, perché altrimenti non finiremmo mai.
Ma esistono diversi tipi di, diciamo, recettori delle sensazioni.
Per così dire, ci sono recettori specializzati nel dolore.
Ci sono recettori specializzati nella pressione.
Ci sono recettori specializzati nella temperatura.
E altri specializzati in altre cose.
Cioè, abbiamo recettori specifici nella pelle per diversi tipi di sensazioni.
E questi recettori, diciamo, gestiscono informazioni differenti.
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Quindi il dolore, dolore, dolore, sono terminazioni libere, terminazioni di tipo C, specializzate nel trasmettere il dolore.
E quello che si è visto è che queste fibre che trasmettono il dolore, quando coincidono, o quando arrivano a quell’imbuto con stimoli provenienti da altri recettori differenti…
Per una cosa che non so spiegare molto bene, non conosco molto bene le “viscere” di quello che succede qui.
Ma la cosa certa è che gli stimoli non dolorosi, che possono essere tatto, pressione, temperatura, qualunque cosa, gli stimoli non dolorosi inibiscono lo stimolo doloroso.
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Ecco, diciamo che questo ha una sua applicazione temporanea.
Per esempio, a volte arrivano persone in studio che realmente non puoi neanche toccare.
Non puoi neanche toccarle perché sono estremamente doloranti.
Non so, arriva una persona con una lombalgia, il pover’uomo non riesce nemmeno a muoversi.
Riesci a metterlo sul lettino e gli appoggi le mani sull’addome.
E dice: «Sembra che tu non stia facendo niente».
«Sì, sto facendo qualcosa».
Stai facendo qualcosa perché semplicemente lo stimolo tattile, tattile, cioè non sto entrando con pressioni profonde.
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Lo stimolo tattile sta competendo con il dolore e, momentaneamente, sta inibendo il passaggio del dolore.
Cioè, come meccanismo, anche se, diciamo, un po’ tirato per i capelli, se a una persona non puoi fare shiatsu ma puoi, diciamo, accarezzarla, avere uno stimolo tattile che competa con il dolore, almeno momentaneamente, stai bloccando il passaggio del dolore verso il sistema nervoso centrale.
E questo può permetterti di preparare altre manovre.
Questa è la teoria del cancello.
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Parliamo dell’infiammazione, perché l’infiammazione è un tema realmente molto interessante.
L’infiammazione, in linea di principio, è un meccanismo di riparazione.
Io ho appena dato un colpo al gomito contro lo scaffale.
Se il colpo è sufficientemente intenso, quello che succederà è che questa zona si infiammerà.
E perché si infiamma?
Perché ho un danno nella zona e quel danno deve essere riparato.
E tutto ciò che serve per riparare il danno arriverà attraverso il sangue.
Quindi quello che ottiene l’infiammazione è portare sangue supplementare affinché arrivino tutte le risorse necessarie per riparare il danno.
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E naturalmente, se porto sangue supplementare, la zona si gonfia, diventa rossa, diventa calda.
Perché?
Perché sto portando sangue affinché arrivino i mezzi, arrivino le risorse e si possa riparare.
Ci sono, in linea di principio, due tipi di infiammazione.
L’infiammazione acuta, cioè quella che avviene in un periodo di tempo breve.
E l’infiammazione cronica, quella che si prolunga nel tempo, per settimane, mesi o addirittura anni.
L’infiammazione acuta è chiaramente un meccanismo di riparazione.
Ma l’infiammazione cronica è già un problema in sé.
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Una persona che abbia un’articolazione infiammata per mesi o anni non sta riparando niente.
È successo qualcosa, qualcosa è andato storto, e l’infiammazione si è trasformata in un problema in sé.
E mi piacerebbe far notare una circostanza.
È quello che chiamiamo infiammazione di basso grado.
L’infiammazione di basso grado fa parte dell’infiammazione cronica.
Che cos’è l’infiammazione di basso grado?
Ultimamente quello che si sta vedendo è che, soprattutto noi che viviamo in questo mondo folle, siamo troppo attivati.
Il male della nostra epoca.
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Il male del nostro mondo.
Il male del luogo in cui viviamo e di come viviamo.
È che abbiamo un eccesso di attivazione.
Siamo troppo attivati.
Siamo troppo “caldi”.
Siamo troppo attivi.
E questo eccesso di attivazione, in relazione allo stress, alla fretta, a una dieta magari poco adeguata, in relazione a molte cose, produce un certo grado di infiammazione quasi impercettibile, ma molto prolungata.
Quindi le persone che viviamo in questa follia…
È molto probabile che, per effetto di questa attivazione eccessiva abbiamo un certo grado di infiammazione praticamente impercettibile, ma continuo, continuo, continuo, continuo, per anni.
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E questa infiammazione, che chiamiamo infiammazione di basso grado, è un’infiammazione che può essere alla base di molti problemi di salute e di molte malattie tipiche del nostro tempo.
A livello cardiovascolare.
A livello neurologico.
A molti livelli.
Può essere la conseguenza di una piccola infiammazione, praticamente impercettibile, ma molto prolungata nel tempo.
Questo è ciò che chiamiamo infiammazione di basso grado.
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Poi faremo un commento su di essa.
Ma questo non ha niente a che vedere con l’infiammazione acuta, che è quella che il corpo utilizza per riparare.
I meccanismi di riparazione, come dicevamo poco fa, arrivano attraverso il sangue.
L’infiammazione comporta un apporto supplementare di sangue.
E questo è molto importante.
Lo commenteremo in dettaglio.
Se provochiamo una piccola infiammazione controllata — questo è molto importante — il nostro corpo possiede meccanismi di riparazione, possiede meccanismi di controllo, possiede meccanismi di sopravvivenza.
E molti dei problemi che abbiamo oggi, è brutto dirlo così, derivano dal fatto che viviamo troppo bene.
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Bisogna capire in che senso.
Mangiamo tutti i giorni.
Non sopportiamo particolari calori, particolari freddi.
Non abbiamo sete per il fatto di non bere per giorni.
Cioè, i nostri tessuti, il nostro organismo — ognuno ha la propria storia, il proprio problema — ma, entro certi limiti, il nostro corpo vive abbastanza bene.
Voglio dire che non gli mancano i nutrienti.
Un’altra cosa è che mangiamo quello che mangiamo.
Ma il nostro corpo è abituato al fatto che non gli manchino le cose.
E quando il nostro sistema di controllo vive troppo bene, il problema è che si adagia.
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Il problema è che arriva un momento in cui anche la nostra capacità di adattamento diminuisce.
E ora ci sono una serie di discipline di cui si sente parlare sempre di più e che quello che fanno è mettere alla prova i nostri meccanismi di adattamento.
Quindi ci sono persone che dicono:
«Bene, facciamo un digiuno di 16 ore».
Oppure facciamo un digiuno per un certo numero di giorni.
Perché?
Perché stiamo obbligando il corpo a entrare in una via d’emergenza, in una via che non è quella normale.
Facciamo una doccia calda e poi ci immergiamo nel freddo.
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«Bene, quale necessità c’è?».
Che il corpo si adatti alla temperatura.
Stiamo alcuni secondi senza respirare.
«No, perché?».
Perché il corpo si abitui alla mancanza di ossigeno.
Cioè, oggi esistono tecniche nelle quali ciò che si fa e ciò che si propone è abituare il corpo a stare male, tra virgolette, affinché i meccanismi di adattamento, i meccanismi, diciamo, di sopravvivenza, rimangano attivi.
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Allora, cosa fa lo shiatsu?
Noi abbiamo le nostre cellule che normalmente vivono abbastanza bene.
Hanno il loro apporto sanguigno, sono calde, stanno bene.
Quello che facciamo con lo shiatsu è portare quei tessuti un po’ verso il limite.
Spingere un po’ i limiti, affinché quei meccanismi di sopravvivenza rimangano attivi.
Quello che produce è uno stress nei tessuti.
Tutti sappiamo che le caratteristiche delle pressioni dello shiatsu sono, da una parte, che la pressione è una pressione perpendicolare al piano nel quale stiamo entrando.
Questo viene spiegato fin dall’inizio.
Concentrata su una piccola…
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…superficie.
Facciamo pressioni concentrate su piccole superfici.
E, cosa ancora più importante, sono pressioni mantenute.
Possiamo dire una cosa, e possiamo dirla in modo categorico:
tutto questo è importante.
Che sia perpendicolare.
Che sia concentrata.
Un terapeuta che si dedichi a entrare, uscire, entrare, uscire, entrare, uscire, entrare, uscire, sta perdendo miseramente il tempo.
Perché l’effetto dello shiatsu si produce durante la fase di mantenimento.
Un terapeuta che lavori dall’hara, che proietti bene il proprio peso, che si posizioni…
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…sul punto e che mantenga una pressione alla profondità adeguata per uno, due, tre, cinque secondi…
È in quei pochi secondi che si sta producendo l’effetto.
È lì che si produce il cambiamento.
Perché?
- Perché nella pressione di mantenimento, da una parte, come dico, si produce il cambiamento.
- Stiamo fornendo supporto a quel corpo, per, diciamo, riabilitarsi.
E soprattutto, in quei tre secondi in cui stiamo premendo in profondità, stiamo provocando una mancanza di ossigeno a quelle cellule.
Stiamo, in modo colloquiale interrompendo la circolazione.
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Cioè, una pressione profonda mantenuta per appena uno, due, tre secondi è molto poco.
D’accordo?
È molto poco.
Ma stiamo interrompendo il flusso di ossigeno verso quelle cellule.
E quando una cellula si trova senza ossigeno deve mettere in funzione un meccanismo di sopravvivenza.
È ciò che stiamo facendo.
Se vogliamo essere buoni terapeuti di shiatsu è assolutamente indispensabile — e posso dirlo in modo categorico — avere una buona pressione di mantenimento.
Un terapeuta che non abbia una buona pressione di mantenimento non sarà mai un buon terapeuta, perché è nella fase di mantenimento — due secondi, uno, tre, cinque — che si produce il cambiamento.
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Che cosa succede in questo caso?
Stiamo producendo una ischemia, che in definitiva significa produrre una mancanza di sangue che porterà i tessuti a ciò che chiamiamo ipossia, che non è né più né meno che una mancanza di ossigeno.
Abbiamo due modi, diciamo, di ottenere energia nelle cellule.
C’è un modo che è il metabolismo aerobico, che si produce in presenza di ossigeno.
È quello normale, quello che abbiamo noi.
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Quando il glucosio, che è il combustibile, si combina con l’ossigeno, si produce una reazione chimica.
E questa reazione chimica è energeticamente molto redditizia.
Otteniamo 38 unità di energia.
Quando non abbiamo ossigeno continuiamo a utilizzare lo stesso combustibile, che è il glucosio.
Ma il glucosio, in assenza di ossigeno, invece di produrre 38 unità di energia ne produce due.
E produce anche una serie di elementi residuali, come l’acido lattico, che sono quelli che ci producono la sensazione di “agujetas”, cioè di indolenzimento muscolare post-esercizio.
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Tutti quelli che siamo in questo ambiente conosciamo molto bene quello che è l’effetto Menken.
Consiste nel fatto che il paziente, dopo una seduta ben fatta — ben fatta — di shiatsu, dopo alcune ore, dopo pochi giorni, ha una sensazione che, quando dobbiamo spiegarla in qualche modo, quando dobbiamo descriverla in qualche maniera, diciamo che è una specie di “agujetas”.
È la cosa che ci risulta più simile per spiegare l’effetto Menken.
E perché?
Perché la situazione è metabolicamente la stessa delle “agujetas”.
*** Agujetas in spagnolo significa dolori muscolari post-esercizio, cioè i classici DOMS: indolenzimento e dolore che compaiono soprattutto dopo uno sforzo fisico insolito o intenso.
Noi abbiamo le “agujetas” quando facciamo un esercizio particolarmente intenso, in modo tale che non abbiamo sufficiente irrorazione sanguigna, sufficiente flusso sanguigno per mantenere quel muscolo in buone condizioni.
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Quindi abbiamo le “agujetas”.
Noi abbiamo una sorta di “agujetas da ossigeno” con la nostra pressione.
C’è un lavoro che è stato pubblicato due o tre mesi fa che spiega come si entra in questa via, in questa via anaerobica.
Gli organi all’interno della cellula che si occupano di estrarre energia sono i mitocondri.
Il mitocondrio è una centrale energetica che abbiamo all’interno della cellula.
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E quando viene interrotto il rifornimento di ossigeno, entrano in funzione alcuni meccanismi che fino ad ora si credeva fossero legati ai canali del calcio.
Vediamo: nella cellula ci sono una serie di canali, all’interno della cellula stessa, attraverso i quali fluiscono una serie di ioni, una serie di sostanze chimiche.
E quello che si è pensato per 40 anni è che il responsabile dell’attivazione di questa via d’emergenza fossero gli ioni del calcio.
Arrivano i canali del calcio.
E ora risulta che è stato scoperto recentemente che non è il calcio, ma i canali del sodio.
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Un meccanismo differente.
E quello che si è visto, altrettanto interessante, è che quando togliamo ossigeno alla cellula ed entriamo in questa via anaerobica, si producono una serie di mediatori chimici che non agiscono soltanto a livello cellulare, ma a livello di tutto il corpo.
Cioè, io sto producendo una mancanza di ossigeno qui nella mia gamba.
Come reazione locale si sta generando una serie di mediatori chimici che faranno migliorare l’ossigenazione di tutto il mio corpo.
Perché, tra le altre cose, questi mediatori chimici miglioreranno la mia respirazione.
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Perché apriranno spazi respiratori a livello polmonare e faranno sì che tutto il mio corpo sia meglio ossigenato.
Cioè, se io produco compressioni, un’ipossia locale in una parte del corpo, si stanno generando una serie di mediatori chimici che miglioreranno non soltanto la situazione a livello locale, ma a livello di tutto il corpo e dell’ossigenazione.
Questo, secondo me, è una scoperta importante.
E spiega come un trattamento locale possa avere a volte effetti generalizzati sul corpo del paziente.
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(Se in qualche momento qualcosa non è chiaro, quelli da casa non so come farete, chiamando per telefono mi dite e insistiamo.)
Continuiamo a vedere i meccanismi attraverso i quali agisce il nostro organismo.
Ci sono centinaia di sostanze, di mediatori chimici che circolano nel sangue.
Ormoni, tutto ciò che possiamo immaginare.
E abbiamo una serie di recettori.
Nel momento in cui un determinato ormone, un determinato composto chimico arriva al recettore, quell’elemento chimico si unisce al recettore.
Si incastra, inoltre, come se fosse una chiave in una serratura.
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Perché la struttura è, diciamo, progettata affinché quel determinato composto si incastri esattamente con quel determinato recettore.
E nel momento in cui si incastrano si scatena l’azione, qualunque essa sia.
Quindi c’è un meccanismo molto frequente nell’organismo, che è questo meccanismo chiave-serratura.
Che cosa significa?
Che ci sono recettori che hanno la forma esatta affinché si accoppi una determinata sostanza.
Questo non funzionerebbe con una sostanza che avesse una struttura molecolare differente.
Bene.
Questo è il meccanismo della chiave e della serratura.
36:15
E risulta che alcuni anni fa i ricercatori scoprirono una cosa che li lasciò piuttosto perplessi.
Nel nostro organismo avevamo dei recettori che aspettavano che arrivasse questa sostanza.
E dici:
«Ma questa è una pianta del campo, non è una sostanza nostra, diciamo, interna».
Questa è la papaver somniferum, la pianta del papavero da oppio.
È una pianta dalla quale si estrae l’oppio e dalla quale si estraggono una serie di derivati, per esempio la morfina.
E naturalmente la domanda che si fecero i ricercatori fu:
come è possibile che nel nostro organismo abbiamo un recettore specifico per gli oppiacei, se quella sostanza proviene da una pianta?
36:55
E seguendo questa pista scoprirono una cosa.
Il nostro organismo è capace di sintetizzare sostanze chimiche uguali alla morfina.
Per questo abbiamo questo tipo di recettori.
Queste sostanze che sono strutturalmente uguali alla morfina sono le endorfine.
Le endorfine non sono una singola sostanza.
Sono una famiglia di composti chimici che il nostro organismo secerne in risposta a determinate situazioni.
Per esempio, le endorfine vengono secrete quando abbiamo dolore, perché le endorfine hanno un effetto analgesico.
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Le endorfine possono essere secrete, per esempio, come risposta all’esercizio fisico.
Quindi, se io ho un dolore e lo sopporto un po’, il mio corpo farà quello che deve fare: secernerà il proprio analgesico e rilascerà endorfine che mi calmeranno.
Ci sono persone che quando fanno attività fisica hanno una sensazione di benessere molto evidente.
Ci sono persone che escono a correre e dopo aver corso hanno una sensazione di benessere molto evidente.
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E ci sono persone che invece no.
Ci sono persone che escono a correre, si stancano e dicono:
«Bene, ho fatto attività fisica».
Ma ci sono persone per le quali la sensazione di benessere prodotta dalle endorfine arriva quasi a creare dipendenza.
Hanno bisogno della loro dose.
È letteralmente la loro dose di morfina.
Le endorfine possono essere secrete in risposta ad alimenti come il cioccolato.
Possono essere secrete in risposta al dolore, all’esercizio fisico, al sesso, al cioccolato, alla risata.
L’agopuntura fa sì che il nostro corpo secerna endorfine e lo shiatsu fa sì che il nostro corpo secerna endorfine.
38:51
Questo è molto importante.
A volte la gente ci chiede:
«Bene, che cosa succede quando premi una persona?».
Bene, tra le altre cose che abbiamo visto, stiamo generando endorfine.
E questo spiega la sensazione di benessere che molte volte ha il paziente.
Finisce la seduta e non ha soltanto una sensazione di benessere, ma quella sensazione di “sballo” quando esce dalla seduta.
A volte lo guardi e dici:
«Bene, questo sembra drogato».
Ma è letteralmente drogato, perché siamo riusciti a fargli generare una quantità di morfina sufficiente affinché il paziente esca
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«Ma dove va tutto questo? Arriverà a casa».
E questo è dovuto alla secrezione di endorfine che stiamo producendo
Quindi le endorfine producono sensazione di piacere, producono sensazione di euforia, più marcata in alcune persone che in altre.
Possono produrre rilassamento o euforia, secondo un po’ la biochimica di ciascuno.
Ma potenziano il sistema immunitario.
Questo è un tema anche molto importante.
Noi, attraverso lo shiatsu possiamo migliorare il sistema immunitario del paziente.
40:02
Ci sono altri modi per farlo, che commenteremo poi.
Ma un modo per potenziare il sistema immunitario è attraverso la secrezione di endorfine.
E sono sostanze che migliorano la memoria e l’attenzione.
Cioè, una seduta di quelle in cui vedi che il paziente esce dalla porta completamente “sballato”, contento, ha una serie di benefici che sono perfettamente documentati e che possiamo anche spiegare al paziente.
Possiamo spiegare a chi ci chiede:
«Che cosa stiamo facendo quando facciamo la seduta?».
Ora entriamo in un tema in un tema complicato.
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Tutto questo ci è arrivato dall’Oriente.
Tutto questo ci è arrivato dal Giappone.
E ci è arrivato in un modo che a volte ci risulta un po’ difficile da comprendere, così come lo raccontano loro, o così come lo raccontano gli orientali.
Perché loro ci parlano di meridiani energetici.
E ci dicono che ci sono una serie di canali energetici attraverso i quali l’energia va, sale, scende, passa da una parte all’altra.
Ci dicono che ci sono una serie di punti che sono quelli che premiamo con tutta l’intenzione.
E che quei punti hanno azioni specifiche.
E che non è la stessa cosa premere qui oppure in un punto che si trova a due centimetri di distanza.
Perché ci sono punti concreti in luoghi concreti che fanno azioni concrete.
Questi punti in giapponese li chiamano tsubo.
E il concetto di tsubo è praticamente sovrapponibile a quello di punto di agopuntura.
E naturalmente gli orientali ci trasmettono una mappa, ci trasmettono uno scenario nel quale ci sono canali energetici, punti, una serie di cose.
E noi ci chiediamo:
«Bene, e questo come lo spieghiamo secondo la medicina occidentale?».
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Come possiamo spiegare fisicamente cosa sono, dal punto di vista di ciò che possiamo vedere nella medicina?
Se esaminiamo i punti di agopuntura, o gli tsubo, che sarebbe la stessa cosa, hanno una serie di caratteristiche.
E queste caratteristiche ci permettono di individuare un punto di agopuntura.
È un punto particolarmente sensibile al tatto.
Quando vogliamo trovare un punto, semplicemente palpano la zona.
E nel momento in cui trovi un punto, un luogo, e il paziente dice:
«Ahi! Ahi!»
è perché sono punti sensibili.
E inoltre danno delle sensazioni caratteristiche.
Sono punti sensibili.
Un’altra cosa curiosa e interessante:
hanno un comportamento elettrico particolare.
Ci sono alcuni piccoli strumenti che chiamiamo cercapunti.
Sono delle piccole sonde che misurano il passaggio dell’elettricità, misurano la resistenza elettrica.
E succede che tu passi questi cercapunti sulla pelle del paziente e improvvisamente, quando arrivi in un punto, iniziano a emettere un segnale acustico.
Perché?
Perché hanno rilevato un punto particolarmente permeabile all’elettricità.
E quello che sappiamo è che i punti di agopuntura hanno una minore resistenza elettrica e la corrente si trasmette più facilmente attraverso il punto di agopuntura.
43:01
Cioè, possiamo individuare i punti.
E questo è vero.
Possiamo individuare i punti con un apparecchio che misura il passaggio della corrente elettrica.
E una cosa interessante è che, se il punto di agopuntura è, diciamo, “malato”, cioè se è un punto alterato, conduce ancora meglio l’elettricità.
Quindi ci sono apparecchi che ti permettono di sapere non soltanto se sei nel punto, ma anche se quel punto è, per così dire deteriorato, alterato, malato.
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Perché allora è ancora più conduttivo elettricamente.
E questo, la sensibilità al tatto e il passaggio della corrente, si conoscono da molto tempo, già da decenni.
Perché nelle biopsie — e questo lo fece Bossi negli anni ’80 — nelle biopsie si è visto che i punti di agopuntura hanno un maggior numero di terminazioni nervose libere di tipo C, di cui parlavamo prima.
Per questo sono più sensibili al tatto.
Hanno un maggior numero di capillari, di vasi sanguigni venosi, il che fa sì che ci sia più acqua e, quindi trasmettano meglio l’elettricità.
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Possiamo utilizzarlo per la diagnosi oppure, naturalmente, per la terapia.
Ma il fatto di trovare un punto particolarmente sensibile ci dà già un’indicazione di come sta, energeticamente, quel punto.
Molti punti fanno parte dei meridiani energetici.
E una cosa curiosa è che, da centinaia e migliaia di anni, guardi i disegni che facevano i cinesi migliaia di anni fa e ti disegnano i meridiani esattamente come adesso.
Cioè, non è che uno crede che sia così e un altro che sia un’altra cosa.
Sembra che ci sia unanimità riguardo alla localizzazione dei punti e alla localizzazione dei meridiani.
E qui arriva un tema interessante.
La maggior parte dei punti di agopuntura coincide, nella localizzazione, con quelli che chiamiamo punti trigger miofasciali.
Che cos’è un punto trigger miofasciale?
Un punto trigger miofasciale è una zona del muscolo o della membrana che riveste il muscolo, la miofascia.
Sono punti che fanno parte del muscolo o della membrana che riveste il muscolo e che sono particolarmente sensibili alla palpazione.
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I punti trigger hanno una localizzazione molto facilmente prevedibile.
Se guardate un libro sui punti trigger vedrete che sono praticamente descritti.
Possono esserci punti trigger, diciamo, di localizzazione variabile, ma i più importanti possono essere praticamente previsti.
Puoi prevedere dove si troveranno i punti trigger.
Sono zone particolarmente eccitabili del muscolo.
E hanno una caratteristica:
quando il punto trigger si attiva, quando il punto trigger è sensibile, produce una contrazione muscolare riflessa.
Quindi quello che abbiamo scoperto è che, da una parte, c’erano i punti di agopuntura che ci raccontavano i cinesi.
Dall’altra parte, studiando le fibromialgie e studiando una serie di altre cose, c’erano i punti trigger.
E allora prendi la mappa dei punti trigger, prendi la mappa dei punti di agopuntura e dici:
«Sono gli stessi. Sono negli stessi luoghi».
E bene, c’è un modo di spiegarlo.
Forse non al 100%.
Forse non al 100%.
Ma quello che noi conosciamo come punti trigger sembra essere la stessa cosa di ciò che i cinesi conoscono come punti di agopuntura.
46:30
E in ogni caso i punti di agopuntura sono porte d’ingresso al nostro corpo energetico.
Sono porte d’ingresso perché lavorando su questi punti riusciremo a ottenere azioni a distanza, azioni ad altri livelli.
E diciamo che l’effetto non è soltanto un effetto locale, del tipo «mi fa male o non mi fa male», oppure «è più sensibile».
Ma i punti di agopuntura ci permetteranno di fare trattamenti a distanza di altre parti, a molti livelli, come vedremo.
I giapponesi spiegano questo concetto attraverso gli tsubo.
47:06
Uno tsubo è quello che vedete qui nella fotografia.
È un’anfora che ha un collo stretto.
La utilizzavano i pescatori, forse la utilizzano ancora, per pescare i polpi.
È una trappola.
Il polpo entra attraverso la bocca stretta e quando è dentro non sa uscire.
La utilizzano per pescare.
E quando spieghiamo questo nell’ambito dello shiatsu, diciamo che lo tsubo, questa specie di anfora, noi lo lavoriamo sul collo, sulla parte più esterna dell’anfora.
Quando premiamo un punto, stiamo premendo sulla bocca, sull’apertura dell’anfora.
Ma l’anfora agisce come un risonatore.
Cioè, noi trattiamo la superficie dell’anfora, ma si produrrà un effetto amplificato, un effetto a distanza.
In modo tale che lo tsubo agisca come un amplificatore, come un risonatore.
Noi agiamo sulla parte esterna, sulla parte più superficiale, ma si produrrà un effetto molto (più ampio)
48:21
E per quanto riguarda i meridiani energetici, qui c’è un’altra storia.
Qui c’è un’altra storia che richiederebbe molto tempo per essere discussa.
Ma cerchiamo di abbreviare il dibattito.
I meridiani energetici sono perfettamente definiti da molti anni.
E c’è unanimità su quali siano e dove si trovino.
In questo senso è tutto abbastanza chiaro.
Sappiamo che c’è una rete di meridiani superficiali, che è quella alla quale noi accediamo attraverso le pressioni e gli aghi.
E che c’è una rete energetica profonda, che arriva alle viscere e a tutti gli organi interni.
E sappiamo che le due reti sono interconnesse.
In modo tale che tu puoi accedere a un punto superficiale e ottenere un effetto sugli organi.
48:54
Collegano organi e viscere con la superficie e ci permettono — e questo è forse l’aspetto più importante — di modulare l’attività dei nostri organi e delle nostre viscere come se avessimo un telecomando, attraverso punti superficiali.
Questo, naturalmente, è un’opportunità incredibile.
Perché possiamo modificare l’attività degli organi e delle viscere agendo su elementi periferici accessibili, come i punti superficiali.
Bene, fino a qui ci siamo.
49:32
Ma, naturalmente:
che cosa sono i meridiani?
Chi li ha visti?
Chi ha visto un meridiano?
C’è una teoria, che è, beh, una teoria di uno scienziato, che era Kim Bong-Han (김봉한), medico e ricercatore nordcoreano.
Questa teoria, guardate, risale agli anni Sessanta, 1961-1965.
Quest’uomo disse di aver trovato una serie di canali, di canali fisici, che avevano una serie di proprietà e che erano di origine embrionale.
E descrisse una serie di fibre, una serie di proprietà che, secondo lui, spiegavano il sistema dei meridiani.
Ma è successo qualcosa.
Bene realmente è così.
50:19
Questo lo disse nel 1961-65.
Siamo nel 2020 e non ci sono notizie nuove.
Perché credo che sia passato abbastanza tempo perché qualcuno lo avesse visto attraverso un’altra procedura, perché qualcuno avesse pubblicato qualcosa.
Bene, la cosa è rimasta lì.
E, per quanto ne so, per quanto ne so, non c’è nessuna pubblicazione recente che faccia da conferma a questa ipotesi.
E ora c’è un altro modo di vedere il sistema dei meridiani.
Perché, come accadeva per i punti trigger miofasciali, che coincidevano con i punti di agopuntura, quello che si sta vedendo ormai da un po’ di tempo è che i meridiani energetici coincidono con il percorso dei nervi periferici.
E allora dici:
«Bene, è una casualità?».
Non è una casualità?
E c’è chi dice:
«No, non è una casualità, perché realmente i meridiani energetici…».
C’è chi dice che sono nervi periferici.
50:56
E vedremo qualche elemento che va realmente in questa direzione, qualche spiegazione che va in questa direzione.
Innanzitutto non è stata trovata un’altra cosa migliore.
Non è stata trovata un’altra struttura che lo spieghi meglio.
E quello che è sempre più documentato è che la coincidenza tra il nervo periferico e il meridiano di agopuntura è molto, molto, molto importante.
51:32
Commentiamo uno studio che ha a che vedere con i meridiani e con i punti e che, per me, è importantissimo.
Credo che sia una delle scoperte più importanti che siano state fatte negli ultimi anni.
E non è uno studio isolato, perché ne sono stati fatti diversi in questa direzione.
E questo apre un panorama realmente molto, molto, molto, molto, molto interessante.
Continuo a raccontarvi un po’ la storia.
52:19
Sappiamo che c’è un punto che si trova qui, sotto il ginocchio.
Il punto Stomaco 36.
E sappiamo che questo punto, Stomaco 36, se ascolti gli orientali, ti dicono che aumenta la resistenza dell’organismo, potenzia il sistema immunitario e ha un potente effetto antinfiammatorio.
Cioè, uno di quei punti di cui dici:
«Ha effetti assolutamente incredibili».
E dici:
«Bene, che cosa succede quando, per esempio, mettiamo un ago o premiamo il punto Stomaco 36?».
Ora che abbiamo tecnologie che qualche anno fa non esistevano come nel caso della risonanza magnetica, quello che possiamo fare è mettere un soggetto in una macchina per la risonanza magnetica.
52:57
Stiamo vedendo in tempo reale quali sono le aree del suo cervello che sono più o meno attive, perché compaiono in colori differenti.
Lo stiamo vedendo.
Quindi mettiamo il paziente nella macchina e mettiamo un ago nel punto Stomaco 36.
E quello che si è visto — e questo studio è molto importante — è che quando mettiamo l’ago o stimoliamo il punto Stomaco 36, stiamo inviando un segnale al cervello.
E inoltre, prima di tutto, lo stiamo inviando attraverso il nervo sciatico.
53:33
E dici:
«Bene, allora questa storia dei meridiani…».
Bene, il segnale sta arrivando attraverso lo sciatico.
Perché?
Perché il modello sperimentale è il seguente.
Quello che hanno fatto è stato tagliare il nervo sciatico.
Nel momento in cui tagli lo sciatico, quella risposta scompare.
E se tagli lo sciatico e stimoli l’estremità che hai lasciato tagliata, la risposta ricompare.
Cioè, quello che è chiaro è che lo stimolo che parte da Stomaco 36 viaggia attraverso il nervo sciatico.
Questo è stato verificato.
Quindi arriva fino ad alcuni nuclei che si trovano…
54:07
…nel nostro cervello, nella zona del mesencefalo.
E stai vedendo il cervello del paziente in tempo reale.
E improvvisamente si illuminano una serie di nuclei.
[MUSICA]
Ecco.
Pungiamo Stomaco 36.
Mandiamo attraverso lo sciatico un segnale verso una zona.
Vediamo attraverso la risonanza magnetica che questa zona si illumina, si accende.
Cioè, la stiamo attivando.
Questi nuclei del mesencefalo attivano alcuni nuclei che si trovano accanto.
Sono nuclei del nervo vago.
Il nervo vago invia un segnale alle ghiandole surrenali, che si trovano sopra i reni.
54:56
E le ghiandole surrenali immettono nel sangue una serie di mediatori chimici.
Uno di questi è la dopamina, ma ce ne sono molti altri che hanno effetto antinfiammatorio, eccetera, eccetera.
Cioè, è vero ciò che sta accadendo.
Quindi oggi quello che sappiamo è che quando lavori su Stomaco 36 — e diciamo che gli orientali raccontavano meraviglie del punto Stomaco 36, che sembrava facesse di tutto — quello che stai facendo è produrre, attraverso il cervello, una scarica delle ghiandole surrenali.
E quella scarica delle surrenali è quella che realmente produrrà l’effetto.
55:25
E questo non è uno studio isolato.
Per esempio, il punto Intestino Crasso 4 agisce a livello prefrontale.
E si sa anche attraverso quali aree funziona.
Cioè, si stanno facendo una serie di lavori che consistono nel pungere o stimolare un punto periferico e vedere quali zone cerebrali stiamo attivando.
E queste aree cerebrali, a loro volta, attraverso il sistema endocrino, stanno liberando mediatori chimici che stanno facendo il lavoro.
Questo, per me, è un lavoro fondamentale.
Perché ciò che sta dimostrando è che quello che facciamo, innanzitutto, si può vedere, si può misurare, si può dimostrare.
E quando noi terminiamo una seduta e diciamo:
«Perché non abbia Menken, facciamogli alcune pressioni su Stomaco 36»,
che cosa stiamo facendo?
Stiamo scaricando le surrenali affinché abbia un effetto antinfiammatorio.
Questo è uno studio importantissimo.
E non è l’unico.
Spiega una delle cose più importanti della pressione sui punti di agopuntura, sugli tsubo
56:29
.
Cioè, oggi possiamo dire che lo shiatsu è una tecnica di stimolazione cerebrale a distanza.
Quando siamo capaci di stimolare determinati punti, stiamo attivando una serie di aree cerebrali che, a loro volta, produrranno un effetto attraverso il sistema nervoso e il sistema…
Questo è, per me, un tema della massima, massima importanza.
Insisto: non è un tema isolato.
Non è un elemento isolato.
Questo è denso.
Adesso entriamo nel tema dello Yin e dello Yang.
57:10
«È uno studio quando e come si chiama?».
«Sì, per prendere nota delle referenze».
«Avevo verificato questo con altri punti?».
«Sì, sì, sì».
E inoltre troverete non soltanto Stomaco 36.
Credo che sia stato il primo a essere pubblicato, ma se ne pubblicano sempre di più.
Ogni volta vengono studiati più punti.
Diventa sempre più complesso.
Ma, non so, se fai una ricerca su Stomaco 36, risonanza magnetica, cervello…
Non so se volete fermarci cinque minuti prima di entrare nello Yin e nello Yang, o la gente che è a casa.
Perché adesso arriva un’altra parte.
Quello che mi dite.
Capisco che tutti questi siano temi un po’ densi.
Ma non mi piace far perdere tempo alla gente.
Quindi mi piace dare il massimo di informazioni possibile senza intrattenermi troppo.
57:53
Ma, bene, qualsiasi cosa vogliate proporre, la proponiamo.
Quelli da casa si sentono?
Bene.
Parliamo dello Yin e dello Yang.
Un’altra delle cose che, quando entriamo in questi mondi della medicina cinese e dello shiatsu, dici:
«Mamma mia!».
Lo Yang è tutta una filosofia.
È tutta una spiegazione del mondo, del cosmo, dell’esistenza.
Lo Yin e lo Yang sono, diciamo, una forma di dualismo.
Un modo per spiegare che l’universo, la creazione, il mondo hanno due aspetti.
Hanno due parti.
Due parti che sono, da una parte, opposte e, dall’altra, complementari.
Quindi il principio di Yin e Yang è applicabile a tutta la creazione.
È applicabile a tutta l’esistenza.
Questo dà una filosofia di ciò che è il mondo.
Ma noi lo utilizzeremo riferendoci al nostro corpo e riferendoci alle funzioni del nostro organismo.
Ma il concetto, naturalmente, è molto più ampio di quello che possiamo dire noi.
Tutti abbiamo sentito parlare di Yin e Yang.
L’immagine più frequente è che lo Yin sia la parte in ombra, la parte della montagna che non riceve il sole.
Lo Yang è la parte soleggiata della montagna.
E Yang è quindi tutto ciò che è luce, tutto ciò che è calore, tutto ciò che è movimento, tutto ciò che è attività.
Yin è tutto il contrario:
la zona oscura, la zona fredda, la zona di riposo.
E bene, è facile trovare queste corrispondenze in molti testi.
Parleremo di Yin e Yang riferendoci al nostro organismo e alle funzioni dei nostri organi.
E presenteremo due situazioni:
una situazione di massimo Yin e una situazione di massimo Yang,
per illustrare come Yin e Yang si riflettono nel nostro organismo.
59:59
La situazione di massimo Yang sarebbe una situazione di massima attività, di massima attivazione.
E ce l’abbiamo illustrata qui dal cavaliere al quale compare davanti un leone e che ha uno spavento enorme.
E poi abbiamo la situazione di massimo Yin, che è quella del signor Simpson che, dopo aver mangiato, sta facendo la digestione e gli sta cadendo la bava.
Vediamo la situazione di massimo Yang.
In una situazione di massima attivazione, la prima cosa che succederà è che ci sarà un’attivazione a livello emotivo, a livello cerebrale, a livello intellettuale.
Saremo in una situazione di massima allerta.
Arriva il leone.
Dobbiamo essere completamente attivati.
Che cosa succederà?
C’è un pericolo.
Un pericolo importante per la nostra vita.
Ci può mangiare.
E dobbiamo avere una reazione che ci permetta di sopravvivere.
E questo sarà o combattendo o scappando.
E in ogni caso dovremo utilizzare i nostri muscoli per combattere o per correre.
E quindi la muscolatura si tenderà.
Lo Yang produce tensione muscolare.
1:01:09
Lo Yang produrrà una situazione nella quale genereremo molto calore.
Perché quella che sta per arrivare è bella intensa.
Dovremo combattere o dovremo fuggire.
Quindi ci anticipiamo e diciamo:
«Come faremo a produrre molto calore?».
Cominciamo a sudare.
È il modo che abbiamo per dissipare il calore.
E naturalmente il sangue che potevamo destinare alla digestione o a qualsiasi altra cosa, niente.
Sangue ai muscoli.
Facciamo un’impennata del glucosio.
Cerchiamo di ottenere la maggiore quantità possibile di sangue per i muscoli.
1:01:44
Muscoli tesi, molto attivati, perché dobbiamo realmente andarcene a gambe levate per combattere o sopravvivere.
Questa è la situazione di massimo Yang.
La situazione di massimo Yin sarebbe il pisolino dopo aver mangiato.
Bisogna tenere conto che Yin si riferisce anche ai liquidi organici.
Cioè, i liquidi, i liquidi organici, appartengono alla sfera Yin.
Per esempio, nella reazione Yang i liquidi non interessano.
Quando siamo nervosi abbiamo la gola secca come una spugna.
Perché?
Perché i liquidi sono Yin.
E questa è una situazione di massimo Yang.
Invece la situazione di massimo Yin è quella in cui hai mangiato bene, ti viene sonno.
Quindi il livello di attivazione è molto basso.
Sei praticamente addormentato.
Ti sta cadendo la bava.
Perché siamo in un momento Yin nel quale prevarranno i liquidi.
Perché i liquidi saranno necessari per fare la digestione.
E ci sarà una mobilizzazione molto importante dei liquidi.
Abbiamo bisogno della muscolatura per fare cosa?
Per niente.
Quindi c’è una situazione di ipotonia muscolare.
Il corpo si raffredda.
Dobbiamo coprirci.
Stai facendo il pisolino e hai bisogno della copertina da metterti sulla pancia perché non stiamo producendo calore.
È una situazione, innanzitutto, di riposo.
Una situazione nella quale verrà gestita una grande quantità di liquidi.
E una situazione nella quale avremo freddo perché non abbiamo realmente bisogno di alcun tipo di attività fisica.
Queste sarebbero le situazioni di massimo Yang e massimo Yin.
1:03:31
Bene.
Ora arriva la medicina occidentale.
E dice:
noi abbiamo un sistema, una parte del nostro sistema nervoso, che è il sistema nervoso autonomo.
Il sistema nervoso autonomo è quello che si occupa di tutti gli automatismi del nostro corpo.
Il sistema nervoso autonomo si occupa di muovere l’intestino.
Si occupa di fare in modo che il battito cardiaco sia più rapido o più lento.
Si occupa della respirazione.
Si occupa di tutti i meccanismi, diciamo, delle nostre viscere, di tutti gli automatismi.
Di questo si occupa il sistema nervoso autonomo.
E il sistema nervoso autonomo ha due divisioni.
1:04:07
Una attivatrice, che è il sistema nervoso simpatico.
E un’altra, opposta, che è il parasimpatico.
E risulta che, quando metti il sistema nervoso autonomo e il concetto di Yin e Yang uno accanto all’altro, si sovrappongono perfettamente.
E che cosa possiamo vedere?
Che la situazione Yang, la situazione attivatrice che abbiamo descritto secondo la medicina tradizionale cinese, corrisponde a ciò che è il sistema nervoso autonomo simpatico.
Mentre la situazione che abbiamo visto come situazione di massimo riposo, di digestione, corrisponde alla reazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico.
E questo ci dà una chiave, davvero preziosissima, per tradurre nel linguaggio occidentale lo Yang in termini di simpatico e parasimpatico.
1:04:47
Abbiamo qui un grafico del simpatico e del parasimpatico.
Quindi guardate:
il sistema simpatico, che sarebbe lo Yang che stavamo descrivendo prima, dilata la pupilla.
Dobbiamo vedere ciò che sta succedendo.
Inibisce la salivazione.
Ci secca la bocca.
Rilassa i bronchi.
Avremo bisogno di molta aria per scappare.
Accelera il polso.
Certo che lo accelera.
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Inibisce l’attività digestiva.
Dimenticati di mangiare.
Bisogna scappare.
Stimola il rilascio del glucosio, eccetera, eccetera.
Cioè, quello che fa il sistema simpatico, la divisione simpatica del sistema nervoso autonomo, è ciò che noi abbiamo descritto prima come situazione di massima attivazione, di massimo Yang.
E invece il parasimpatico, guardate cosa fa:
contrae la pupilla.
E non soltanto la pupilla.
Stimola la salivazione.
Riduce la frequenza cardiaca.
Contrae i bronchi.
Stimola l’attività digestiva.
Cioè se guardi cosa significa Yang, è la stessa cosa del sistema nervoso autonomo simpatico.
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Simpatico è la stessa cosa di ortosimpatico.
E poi Yin è la stessa cosa del parasimpatico.
E allora dici:
«Bene, questo ormai si comprende secondo la nostra medicina occidentale».
E qui recuperiamo un concetto di poco fa.
Vi ricordate quando parlavamo dell’infiammazione?
Dicevamo che c’era un tipo di infiammazione cronica che chiamavamo infiammazione di basso grado.
E l’infiammazione di basso grado era qualcosa che si produceva nel nostro corpo quando…
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…eravamo sottoposti a un’attivazione eccessiva.
A un’attivazione eccessiva dovuta al modo di vita che abbiamo.
Noi viviamo in uno stato di sovrastimolazione.
Viviamo in un mondo caldo.
Quello che abbiamo è un eccesso di stimolazione che ci porterà facilmente all’infiammazione di basso grado.
Perché?
Perché il simpatico, o, che è la stessa cosa, la parte Yang, ha un effetto proinfiammatorio.
Mentre il parasimpatico, che è la parte Yin, ha un effetto antinfiammatorio.
E infatti da alcuni anni viene descritta una cosa che si chiama via parasimpatica antinfiammatoria.
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Che cosa significa?
Se una persona è super-attivata e riusciamo a rallentarla, riusciamo a rilassarla, riusciamo a portarla verso un equilibrio parasimpatico, cioè la portiamo verso Homer Simpson con la bava che gli cade…
Se riusciamo a portare quel paziente verso quel lato parasimpatico, verso quel lato di rilassamento, nel momento in cui avrà un tono più Yin, sarà in una via che sarà antinfiammatoria.
Lo dico in un altro modo.
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Entra un paziente in studio, ansioso, stressato.
Fai una seduta di shiatsu.
E con la seduta di shiatsu, normalmente, quello che facciamo è portarlo verso la zona Yin.
Con lo shiatsu si può stimolare una persona?
Sì.
Si può attivare una persona?
Sì.
Ma bisogna utilizzare tecniche specifiche, tecniche concrete e molta intenzione.
Ma uno shiatsu, diciamo, per impostazione predefinita, senza voler ottenere nulla di particolare, quello che farà è portare la persona — questo lo sappiamo tutti — a rilassarsi, rilassarsi, rilassarsi.
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E la porterai verso l’equilibrio Yin.
E quando quella persona arriverà all’equilibrio Yin, le stai togliendo tutte le possibilità di avere un’infiammazione di basso grado.
E la stai portando inoltre verso una situazione nella quale si attiva una via antinfiammatoria che è mediata dal nervo simpatico.
Cioè, nella maggior parte dei nostri pazienti quello che otteniamo in una seduta normale è abbassare l’attività simpatica e portare il paziente verso il lato vagale, parasimpatico, Yin.
Con il risultato che il paziente poi esce rilassato.
1:09:13
Inoltre gli abbiamo potenziato il sistema immunitario con le cose che abbiamo fatto.
Gli abbiamo generato endorfine.
E lo stiamo portando verso un equilibrio che è un equilibrio che produrrà una riparazione.
Perché, diciamo, c’è una via antinfiammatoria ben descritta.
Descriviamo due tipi specifici di punti molto importanti:
i punti Yuetsu e i punti Boketsu.
I punti Yuetsu sono situati sulla schiena del paziente, a qualche centimetro dalla linea mediana.
I punti Yuetsu hanno fondamentalmente un’azione attivatrice delle funzioni del nostro corpo.
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Ci sono punti del Polmone, del Cuore, dell’apparato digerente, del Rene.
E inoltre vedete che sono situati più o meno all’altezza nella quale si trovano gli organi rispettivi.
Polmone.
Cuore.
Apparato digerente.
Reni, un po’ più in basso.
I punti, quando li premiamo, li lavoriamo, li stimoliamo, hanno un’azione attivatrice sulle nostre viscere, sui nostri organi.
E perché hanno una funzione attivatrice?
Perché i punti Yuetsu sono direttamente collegati con il sistema nervoso autonomo simpatico.
1:10:47
Che è ciò che prima associavamo all’aspetto Yang.
Vediamo perché.
Questo è il cervello.
Questo è il midollo spinale.
E vediamo come dal midollo spinale escono delle radici nervose che arrivano al cuore, al polmone, all’apparato digerente.
E, diciamo, ciascuna più o meno all’altezza, al livello segmentario, nel quale si trova ciascun organo.
Quindi, se noi stimoliamo questi rami, quello che faremo sarà stimolare, per esempio, cuore e polmone qui.
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Più in basso ci sarebbe l’apparato digerente, eccetera, eccetera.
E una cosa che vi ha attirato l’attenzione è che qui non ci sono rami.
Poi vi spiego perché non ci sono.
Quello che stiamo vedendo qui è il sistema nervoso simpatico.
E queste sono le radici del sistema nervoso simpatico.
E risulta che queste radici del sistema nervoso simpatico coincidono con i punti Yuetsu.
Cioè, quando noi stimoliamo un punto, quello che stiamo facendo è stimolare le radici simpatiche corrispondenti a ciascuno dei livelli.
1:11:57
Questo è molto interessante.
Abbiamo una vertebra.
Questa è la parte anteriore della vertebra.
E ai lati c’è una catena nervosa, che è la catena simpatica.
E questa catena simpatica ha dei gangli nervosi.
Naturalmente noi siamo qui dietro.
E se cerchiamo di premere con le nostre dita, abbiamo una serie di strutture vertebrali che non ci permettono di arrivare fin lì.
Perché abbiamo le lamine delle vertebre che non ci lasciano arrivare.
Cioè, anche se non è esattamente così, immaginate che vogliamo stimolare queste radici gialle.
Ma io sono qui e non ci arrivo perché ho il processo trasverso che non mi permette di arrivare lì.
1:12:37
Allora come è possibile che, utilizzando un punto Yuetsu, riesca a stimolare qualcosa che si trova lì?
Vediamolo.
È molto semplice.
Abbiamo una sezione.
Qui abbiamo la vertebra.
Qui abbiamo i processi laterali che non ci permettono di arrivare fino a qui.
Ma risulta che qui abbiamo il ganglio, il ganglio simpatico.
Una branca comunicante.
E qui la branca dorsale del nervo.
E c’è continuità.
Perché questo l’ho anche cercato espressamente.
Cioè, c’è continuità tra questa struttura e questa struttura.
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Quindi, quando lavoriamo sui punti Yuetsu, quello che stiamo facendo è premere qui.
E stiamo premendo questa branca dorsale, che è collegata ai gangli simpatici.
E questa è la spiegazione anatomica del perché, quando premiamo i punti, stiamo attivando le viscere.
Perché stiamo agendo sui gangli nervosi del simpatico attraverso questa branca comunicante.
Questo, dal punto di vista anatomico è molto interessante.
1:13:57
Forse avete sentito parlare dei punti…
Perché questa è una storia nella quale non entreremo molto.
Ma nella medicina cinese classica si lavorava su punti che sono molto vicini alla colonna vertebrale.
Poi sembra che ciò che è stato fatto sia stato considerare più ragionevole lavorare a due dita di distanza, o un po’ di più, più lateralmente.
Quindi ci sono persone, a seconda anche delle epoche e delle scuole, che hanno lavorato più vicino qui, oppure qui, oppure qui.
In realtà stai attivando la stessa branca nervosa che è in comunicazione con il simpatico.
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E poi c’è la parte parasimpatica.
La parte parasimpatica.
Guardate, qui colpisce il fatto che non ci sia nulla.
Cioè, non c’è l’equivalente delle branche simpatiche.
C’è un nervo che è il nervo vago, che è quello che distribuisce le sue branche a tutte le viscere e a tutti gli organi.
Quindi, anche se stimolassimo questa zona qui della schiena, non avremmo nessuna branca nessuna radice parasimpatica.
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No.
Non sarebbe anatomicamente corretto.
Esistono soltanto alcune branche parasimpatiche nella zona che vi dicevo prima, dove non c’era la componente simpatica in questo foro, e che vanno verso la zona della pelvi.
Ma l’attivazione parasimpatica, l’attivazione vagale, l’attivazione degli organi non può essere fatta attraverso la schiena, perché non abbiamo nessun terminale nervoso che appartenga al parasimpatico.
Quali sono le zone Yin?
Quali sono le zone che possiamo utilizzare per portare il paziente verso l’equilibrio Yin?
È questo che ci interessa molte volte, per rilassarlo, per portarlo verso quell’equilibrio.
Abbiamo il padiglione auricolare.
Adesso lo vedremo.
La zona del sacro, perché da questa zona escono una serie di radici molto correlate ai punti Yin.
Vediamo ora i punti.
E vediamo il padiglione auricolare.
Il padiglione auricolare riceve la sua innervazione da tre parti.
Da una parte la zona esterna del padiglione auricolare è innervata dal plesso cervicale superficiale.
Tutta questa zona qui è innervata dal nervo trigemino.
Ma tutta questa zona è innervata dal nervo vago.
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Quindi il padiglione auricolare, soprattutto in questa zona, sarà una zona nella quale possiamo ottenere facilmente effetti Yin.
Perché è una zona molto correlata al nervo vago.
Quindi uno dei modi che abbiamo per ottenere un effetto Yin è lavorare sul padiglione auricolare.
Fondamentalmente alcuni punti specifici e alcune zone specifiche del padiglione auricolare.
Quello che ci interessa maggiormente sono i punti Boketsu.
Che sono i punti che, proprio come i punti Yuetsu sono le radici simpatiche…
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…proiettate sulla schiena, i punti Boketsu sono le radici parasimpatiche proiettate sulla parte anteriore dell’addome e del torace.
Quindi, per esempio, il punto Boketsu del Cuore è questo qui.
E cosa significa?
Che la radice Yin del Cuore, la radice del Cuore, emerge in questo punto.
Quindi, se voglio lavorare sulla radice Yang del Cuore, andrò al punto Yuetsu di questa zona.
Ma se voglio lavorare sulla radice Yin del Cuore, verrò al punto che si trova in questa zona.
Cioè, se lavoriamo su tutti questi punti che vediamo nella diapositiva, stiamo lavorando sulle radici Yin, sulle radici parasimpatiche di ciascuno degli organi.
1:17:37
Quindi, se vogliamo portare un determinato organo verso l’equilibrio Yin, utilizzeremo i punti specifici che sono proiettati in tutta questa zona.
Questo è…
Bene, non so se lo avete già studiato, ma lo studierete in dettaglio.
E c’è anche una tecnica assolutamente meravigliosa, almeno a me piace sempre di più, che è l’Anpuku.
L’Anpuku è la tecnica specifica di shiatsu dell’addome.
Ci sono pochissime tecniche che lavorano sull’addome e pochissime tecniche che lavorano sull’addome bene e con garanzie.
E l’Anpuku è la tecnica che lavoriamo e che studiamo per la stimolazione, per il lavoro sull’addome.
E bene, ci sono una serie di corrispondenze che studierete a suo tempo.
Ma tutte le funzioni del nostro corpo sono proiettate, sono rappresentate in differenti punti dell’addome.
E questo ha soprattutto un effetto Yin.
Un effetto Yin molto spettacolare.
Ha un effetto Yin molto importante.
Quindi, se vogliamo portare il paziente verso l’equilibrio Yin, uno dei…
1:18:47
…modi che abbiamo è lavorare sulla proiezione, come microsistema, nell’addome, di tutte le nostre viscere e delle funzioni del nostro corpo.
È una tecnica.
E ultima diapositiva.
Qui riassumiamo ciò di cui abbiamo parlato durante tutto questo tempo.
Riassumiamo quali sono i modi nei quali agiamo sul paziente e come possiamo spiegarlo secondo la medicina occidentale.
In primo luogo interveniamo sui meccanismi dell’omeostasi.
Siamo capaci di intervenire con le dita sui meccanismi di controllo e di equilibrio interno.
E questo sarebbe, abbiamo visto, il seno carotideo, i recettori muscolari.
Agiamo sui recettori che modulano il tono muscolare a livello periferico e a livello centrale.
A livello periferico ci sarebbero gli effetti locali.
A livello centrale gli effetti, per esempio, sul cervelletto e sulle strutture del sistema nervoso centrale.
Possiamo mobilizzare e drenare liquidi.
Possiamo bloccare transitoriamente la trasmissione del dolore al sistema nervoso centrale secondo la teoria del cancello.
Quello che facciamo quando ci sfreghiamo e abbiamo un danno che ci blocca il passaggio del dolore verso il sistema nervoso centrale.
Provochiamo un’infiammazione controllata.
Stiamo facendo in modo che durante la fase di mantenimento della pressione ci sia un deficit di ossigeno nei tessuti.
Questo produrrà un’ischemia e farà sì che quel tessuto entri in una via energetica alternativa.
E potenzieremo, diciamo, i suoi meccanismi di resistenza di fronte a questo.
Con lo shiatsu stiamo inducendo la secrezione di endorfine.
Questo è una parte molto importante dell’effetto.
Attraverso gli tsubo e attraverso i punti di agopuntura, che sono la stessa cosa, stiamo attivando a distanza aree cerebrali.
1:20:41
Questo, per me, è uno degli argomenti più belli e più promettenti.
E possiamo modulare l’attività Yin-Yang del paziente.
L’equilibrio parasimpatico e simpatico.
Come abbiamo appena visto, sulla schiena lavoreremmo sui punti Yang, attivatori.
Nella parte anteriore, sui punti Boketsu, che sarebbero i punti corrispondenti al parasimpatico.
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E bene, questo sarebbe, in sintesi, il modo di spiegare con la medicina occidentale l’azione dello shiatsu.
I concetti fondamentali sviluppati nel video
- Omeostasi: il corpo come sistema autoregolato
Il punto di partenza è l’idea che l’organismo mantenga continuamente il proprio equilibrio interno: temperatura, pressione, glicemia, attività degli organi e altre variabili devono rimanere entro determinati limiti. Santamaría utilizza questo concetto come chiave generale per spiegare l’azione dello Shiatsu. - La pressione come stimolo capace di modificare una funzione
L’esempio del seno carotideo mostra il principio di base: una pressione esercitata dall’esterno può essere interpretata da un recettore come un’informazione fisiologica reale e provocare una risposta dell’organismo. - Recettori muscolari e regolazione del tono
Attraverso l’azione sui recettori presenti nei muscoli e nei tendini, la pressione può modificare le informazioni che arrivano al sistema nervoso e quindi influenzare il tono muscolare. - Dal riflesso spinale al cervello
La risposta non avviene soltanto localmente. Alcune informazioni vengono elaborate a livello del midollo spinale, altre raggiungono strutture superiori del sistema nervoso centrale. - Il cervelletto come integratore
Il cervelletto viene presentato come una struttura capace di integrare informazioni provenienti da vista, equilibrio, muscoli e articolazioni, contribuendo alla coordinazione globale del movimento. - Non inseguire il dolore
È uno dei concetti pratici più interessanti del video. Il punto più doloroso non necessariamente coincide con l’origine del problema. Il trattamento deve quindi considerare l’organizzazione complessiva del corpo e non limitarsi alla zona sintomatica. - Il corpo può “silenziare” un problema
Santamaría propone l’idea che un problema persistente possa diventare meno percepibile e che il corpo sviluppi compensazioni. Per questo una zona apparentemente sana può essere collegata a una disfunzione situata altrove. - Sotai e informazione al sistema nervoso
Il movimento verso il lato più facile o meno doloroso viene interpretato come un modo per fornire al sistema nervoso centrale informazioni differenti da quelle ottenute inseguendo direttamente il dolore. - La pressione e i liquidi corporei
Lo Shiatsu viene collegato alla possibilità di influenzare meccanicamente la mobilizzazione dei liquidi interstiziali e degli edemi, favorendone il ritorno. - La teoria del cancello del dolore
Il contatto, la pressione e gli stimoli tattili possono competere con gli stimoli dolorosi a livello del sistema nervoso, contribuendo temporaneamente a ridurne la trasmissione. - Infiammazione acuta e infiammazione cronica
Santamaría distingue l’infiammazione acuta, interpretata come risposta riparativa, dall’infiammazione cronica, che può diventare essa stessa patologica. - Infiammazione di basso grado
Viene introdotto il concetto di una condizione infiammatoria persistente e poco evidente, collegata nel suo discorso a stress, sovrastimolazione e stile di vita. - Stress controllato e adattamento
Qui emerge uno dei passaggi centrali del video: l’organismo possiede meccanismi di adattamento e sopravvivenza che possono essere stimolati attraverso condizioni controllate di stress. - La pressione mantenuta
Per Santamaría non conta soltanto premere, ma come viene mantenuta la pressione: perpendicolarità, concentrazione e soprattutto mantenimento diventano elementi fondamentali della tecnica. - Pressione → ischemia → ipossia
Il ragionamento proposto è che una pressione mantenuta possa ridurre temporaneamente il flusso sanguigno locale, determinando una condizione di ischemia e quindi di ipossia. - Metabolismo aerobico e anaerobico
L’ipossia viene collegata al passaggio da un metabolismo prevalentemente aerobico a una via anaerobica, con produzione energetica differente e formazione di metaboliti. - Effetti locali ed effetti sistemici
Un punto importante del ragionamento è che uno stimolo locale potrebbe produrre mediatori capaci di generare risposte anche a distanza. - Mediatori chimici e modello “chiave-serratura”
Santamaría introduce il funzionamento dei recettori: determinate molecole si legano a determinati recettori e attivano specifiche risposte fisiologiche. - Endorfine
Le endorfine vengono presentate come sostanze endogene con effetti analgesici e associate, nel discorso, a dolore, esercizio fisico, piacere, rilassamento e benessere. - Tsubo e punti di agopuntura
Santamaría cerca una possibile traduzione occidentale del concetto di tsubo, sottolineando caratteristiche come sensibilità, vascolarizzazione, innervazione e conduttività elettrica. - Tsubo e punti trigger miofasciali
Viene proposta una corrispondenza tra la localizzazione dei punti di agopuntura e quella dei punti trigger miofasciali. - Lo tsubo come “porta” o risonatore
La metafora dell’anfora serve a spiegare come uno stimolo applicato superficialmente possa, secondo la concezione presentata, produrre effetti più profondi o a distanza. - Il problema dei meridiani
Qui il discorso diventa più problematico: Santamaría riconosce che non esiste una spiegazione anatomica occidentale universalmente accettata dei meridiani. - Meridiani e nervi periferici
Viene quindi proposta una possibile corrispondenza tra il percorso dei meridiani e quello dei nervi periferici. È importante ricordare che nel video questa viene presentata come ipotesi interpretativa, non come equivalenza anatomica definitivamente dimostrata. - Stomaco 36 come esempio sperimentale
Il punto ST36 / Zúsānlǐ viene utilizzato come esempio per mostrare come una stimolazione periferica possa essere studiata attraverso tecniche moderne, comprese le neuroimmagini. - ST36 → nervo sciatico → cervello → nervo vago → surrene
È uno dei percorsi fisiologici più importanti presentati nel video. Santamaría interpreta gli studi citati come evidenza di una catena di comunicazione tra stimolazione periferica, sistema nervoso centrale, nervo vago e ghiandole surrenali. - Lo Shiatsu come stimolazione cerebrale a distanza
Da qui deriva una delle sue formulazioni più forti: lo Shiatsu può essere interpretato come una forma di stimolazione periferica capace di modulare l’attività cerebrale. - Yin e Yang come modello funzionale
Nella seconda parte il discorso cambia registro: Yin-Yang viene tradotto non tanto come filosofia cosmologica, ma come modello funzionale dell’attivazione e del riposo. - Yang = attivazione
Il massimo Yang viene rappresentato attraverso la risposta di fronte al pericolo: vigilanza, tensione muscolare, aumento della frequenza cardiaca, mobilizzazione del glucosio, riduzione della digestione. - Yin = riposo e recupero
Il massimo Yin viene rappresentato attraverso il sonno e la digestione: riduzione dell’attivazione, ipotonia, attività digestiva e gestione dei liquidi. - Yin-Yang e sistema nervoso autonomo
Santamaría propone una corrispondenza funzionale: Yang → simpatico → attivazione
Yin → parasimpatico → riposo/digestione - Sistema simpatico e infiammazione
Il simpatico viene collegato nel suo discorso alle condizioni di attivazione e a una maggiore risposta proinfiammatoria. - Parasimpatico e risposta antinfiammatoria
Il parasimpatico viene invece collegato alla regolazione antinfiammatoria e al rilassamento. - Shiatsu come modulazione Yin-Yang
In questa prospettiva, una seduta di Shiatsu normalmente orientata al rilassamento viene interpretata come uno spostamento verso una maggiore attività parasimpatica/Yin. - Yuetsu e componente Yang
I punti posteriori Yuetsu vengono interpretati attraverso la relazione anatomica con le strutture del sistema simpatico. - Boketsu e componente Yin
I punti anteriori Boketsu vengono invece presentati come correlati alla componente Yin/parasimpaticamente orientata. - Il padiglione auricolare e il nervo vago
L’innervazione vagale dell’orecchio viene utilizzata per spiegare perché il padiglione auricolare possa essere considerato, nella prospettiva presentata, una zona particolarmente interessante per ottenere effetti parasimpatici. - Anpuku e addome
Il lavoro sull’addome viene collocato prevalentemente nel versante Yin, come tecnica capace di favorire rilassamento e regolazione. - La sintesi finale: lo Shiatsu come stimolazione multisistemica
Alla fine Santamaría riunisce tutti i livelli: pressione → recettori → sistema nervoso → cervello → sistema autonomo → mediatori chimici → risposta locale e sistemica.
Il filo conduttore del video
La pressione non viene considerata semplicemente come una forza applicata a un tessuto, ma come un’informazione capace di essere ricevuta dai recettori, elaborata dal sistema nervoso e trasformata dall’organismo in una risposta regolatoria.
il principio più interessante da mettere al centro:
“la pressione direttamente non cura”, ma la pressione informa.
mappa ragionata dei contenuti, utile come indice di lettura
Mappa ragionata del video
00:00 — Perché un medico parla di Shiatsu
Santamaría presenta il proprio percorso: dall’esperienza personale del dolore alla scoperta della digitopressione e successivamente dello Shiatsu.
00:46 — Dalla medicina occidentale allo Shiatsu
Racconta la formazione e introduce la domanda centrale: che cosa succede realmente nel corpo quando esercitiamo una pressione?
01:52 — Perché spiegare lo Shiatsu scientificamente
Individua tre destinatari: il terapeuta, il paziente e lo scettico. L’obiettivo è trovare un linguaggio fisiologico comprensibile.
02:59 — I livelli dell’azione dello Shiatsu
Anticipa i diversi livelli che verranno affrontati: locale, midollare, centrale, autonomico e sistemico.
03:37 — Omeostasi
Introduce l’omeostasi come capacità dell’organismo di mantenere costanti interne entro determinati limiti: temperatura, pressione, glucosio ecc.
04:43 — Il seno carotideo: la pressione come informazione
La pressione esterna viene utilizzata come esempio di stimolo capace di modificare una funzione fisiologica.
05:13 — Barocettori e regolazione della pressione
Il seno carotideo rileva variazioni della pressione arteriosa e invia informazioni al sistema nervoso, che attiva risposte compensatorie.
05:45 — Premere può modificare una risposta autonoma
La pressione sul seno carotideo può essere interpretata dall’organismo come aumento della pressione e provocare una risposta ipotensiva.
06:16 — Recettori muscolari e tendinei
Introduce l’organo tendineo del Golgi e altri recettori coinvolti nella regolazione della tensione muscolare.
06:51 — La pressione come “inganno” del recettore
La stimolazione meccanica può modificare l’informazione ricevuta dal sistema nervoso riguardo alla tensione muscolare.
07:24 — Riflessi spinali
Alcune regolazioni del tono muscolare avvengono attraverso circuiti relativamente semplici a livello del midollo spinale.
08:02 — Dal midollo al sistema nervoso centrale
Le regolazioni più complesse richiedono l’integrazione da parte del sistema nervoso centrale.
08:38 — Il cervelletto come integratore
Il cervelletto viene presentato come grande integratore di informazioni visive, vestibolari, muscolari e articolari.
09:15 — Movimento coordinato e integrazione
Il movimento non viene considerato come una semplice risposta riflessa, ma come risultato dell’integrazione di molte informazioni.
09:53 — Perché non bisogna inseguire il dolore
Il punto più doloroso non necessariamente coincide con l’origine del problema.
11:02 — Compensazione posturale
Viene proposto l’esempio di un problema a una caviglia o a un ginocchio che può produrre compensazioni e dolore in altre zone.
11:30 — Il sintomo può essere lontano dall’origine
La zona sintomatica può rappresentare la conseguenza e non necessariamente la causa del problema.
12:03 — Il sistema nervoso può “silenziare” un problema
Santamaría descrive il possibile allontanamento percettivo da un problema persistente e la formazione di compensazioni.
12:36 — Il problema “freddo” e silenzioso
Una zona precedentemente poco percepita può tornare a manifestarsi durante il trattamento.
13:05 — Il possibile peggioramento iniziale
Viene collegato alla riemersione di un segnale precedentemente poco percepito.
13:35 — Il sistema nervoso centrale come “computer” integratore
Il trattamento viene interpretato come raccolta di informazioni destinate al sistema nervoso centrale.
14:04 — Sotai: muoversi verso il lato più facile
Il movimento verso il lato meno doloroso viene presentato come strategia per fornire nuove informazioni al sistema nervoso.
15:09 — Dall’informazione locale alla risposta globale
Il concetto centrale diventa l’integrazione: lo stimolo periferico viene inserito in una risposta più ampia dell’organismo.
15:48 — Pressione e liquidi corporei
La pressione viene collegata alla mobilizzazione dei liquidi presenti nei tessuti.
16:20 — Edema
Viene spiegato il concetto di edema e il segno della pressione che lascia una depressione.
17:26 — Direzione del drenaggio
Santamaría descrive il trattamento dell’edema degli arti in direzione del ritorno verso il cuore.
18:30 — La teoria del cancello
Introduce il fenomeno per cui, dopo un colpo, istintivamente strofiniamo la zona dolorante.
19:11 — Stimoli dolorosi e non dolorosi
Il contatto tattile viene presentato come stimolo capace di interferire con la trasmissione del dolore.
19:55 — Diversi recettori sensoriali
Dolore, pressione e temperatura vengono associati a differenti sistemi recettoriali.
20:33 — Fibre C e trasmissione del dolore
Introduce le terminazioni libere e le fibre associate alla trasmissione dello stimolo doloroso.
21:08 — Il contatto come modulazione temporanea del dolore
Anche un contatto leggero può essere utilizzato quando una persona non tollera pressioni profonde.
22:18 — Infiammazione
L’infiammazione viene introdotta come risposta dell’organismo a un danno.
23:04 — Infiammazione acuta
L’infiammazione acuta viene descritta come processo finalizzato alla riparazione del tessuto.
23:40 — Infiammazione cronica
Quando persiste nel tempo, l’infiammazione può diventare essa stessa un problema.
24:17 — Infiammazione di basso grado
Viene introdotto il concetto di low-grade inflammation, collegato nel discorso a stress e stile di vita.
24:53 — Attivazione cronica
La sovrastimolazione viene proposta come una delle condizioni associate a questa forma persistente di infiammazione.
25:27 — Infiammazione controllata e adattamento
Santamaría passa dall’infiammazione patologica all’idea di uno stimolo controllato capace di attivare i meccanismi adattativi.
26:14 — “Viviamo troppo bene”
Il ragionamento è che un organismo sottoposto raramente a condizioni difficili possa avere meno occasioni di esercitare i propri meccanismi adattativi.
26:56 — Digiuno, caldo, freddo e ipossia come stressori
Vengono citati esempi di pratiche che sottopongono deliberatamente l’organismo a condizioni controllate di stress.
27:27 — Lo Shiatsu come stress meccanico controllato
La pressione viene interpretata come uno stimolo capace di portare temporaneamente il tessuto verso un limite fisiologico.
27:58 — Le caratteristiche della pressione Shiatsu
Perpendicolarità, concentrazione della pressione e mantenimento vengono presentati come elementi fondamentali.
28:35 — La pressione mantenuta
Santamaría insiste sul fatto che l’effetto, secondo la sua interpretazione, si produca soprattutto durante il mantenimento.
29:16 — Pressione e riduzione locale del flusso
La pressione mantenuta viene collegata alla temporanea riduzione dell’apporto di ossigeno.
29:59 — Ischemia e ipossia
Introduce la relazione tra riduzione del flusso sanguigno (ischemia) e riduzione dell’ossigenazione tissutale (ipossia).
30:35 — Metabolismo aerobico e anaerobico
Vengono confrontate le vie metaboliche che utilizzano ossigeno e quelle che intervengono quando l’ossigeno è insufficiente.
31:14 — Produzione energetica
Santamaría confronta la resa energetica del metabolismo aerobico con quella anaerobica.
31:57 — Effetto Menken
La sensazione post-trattamento viene paragonata alle agujetas, cioè all’indolenzimento muscolare dopo esercizio.
32:30 — Ipossia e risposta cellulare
L’ipossia viene collegata all’attivazione di meccanismi cellulari di adattamento.
33:07 — Canali ionici
Viene citato il ruolo dei canali ionici e il passaggio, nella spiegazione proposta, dall’ipotesi centrata sul calcio a quella relativa al sodio.
33:43 — Mediatori chimici
La risposta locale all’ipossia viene collegata alla produzione di mediatori capaci, secondo Santamaría, di avere effetti sistemici.
34:19 — Dal fenomeno locale alla risposta globale
Una stimolazione locale viene quindi interpretata come possibile origine di una risposta dell’intero organismo.
34:53 — Il modello “chiave-serratura”
Introduce il rapporto tra molecole e recettori.
35:41 — Recettori e oppiacei
La presenza nell’organismo di recettori per gli oppiacei conduce alla scoperta delle sostanze endogene con struttura simile alla morfina.
36:55 — Endorfine
Le endorfine vengono presentate come sostanze prodotte dall’organismo e capaci di modulare dolore e benessere.
37:37 — Dolore, esercizio e endorfine
Vengono citati dolore, attività fisica, sesso, cioccolato e risata come situazioni associate alla loro secrezione.
38:11 — Shiatsu ed endorfine
Santamaría afferma che anche lo Shiatsu può stimolare la secrezione di endorfine.
39:20 — Piacere, rilassamento e altri effetti
Le endorfine vengono collegate a benessere, euforia, rilassamento, sistema immunitario, memoria e attenzione.
40:32 — Il problema della traduzione tra Oriente e Occidente
Arriva il passaggio decisivo: come tradurre concetti come meridiani, energia e tsubo nel linguaggio della fisiologia occidentale?
41:48 — Caratteristiche degli tsubo
Vengono descritti sensibilità, caratteristiche elettriche e risposta alla palpazione.
43:01 — Conduttività elettrica
I punti di agopuntura vengono descritti come zone di minore resistenza elettrica.
43:32 — Innervazione e vascolarizzazione
Santamaría collega le caratteristiche dei punti alla presenza di terminazioni nervose e strutture vascolari.
44:07 — Punti di agopuntura e meridiani
Introduce la continuità storica delle mappe dei punti e dei meridiani.
45:22 — Punti trigger miofasciali
Viene proposta la corrispondenza tra punti di agopuntura e punti trigger.
46:30 — Tsubo come “porte”
Il punto viene presentato come accesso attraverso cui uno stimolo locale può produrre effetti a distanza.
47:06 — La metafora dell’anfora
La forma dello tsubo viene utilizzata come metafora di un sistema nel quale uno stimolo superficiale può produrre una risposta amplificata.
48:21 — Meridiani superficiali e profondi
Santamaría distingue una rete superficiale accessibile attraverso punti e pressione e una rete profonda collegata agli organi.
48:54 — Il problema anatomico dei meridiani
Viene posta esplicitamente la domanda: che cosa sono fisicamente i meridiani?
49:32 — La teoria di Bonghan/Kim
Viene citata la teoria che cercava di identificare una struttura anatomica corrispondente ai meridiani.
50:19 — Mancanza di conferme definitive
Santamaría sottolinea che questa ipotesi non avrebbe ricevuto una conferma sufficiente.
50:56 — Meridiani e nervi periferici
Viene proposta un’altra possibile interpretazione: la corrispondenza tra percorso dei meridiani e nervi periferici.
51:32 — Il punto di svolta: ST36
Viene introdotto un esempio sperimentale particolarmente importante per il suo ragionamento.
52:19 — ST36 / Stomaco 36
Santamaría presenta Stomaco 36 come punto tradizionalmente associato a numerosi effetti sistemici.
52:57 — Neuroimaging e stimolazione periferica
La risonanza magnetica viene utilizzata per osservare la risposta cerebrale alla stimolazione del punto.
53:33 — ST36 e nervo sciatico
Viene presentata l’ipotesi sperimentale secondo cui il segnale periferico viaggia attraverso il nervo sciatico.
54:07 — Attivazione cerebrale
La stimolazione viene collegata all’attivazione di strutture del mesencefalo.
54:56 — Mesencefalo, vago e surrene
Viene descritto il percorso proposto: stimolazione periferica → sistema nervoso centrale → nervo vago → ghiandole surrenali.
55:25 — Altri punti e neuroimaging
Viene citato anche Intestino Crasso 4 come esempio di punto associato a modificazioni dell’attività cerebrale.
56:29 — La formulazione più forte di Santamaría
Lo Shiatsu viene definito, nella sua interpretazione, come una forma di “stimolazione cerebrale a distanza”.
57:53 — Yin e Yang
La parte finale del video introduce Yin-Yang come modello generale di polarità e complementarità.
59:59 — Massimo Yang
Il pericolo e la risposta di lotta/fuga rappresentano il modello di massima attivazione.
1:01:09 — Yang: muscoli, calore, sudorazione, glucosio
La risposta viene descritta attraverso attivazione muscolare, aumento del calore e mobilizzazione delle risorse.
1:01:44 — Massimo Yin
La digestione e il sonno vengono utilizzati come rappresentazione dello stato Yin.
1:03:31 — Sistema nervoso autonomo
La fisiologia occidentale offre ora un modello per interpretare queste due condizioni.
1:04:07 — Simpatico e parasimpatico
Il sistema nervoso autonomo viene diviso nelle sue due principali componenti funzionali.
1:04:47 — Simpatico = attivazione
Dilatazione pupillare, aumento della frequenza cardiaca, riduzione della digestione e mobilizzazione del glucosio.
1:05:25 — Parasimpatico = digestione e recupero
Salivazione, riduzione della frequenza cardiaca e stimolazione della funzione digestiva.
1:06:00 — Yin-Yang e sistema autonomo
Santamaría propone esplicitamente la sovrapposizione funzionale:
Yang ↔ simpatico
Yin ↔ parasimpatico
1:06:41 — Attivazione cronica e infiammazione
Il discorso ritorna all’infiammazione di basso grado e alla condizione di sovrastimolazione.
1:07:21 — Via parasimpatica antinfiammatoria
Il parasimpatico viene presentato come componente di una risposta regolatoria antinfiammatoria.
1:08:05 — Lo Shiatsu porta verso Yin
La seduta viene interpretata prevalentemente come uno stimolo capace di ridurre l’attivazione e favorire il versante parasimpatico.
1:09:13 — Yuetsu e Boketsu
Vengono introdotte le due categorie di punti posteriori e anteriori.
1:10:09 — Yuetsu e simpatico
I punti posteriori vengono messi in relazione con le strutture del sistema nervoso simpatico.
1:10:47 — Organizzazione segmentaria
Viene illustrata la relazione tra radici spinali, catena simpatica e organi.
1:11:57 — Anatomia della catena simpatica
Santamaría cerca di spiegare anatomicamente come la pressione sui punti posteriori possa influenzare strutture simpatiche profonde.
1:13:19 — Branca dorsale e ganglio simpatico
Questa viene proposta come spiegazione anatomica dell’effetto dei punti Yuetsu.
1:14:28 — Il problema del parasimpatico posteriore
A differenza del simpatico, non viene identificata una rete parasimpatica equivalente nella regione posteriore.
1:15:05 — Il nervo vago
Il vago viene presentato come principale via parasimpatica diretta verso gli organi.
1:15:05–1:16:19 — Orecchio e vago
Il padiglione auricolare viene analizzato in relazione alla sua innervazione cervicale, trigeminale e vagale.
1:16:55 — Boketsu e componente Yin
I punti anteriori vengono interpretati come riferimenti della componente parasimpatica/Yin.
1:17:37 — Anpuku
Il lavoro sull’addome viene presentato come tecnica particolarmente associata al versante Yin.
1:18:47 — Anpuku e regolazione
L’addome viene descritto come una sorta di rappresentazione delle funzioni corporee, utilizzabile per favorire un effetto Yin.
1:18:47–1:21:17 — La sintesi finale
Santamaría ricapitola l’intero modello:
pressione
↓
recettori periferici
↓
midollo spinale / sistema nervoso centrale
↓
cervello
↓
sistema nervoso autonomo
↓
mediatori chimici / sistema endocrino
↓
risposta locale e sistemica
E vi aggiunge i principali concetti affrontati:
- omeostasi;
- tono muscolare;
- mobilizzazione dei liquidi;
- teoria del cancello;
- infiammazione;
- ipossia;
- metabolismo;
- endorfine;
- tsubo e punti di agopuntura;
- meridiani;
- stimolazione cerebrale;
- simpatico e parasimpatico;
- Yin e Yang;
- Yuetsu;
- Boketsu;
- Anpuku.
Il vero filo logico
- questa seconda mappa fa emergere molto meglio la struttura interna della conferenza. Santamaría non sta semplicemente elencando “effetti dello Shiatsu”: sta cercando di costruire una catena causale:
uno stimolo meccanico periferico → viene trasformato in informazione nervosa → l’informazione viene integrata → il sistema nervoso modifica la regolazione dell’organismo.
E alla fine tenta di utilizzare questa stessa struttura per reinterpretare in linguaggio biomedico alcuni concetti della medicina cinese, soprattutto tsubo, meridiani e Yin-Yang.
Fisiologia dello Shiatsu: per i principianti
di Dr. Federico Santamaría Blanco (Autore)
“Fisiologia dello Shiatsu per principianti” è una raccolta dei seminari tenuti dal dottor Federico Santamaría presso la Scuola giapponese di Shiatsu del Maestro Shigeru Onoda a Madrid (Spagna) negli ultimi anni.
L’autore spiega con un linguaggio semplice e adatto a studenti senza una precedente formazione sanitaria quali sono i meccanismi d’azione dello Shiatsu dal punto di vista della scienza occidentale.
Lo Shiatsu ha effetti fisici sul corpo dei nostri pazienti, che possono essere spiegati da un punto di vista neurologico, ormonale e biochimico. Con la nostra pressione induciamo uno stress cellulare, un’ischemia transitoria, agiamo sui recettori propriocettivi, provochiamo la secrezione di endorfine e moduliamo l’attività di organi e visceri attraverso gli tsubo, che sono punti di accesso al sistema nervoso centrale in grado di attivare aree cerebrali a distanza.
Un testo essenziale per comprendere lo Shiatsu dalla nostra mentalità occidentale. disponibile su Amazon.it

