Dai vasi sanguigni alla risposta immunitaria: cosa hanno scoperto i ricercatori giapponesi
Per molti secoli la moxibustione è stata descritta attraverso il linguaggio della medicina tradizionale: Qi, meridiani, dispersione del freddo e tonificazione.
Negli ultimi decenni, alcuni gruppi di ricerca giapponesi hanno scelto un approccio diverso.
La domanda non era:
“Funziona?”
ma
“Che cosa succede nei tessuti quando si applica la moxa?”
Tra i lavori più interessanti vi sono quattro studi pubblicati tra il 1990 e il 2009 che affrontano la questione da prospettive differenti: microcircolo, cute, emostasi e sicurezza del fumo della moxa.
Il primo evento: la risposta del microcircolo
Nel 1990 Masako Okazaki e collaboratori osservarono direttamente cosa accade nei piccoli vasi sanguigni del topo dopo l’applicazione di una singola moxa. (PubMed)
Contrariamente all’idea che il calore provochi soltanto vasodilatazione, gli autori descrissero una risposta molto più complessa.
Osservarono infatti:
- modificazioni del calibro dei piccoli vasi;
- aumento della permeabilità capillare;
- fuoriuscita di leucociti;
- comparsa di una modesta risposta infiammatoria locale.
Gli autori interpretarono questo fenomeno non come un danno, ma come l’attivazione di un fisiologico meccanismo di difesa dell’organismo. (PubMed)
Questa osservazione è interessante perché sposta la moxibustione dal semplice concetto di “fonte di calore” a quello di stimolo biologico controllato.
La cute non subisce soltanto il calore
Alcuni anni dopo, Chiba e collaboratori cercarono di capire cosa accadesse direttamente nella pelle.
Utilizzando moxibustione indiretta, combinarono osservazioni:
- termiche;
- biochimiche;
- istologiche. (PubMed)
Lo studio mostrò che la risposta cutanea non dipende esclusivamente dalla temperatura raggiunta.
L’applicazione della moxa produce infatti modificazioni biologiche della cute che coinvolgono i tessuti superficiali e la loro risposta cellulare.
In un successivo lavoro lo stesso gruppo evidenziò inoltre la presenza di proprietà antiossidanti (radical scavenging) nei prodotti della combustione della moxa. (PubMed)
Naturalmente questi risultati riguardano modelli sperimentali e non autorizzano automaticamente conclusioni cliniche sull’uomo, ma mostrano che la combustione della moxa è un fenomeno biochimico più complesso di quanto si possa pensare.
La moxa influenza anche l’emostasi?
Sempre nel 1990 Okazaki pubblicò un secondo lavoro dedicato a un aspetto ancora poco studiato.
L’obiettivo era verificare se la moxibustione modificasse:
- aggregazione piastrinica;
- coagulazione;
- fibrinolisi. (PubMed)
I risultati furono particolarmente interessanti.
Una singola applicazione produceva modificazioni transitorie dell’attività piastrinica e della coagulazione.
Le applicazioni ripetute, invece, tendevano a mantenere l’equilibrio tra coagulazione e fibrinolisi, suggerendo un possibile effetto di regolazione dell’omeostasi ematica piuttosto che una semplice attivazione della coagulazione. (PubMed)
Gli autori ipotizzarono che tali modificazioni potessero favorire alcuni meccanismi della risposta immunitaria dell’ospite.
È importante sottolineare che queste osservazioni derivano da modelli animali e richiedono conferme nell’uomo.
Il problema del fumo
Uno dei dubbi più frequenti riguarda il fumo prodotto dalla combustione della moxa.
Nel 2009 Wheeler e collaboratori affrontarono il problema con un approccio tipicamente tossicologico.
Misurarono numerosi composti volatili prodotti durante la combustione confrontandoli con gli standard internazionali di sicurezza. (PubMed)
Le conclusioni furono rassicuranti.
Nelle normali condizioni di utilizzo:
- le concentrazioni rilevate risultavano generalmente inferiori ai limiti di sicurezza;
- non emergevano rischi immediati per operatori e pazienti.
Gli autori raccomandarono comunque:
- una buona ventilazione degli ambienti;
- particolare attenzione nell’utilizzo della moxa su cute lesionata;
- ulteriori studi sulla qualità dell’aria negli studi clinici. (PubMed)
Un filo comune
Considerati insieme, questi lavori raccontano una storia interessante.
I ricercatori non cercano di dimostrare l’esistenza del Qi o dei meridiani.
Studiano invece fenomeni misurabili:
- microcircolo;
- infiammazione;
- permeabilità vascolare;
- cute;
- piastrine;
- coagulazione;
- risposta immunitaria;
- sicurezza ambientale.
È un cambio di paradigma.
La domanda non è più se la moxibustione possa essere spiegata attraverso concetti tradizionali, ma quali processi fisiologici siano realmente attivati dal calore e dai prodotti della combustione.
Una ricerca ancora aperta
Questi studi rappresentano alcuni dei primi tentativi di costruire una fisiologia della moxibustione.
Naturalmente presentano limiti:
- molti esperimenti sono stati condotti su animali;
- i campioni erano ridotti;
- non sempre è possibile trasferire direttamente i risultati alla pratica clinica.
Tuttavia hanno avuto il merito di spostare l’attenzione dal piano esclusivamente teorico a quello sperimentale.
Negli anni successivi questa linea di ricerca si è ampliata, includendo studi su:
- proteine da shock termico (Heat Shock Proteins);
- mastociti;
- ossido nitrico;
- citochine;
- recettori termici TRPV;
- meccanismi di regolazione neuro-immunitaria. (PubMed)
Bibliografia essenziale
- Okazaki M., Aizawa S., Yamauchi M., Oguchi K. Effects of Single Moxibustion on Cutaneous Blood Vessel and Microvascular Permeability in Mice. American Journal of Chinese Medicine. 1990. (PubMed)
- Okazaki M., Sakamoto H., Suzuki M., Oguchi K. Effects of Single and Multiple Moxibustions on Activity of Platelet Function, Blood Coagulation and Fibrinolysis in Mice. American Journal of Chinese Medicine. 1990. (PubMed)
- Chiba A., Nakanishi H., Chichibu S. Effect of Indirect Moxibustion on Mouse Skin. American Journal of Chinese Medicine. 1997. (PubMed)
- Wheeler J., Coppock B., Chen C. Does the Burning of Moxa Constitute a Health Hazard? Acupuncture in Medicine. 2009. (PubMed)
Questo articolo ha un pregio: non cerca di dimostrare che la moxibustione “funzioni” in senso clinico, ma racconta come la ricerca giapponese abbia iniziato a descriverne i meccanismi biologici con strumenti sperimentali. È un’impostazione rigorosa e coerente con la medicina basata sulle evidenze.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3789413
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/2014/783704?utm_source=chatgpt.com