L’anatomia del sistema fasciale secondo Carla Stecco
Dalla “fascia” come involucro alla fascia come sistema anatomico
Per molti anni la fascia è stata descritta soprattutto come un tessuto connettivo passivo, una sorta di involucro destinato a rivestire e separare i muscoli.
La ricerca anatomica condotta da Carla Stecco e dal gruppo dell’Università di Padova ha contribuito profondamente a modificare questa rappresentazione.
La fascia non è un semplice rivestimento.
È una struttura anatomica tridimensionale, continua e differenziata, costituita da tessuto connettivo, cellule, matrice extracellulare, fibre collagene ed elastiche, vasi e innervazione, con caratteristiche che variano considerevolmente a seconda della regione anatomica e della funzione.
Il punto forse più importante è che, accanto agli strati fibrosi relativamente densi, esistono strati di tessuto connettivo lasso e interfacce ricche di acido ialuronico, fondamentali per consentire lo scorrimento reciproco dei piani fasciali. (PubMed)
Questa osservazione permette di comprendere la fascia non soltanto come una struttura che trasmette tensione, ma anche come un sistema nel quale scorrimento, deformazione, fluidi, innervazione e meccanica dei tessuti sono strettamente interconnessi.
Che cos’è la fascia?
Il termine “fascia” è stato utilizzato storicamente in modo non uniforme.
Anatomisti differenti hanno utilizzato la parola per indicare strutture diverse: membrane, aponeurosi, tessuto connettivo lasso, capsule, setti intermuscolari e altri elementi.
Questa ambiguità terminologica ha rappresentato per molto tempo un problema per la ricerca.
Stecco e collaboratori hanno quindi cercato di definire la fascia sulla base di criteri anatomici e istologici.
Nel lavoro “Fascia redefined: anatomical features and technical relevance”, gli autori sottolineano che la fascia non deve essere considerata semplicemente come un involucro passivo del muscolo, ma come un tessuto dinamico caratterizzato da una complessa vascolarizzazione e innervazione e da importanti differenze anatomiche regionali. (PubMed)
Nel Functional Atlas of the Human Fascial System, Stecco propone una visione tridimensionale del sistema fasciale basata anche sulla dissezione di numerosi cadaveri non imbalsamati, sull’istologia e sull’analisi biomeccanica. (Elsevier Shop)
Superficiale, profonda, viscerale e neurale
Nella formulazione più recente della definizione del sistema fasciale, Stecco e colleghi propongono quattro grandi componenti anatomiche:
- fascia superficiale
- fascia muscoloscheletrica o profonda
- fascia viscerale
- fascia neurale
Queste componenti non devono essere immaginate come quattro “fogli” isolati.
Costituiscono invece parti di un sistema anatomico tridimensionale, con differenti organizzazioni di tessuti e interfacce. (PubMed)
L’articolo del 2025 “Towards a comprehensive definition of the human fascial system”, firmato tra gli altri da Carla Stecco, propone proprio una definizione più rigorosa del sistema fasciale e sottolinea la necessità di distinguere le diverse strutture anziché utilizzare la parola “fascia” indistintamente. (PubMed)
Questa precisazione è importante anche dal punto di vista clinico.
Dire semplicemente:
“tutto il corpo è fascia”
è una formulazione suggestiva, ma anatomicamente troppo generica.
È più corretto parlare di sistema fasciale, costituito da differenti strutture e tessuti connettivi organizzati secondo caratteristiche regionali e funzionali.
Ma che cosa significa “interstizio”?
Il termine interstizio deriva dal latino interstitium, “spazio intermedio”, “spazio fra”.
In anatomia indica lo spazio o compartimento situato tra elementi tissutali o strutture.
Non deve quindi essere automaticamente identificato con un organo o con un tessuto specifico.
L’interstizio può contenere:
- matrice extracellulare;
- fibre;
- cellule;
- liquido interstiziale;
- vasi;
- componenti della matrice connettivale.
Quando parliamo di interstizio fasciale, ci riferiamo a una componente specifica dell’organizzazione del sistema fasciale.
Ed è proprio qui che il lavoro di Stecco diventa particolarmente interessante.
L’interfaccia tra fascia e muscolo
Uno degli aspetti più importanti della ricerca di Stecco riguarda il rapporto tra fascia profonda e muscolo.
Nel lavoro del 2011:
“Hyaluronan within fascia in the etiology of myofascial pain”
Stecco e collaboratori analizzarono campioni di fascia profonda e muscolo provenienti da diverse regioni corporee.
Lo studio istologico evidenziò la presenza di acido ialuronico (HA):
- tra fascia e muscolo;
- all’interno del tessuto connettivo lasso che separa differenti strati fibrosi della fascia profonda.
Gli autori interpretarono queste componenti come fondamentali per favorire lo scorrimento reciproco dei piani fasciali. (PubMed)
Questo dato è centrale.
La fascia non è costituita esclusivamente da fibre collagene organizzate.
Tra le componenti fibrose possono esistere interfacce di tessuto connettivo lasso, nelle quali la matrice extracellulare e l’acido ialuronico svolgono un ruolo importante nella meccanica del tessuto.
L’acido ialuronico
L’acido ialuronico, o hyaluronan (HA), è un glicosaminoglicano presente nella matrice extracellulare.
Nel contesto fasciale interessa soprattutto per le sue proprietà fisico-chimiche e per la sua distribuzione.
In condizioni fisiologiche, la matrice ricca di HA contribuisce alla capacità dei tessuti di scorrere e deformarsi.
Nel modello studiato da Stecco, gli strati fasciali densi sono separati, in alcune sedi, da sottili interfacce di tessuto connettivo lasso ricche di HA.
Queste interfacce permettono il movimento relativo tra gli strati.
È quindi possibile rappresentare schematicamente la struttura così:
strato fibroso
↓
interfaccia di tessuto connettivo lasso ricca di HA
↓
strato fibroso
↓
interfaccia di tessuto connettivo lasso
↓
strato fibroso
Non si tratta però di una struttura identica in ogni parte del corpo.
La quantità di HA e l’organizzazione dei tessuti variano in funzione della sede anatomica e delle esigenze meccaniche. (PubMed)
Quanto acido ialuronico c’è nella fascia?
Questo aspetto è stato studiato direttamente.
Nel lavoro di Fede et al., pubblicato nel 2018 sul Journal of Anatomy, è stata quantificata per la prima volta la concentrazione di HA in differenti fasce umane.
I risultati mostrano notevoli variazioni secondo la regione anatomica.
Per esempio, gli autori riportano:
- circa 35 μg/g nella fascia lata;
- circa 29 μg/g nella guaina del retto;
- circa 6 μg/g nelle fasce aderenti ai muscoli trapezio e deltoide;
- valori molto più elevati, fino a circa 90 μg/g, in alcune strutture fasciali associate alle articolazioni, come i retinacoli della caviglia. (PubMed)
Questi dati sono particolarmente importanti perché mostrano che non esiste una “fascia” uniforme.
La composizione della fascia varia in funzione della sua anatomia e della sua funzione.
Una struttura che deve permettere ampi movimenti di scorrimento può presentare caratteristiche differenti rispetto a una fascia maggiormente deputata alla trasmissione di tensione.
Scorrimento: una proprietà fondamentale
La fascia deve essere quindi considerata anche come un sistema di interfacce mobili.
Il termine inglese utilizzato frequentemente nella letteratura è:
gliding
cioè scorrimento.
Il movimento non avviene soltanto tra muscolo e fascia.
Può verificarsi anche:
- tra differenti strati fasciali;
- tra fascia e muscolo;
- tra fascia e strutture ossee;
- attorno alle articolazioni;
- lungo strutture vascolari e nervose.
L’organizzazione delle fibre collagene determina in larga misura le proprietà meccaniche della fascia, mentre gli strati di tessuto connettivo lasso e ricchi di HA favoriscono lo scorrimento tra superfici adiacenti.
Questa distinzione tra trasmissione delle forze e scorrimento tra piani è essenziale per comprendere la biomeccanica fasciale.
I fasciaciti
Nel 2018 Carla Stecco e collaboratori pubblicarono uno studio dedicato a una popolazione cellulare da loro denominata:
fasciacytes
in italiano, fasciaciti.
Lo studio descrive cellule fibroblasto-simili localizzate nel tessuto connettivo lasso delle interfacce fasciali.
Gli autori hanno osservato una particolare relazione con l’acido ialuronico e hanno proposto che queste cellule possano avere un ruolo nella regolazione della matrice ricca di HA e quindi nelle proprietà di scorrimento della fascia. (PubMed)
È importante però utilizzare un linguaggio scientificamente prudente.
I fasciaciti sono una proposta cellulare derivata da osservazioni istologiche, e il loro ruolo fisiologico complessivo è ancora oggetto di ricerca.
Non è corretto trasformare automaticamente il termine “fasciacita” nell’affermazione che esista una cellula completamente distinta e definitivamente caratterizzata come una nuova categoria cellulare indipendente.
La ricerca successiva deve essere considerata nel valutare questa ipotesi.
Fascia, matrice extracellulare e fluidi
Il concetto di interstizio introduce inevitabilmente quello di matrice extracellulare.
La matrice non è semplicemente un materiale di riempimento.
È un ambiente tridimensionale nel quale si trovano:
- fibre collagene;
- fibre elastiche;
- proteoglicani;
- glicosaminoglicani;
- acqua;
- acido ialuronico;
- cellule.
La quantità e l’organizzazione di questi componenti determinano proprietà meccaniche differenti.
Il sistema fasciale può quindi essere concepito come una combinazione di:
strutture relativamente rigide
e
interfacce più deformabili e ricche di matrice idratata.
La formulazione del 2025 proposta da Stecco e colleghi enfatizza proprio questa dualità: da un lato strati prevalentemente collagenici e relativamente rigidi, dall’altro strati ricchi di HA e più viscosi, capaci di favorire il movimento dei fluidi e lo scorrimento. (PubMed)
La cosiddetta “densificazione”
Uno dei concetti più conosciuti nella ricerca di Stecco è quello di densification, generalmente tradotto come densificazione fasciale.
L’ipotesi è che modificazioni della matrice ricca di HA possano alterare le proprietà di scorrimento del tessuto.
In particolare, la letteratura di Stecco e collaboratori ha discusso la possibilità che frammenti più piccoli di HA possano avere proprietà differenti rispetto all’HA ad alto peso molecolare, diventando maggiormente associativi/adesivi e modificando la distribuzione delle forze nei tessuti. (PubMed)
In questo modello:
alterazione della matrice
↓
alterazione delle proprietà viscoelastiche
↓
riduzione dello scorrimento
↓
modificazione della distribuzione delle forze
↓
possibile aumento dello stress meccanico locale
Questa è una ipotesi fisiopatologica, non deve essere presentata come spiegazione universale di ogni dolore muscoloscheletrico.
Densificazione non significa “fascia incollata”
Questa precisazione è importante soprattutto nella comunicazione al pubblico.
Nella divulgazione manuale viene talvolta utilizzata l’espressione:
“la fascia si incolla”.
È una metafora.
Dal punto di vista anatomico e biochimico il fenomeno è molto più complesso.
La fascia è un tessuto vivo, dinamico, innervato e vascolarizzato.
La sua meccanica dipende da:
- organizzazione del collagene;
- matrice extracellulare;
- contenuto di acqua;
- acido ialuronico;
- cellule;
- carichi meccanici;
- scorrimento tra strati;
- interazioni con muscoli, tendini, nervi e vasi.
Ridurre tutto questo a “fascia incollata” significa perdere proprio ciò che la ricerca anatomica ha permesso di comprendere.
La fascia è innervata
Un’altra importante acquisizione della ricerca moderna riguarda l’innervazione fasciale.
La fascia non è un materiale insensibile che avvolge il muscolo.
La ricerca anatomica ha documentato una significativa presenza di strutture nervose nella fascia, con variazioni in relazione alle diverse regioni e tipologie fasciali.
Questo permette di considerare la fascia anche nel contesto della propriocezione e della sensibilità meccanica.
Il Functional Atlas of the Human Fascial System dedica particolare attenzione alla relazione tra fascia, innervazione, propriocezione e coordinazione motoria periferica. (Elsevier Shop)
Questo non significa però che “la fascia sia il principale organo della propriocezione” o che ogni fenomeno propriocettivo possa essere attribuito alla fascia.
Il sistema propriocettivo è molto più ampio e comprende recettori muscolari, tendinei, articolari e cutanei, oltre a componenti centrali.
La fascia costituisce una componente di questo sistema.
Il sistema fasciale come rete tridimensionale
Il contributo forse più importante di Carla Stecco è quindi il passaggio da una concezione bidimensionale della fascia a una concezione tridimensionale e sistemica.
Non abbiamo semplicemente:
muscolo → fascia → muscolo
ma una rete anatomica complessa nella quale sono presenti:
fascia superficiale
↕
fascia profonda
↕
setti intermuscolari
↕
aponeurosi
↕
tendini
↕
retinacoli
↕
fasce articolari
↕
fasce viscerali
↕
fasce neurali
con differenti interfacce, continuità e proprietà meccaniche.
Il termine “rete” deve tuttavia essere utilizzato in senso anatomico e biomeccanico, non come sinonimo generico di una fantomatica “rete energetica”.
Interstizio e fascia: non sono sinonimi
Questo è probabilmente il punto più importante da portare nella pratica.
Interstizio ≠ fascia.
L’interstizio è un concetto anatomico generale relativo agli spazi e compartimenti tra strutture tissutali.
Gli interstizi fasciali, invece, rappresentano componenti specifiche dell’organizzazione del sistema fasciale.
Nella formulazione proposta da Stecco nel 2025:
le fasce e gli interstizi fasciali costituiscono insieme un sistema anatomico.
Quindi possiamo rappresentare il rapporto così:
SISTEMA FASCIALE
→ fascia superficiale
→ fascia muscoloscheletrica/profonda
→ fascia viscerale
→ fascia neurale
→ interstizi fasciali associati a queste strutture
Questa formulazione è molto più precisa dell’affermazione:
“il corpo è costituito da un unico grande interstizio”.
Cosa significa tutto questo per la terapia manuale?
La ricerca di Carla Stecco non dimostra che una determinata tecnica manuale “sciolga la fascia”.
Questa è una distinzione fondamentale.
La ricerca anatomica permette di comprendere:
- l’organizzazione dei piani fasciali;
- le proprietà della matrice extracellulare;
- il ruolo dell’acido ialuronico;
- il rapporto tra fascia e muscolo;
- le caratteristiche dello scorrimento;
- l’innervazione;
- le variazioni regionali;
- la meccanica del sistema fasciale.
Non dimostra automaticamente che una specifica tecnica manuale produca uno specifico cambiamento istologico.
È quindi necessario distinguere:
Anatomia
Cosa esiste?
Fisiologia
Come funziona?
Patologia
Come può alterarsi?
Terapia
Cosa possiamo modificare realmente con un intervento manuale?
Sono quattro livelli differenti.
Confonderli porta facilmente a trasformare una ricerca anatomica in una teoria terapeutica non dimostrata.
Perché questo modello è interessante per chi lavora manualmente
Per chi pratica tecniche manuali, il modello di Stecco offre però una prospettiva estremamente utile.
La mano non agisce necessariamente su un singolo muscolo.
Il contatto può deformare contemporaneamente:
- cute;
- sottocute;
- fascia superficiale;
- fascia profonda;
- tessuto connettivo lasso;
- muscolo;
- vasi;
- nervi.
Il risultato clinico non deve quindi essere necessariamente interpretato come:
“ho rilassato quel muscolo”.
Può essere più prudente parlare di una modificazione meccanica e sensoriale del sistema tissutale locale, accompagnata da fenomeni neurofisiologici e comportamentali.
La fascia diventa così uno degli elementi anatomici attraverso i quali è possibile comprendere gli effetti del contatto manuale.
Non necessariamente l’unico.
Una possibile sintesi
Il modello anatomico di Carla Stecco può essere sintetizzato in sei concetti:
1. Continuità
Il sistema fasciale è tridimensionale e presenta continuità anatomiche tra diverse regioni.
2. Stratificazione
La fascia non è una struttura omogenea: comprende strati con caratteristiche differenti.
3. Scorrimento
Gli strati fasciali possono muoversi reciprocamente grazie anche alla presenza di tessuto connettivo lasso e HA.
4. Matrice extracellulare
Collagene, HA, acqua, proteoglicani e altre componenti determinano le proprietà meccaniche del tessuto.
5. Innervazione
La fascia è innervata e può partecipare alla sensibilità e alla regolazione del movimento.
6. Variabilità regionale
Non tutte le fasce sono uguali: la loro struttura e composizione cambiano in relazione alla funzione e alla sede anatomica.
La ricerca di Carla Stecco ha contribuito a riportare la fascia al centro dell’anatomia contemporanea non attraverso una nuova metafora, ma attraverso dissezione anatomica, istologia, microscopia, quantificazione della matrice e studio biomeccanico.
Il passaggio concettuale fondamentale è questo:
la fascia non è semplicemente un involucro.
È un sistema anatomico tridimensionale nel quale strutture collageniche relativamente rigide convivono con interfacce di tessuto connettivo lasso, matrice extracellulare, acido ialuronico, cellule, vasi e nervi.
L’interstizio fasciale assume quindi particolare importanza perché rappresenta una delle regioni nelle quali la meccanica del tessuto e la matrice extracellulare permettono il movimento reciproco dei piani.
L’acido ialuronico non è semplicemente un “lubrificante”: la sua quantità, distribuzione, stato molecolare e interazione con la matrice partecipano alle proprietà fisiche del tessuto.
E la fascia non è semplicemente una “rete di tensione”.
È contemporaneamente:
struttura, interfaccia, matrice, superficie di scorrimento, sistema sensoriale e componente della trasmissione meccanica.
Questa è probabilmente una delle ragioni per cui lo studio anatomico della fascia è diventato così importante nella medicina del movimento e nella ricerca sulle tecniche manuali.
Ma proprio perché la ricerca è diventata più sofisticata, è necessario abbandonare le semplificazioni.
Non tutto è fascia.
Non tutto è interstizio.
Non ogni dolore è una “densificazione”.
E soprattutto, un’osservazione anatomica non equivale automaticamente alla dimostrazione dell’efficacia di una tecnica terapeutica.
La forza del lavoro di Carla Stecco sta proprio nel permettere di costruire un ponte più rigoroso tra anatomia, biomeccanica e pratica clinica.
Bibliografia scientifica
Stecco C., Macchi V., Porzionato A., Duparc F., De Caro R. (2011)
The fascia: the forgotten structure.
Italian Journal of Anatomy and Embryology, 116(3), 127–138.
È una delle revisioni fondamentali per comprendere la concezione anatomica tridimensionale della fascia elaborata da Stecco e collaboratori. (PubMed)
PubMed — The fascia: the forgotten structure
Stecco C., Stern R., Porzionato A., Macchi V., Masiero S., Stecco A., De Caro R. (2011)
Hyaluronan within fascia in the etiology of myofascial pain.
Surgical and Radiologic Anatomy, 33, 891–896.
È uno dei lavori fondamentali per comprendere la presenza e la funzione dell’HA negli strati di tessuto connettivo lasso della fascia profonda. (PubMed)
PubMed — Hyaluronan within fascia
Stecco C., Tiengo C., Stecco A., Porzionato A., Macchi V., Stern R., De Caro R. (2013)
Fascia redefined: anatomical features and technical relevance in fascial flap surgery.
Surgical and Radiologic Anatomy, 35, 369–376.
Importante per la ridefinizione anatomica della fascia come tessuto dinamico, vascolarizzato e innervato. (PubMed)
Stecco C., Fede C., Macchi V. et al. (2018)
The fasciacytes: A new cell devoted to fascial gliding regulation.
Clinical Anatomy, 31, 667–676.
Studio fondamentale per la teoria dei fasciaciti e per il rapporto tra cellule, HA e scorrimento fasciale. (PubMed)
Fede C., Angelini A., Stern R. et al. (2018)
Quantification of hyaluronan in human fasciae: variations with function and anatomical site.
Journal of Anatomy, 233, 556–564.
Particolarmente importante perché quantifica l’HA in diverse fasce e mostra la variabilità regionale. (PubMed)
PubMed — Quantification of hyaluronan in human fasciae
Stecco C., Hammer W. (eds.)
Functional Atlas of the Human Fascial System.
Elsevier.
Un testo di riferimento per l’anatomia fasciale, basato su dissezioni, fotografia anatomica, istologia e analisi biomeccanica. (Elsevier Shop)
Elsevier — Functional Atlas of the Human Fascial System
Stecco C., Driscoll M., Huijing P., Schleip R. (eds.)
Fascia: The Tensional Network of the Human Body. 2nd ed.
Elsevier, 2021/2022.
Opera collettiva di riferimento che integra anatomia, biomeccanica, fisiologia e applicazioni cliniche. (Elsevier Shop)
Elsevier — Fascia: The Tensional Network of the Human Body
Stecco C., Pratt R., Nemetz L. D. et al. (2025)
Towards a comprehensive definition of the human fascial system.
Journal of Anatomy, 246(6), 1084–1098.
È oggi una delle fonti più importanti per la definizione aggiornata del sistema fasciale e degli interstizi fasciali. (PubMed)
PubMed — Towards a comprehensive definition of the human fascial system
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39814456
Sitografia
Università di Padova — Carla Stecco
Per seguire l’attività accademica e scientifica della scuola anatomica padovana.
Università degli Studi di Padova — Dipartimento di Neuroscienze
PubMed
È il database da utilizzare per verificare gli articoli scientifici originali di Stecco e collaboratori.
PubMed — ricerca “Carla Stecco fascia”
Elsevier — Functional Atlas
Pagina ufficiale dell’atlante anatomico.
Functional Atlas of the Human Fascial System
Elsevier — Fascia: The Tensional Network
The Tensional Network of the Human Body
Fascia Research Society
Per seguire la ricerca internazionale sulla fascia e i congressi dedicati al sistema fasciale.
Videografia
Per una videografia seria conviene privilegiare conferenze di Carla Stecco, Università di Padova, Fascia Research Congress/Fascia Research Society e interventi accademici, evitando video che trasformano direttamente i concetti anatomici in promesse terapeutiche.
Carla Stecco — ricerca YouTube
Carla Stecco — interstizio e fascia
YouTube — Carla Stecco interstitium fascia
Carla Stecco — hyaluronan
YouTube — Carla Stecco hyaluronan fascia
Carla Stecco — fasciacytes
YouTube — Carla Stecco fasciacytes
Fascia Research Congress
YouTube — Fascia Research Congress