Portoghesi, Gesuiti, Olandesi e la lunga trasmissione del sapere medico dall’Asia all’Occidente
Quando oggi in Europa parliamo di medicina cinese, agopuntura, moxibustione, Ayurveda o medicine tradizionali asiatiche, tendiamo facilmente a immaginare un percorso lineare: l’Occidente avrebbe scoperto queste pratiche, le avrebbe studiate e infine le avrebbe introdotte nella propria cultura.
La storia reale è molto più complessa.
La medicina asiatica non è arrivata in Europa attraverso un unico canale e, soprattutto, non è arrivata tutta nello stesso momento.
Per l’India il primo grande canale europeo fu quello portoghese, legato ai commerci, alla presenza coloniale e alla raccolta di informazioni sulla materia medica. Per la Cina ebbero invece un’importanza straordinaria i Gesuiti, che non si limitarono a osservare, ma impararono la lingua, entrarono in rapporto con i letterati cinesi e contribuirono alla traduzione e alla circolazione in Europa di testi e conoscenze.
Per l’agopuntura, però, bisogna aggiungere un terzo protagonista: gli Olandesi, attraverso il Giappone e la loro presenza commerciale a Dejima.
Ne emerge una storia fatta di rotte commerciali, missioni religiose, medicina, botanica, traduzioni e soprattutto di trasformazioni linguistiche e concettuali.
Il passaggio dall’Asia all’Europa non fu quindi semplicemente un trasferimento di tecniche. Fu un processo di traduzione culturale.
L’Asia era già conosciuta in Europa
Prima dell’espansione portoghese del XV e XVI secolo, l’Europa non ignorava affatto l’esistenza dell’Asia.
L’India e la Cina erano conosciute attraverso una molteplicità di canali: i commerci arabi e persiani, le reti dell’Oceano Indiano, i testi antichi, i mercanti, i missionari e i viaggiatori.
Marco Polo aveva viaggiato in Asia già nel XIII secolo.
La vera trasformazione avvenne però quando gli europei iniziarono a disporre di un accesso diretto e continuativo alle società asiatiche.
Ed è qui che entrano in scena i Portoghesi.
1498: Vasco da Gama e la nuova rotta verso l’India
Nel 1498 Vasco da Gama arrivò a Calicut, sulla costa del Malabar.
La novità non consisteva semplicemente nell’aver raggiunto l’India: i Portoghesi avevano aperto una rotta marittima che collegava direttamente l’Europa all’Oceano Indiano passando intorno all’Africa.
Da quel momento si sviluppò una rete che collegava:
Portogallo → Africa orientale → India → Malacca → Cina → Giappone.
Questa rete commerciale sarebbe diventata anche una rete di circolazione di persone, informazioni, piante medicinali, manoscritti, descrizioni geografiche e conoscenze mediche.
È importante quindi distinguere due fenomeni: la scoperta geografica di una rotta e la successiva circolazione del sapere resa possibile da quella rotta.
Goa: il primo grande incontro con la medicina indiana
Nel 1510 Afonso de Albuquerque conquistò Goa, che divenne uno dei principali centri della presenza portoghese in Asia.
Goa non fu soltanto una base commerciale e militare. Divenne un luogo nel quale entrarono in contatto tradizioni differenti: medicina europea, medicina islamico-persiana e pratiche mediche indiane.
È in questo ambiente che troviamo una figura fondamentale per la storia della medicina interculturale:
Garcia de Orta.
Medico portoghese vissuto a lungo a Goa, Garcia de Orta pubblicò nel 1563 i Colóquios dos simples e drogas e cousas medicinais da Índia.
L’opera è importante non soltanto per ciò che contiene, ma anche per il modo nel quale Orta costruisce il proprio sapere.
Non si limita a tradurre un testo indiano.
Raccoglie informazioni attraverso medici locali, mercanti, informatori, osservazione diretta delle piante e conoscenza delle pratiche medicinali presenti in India.
La ricerca storica considera i Colóquios un’opera importante per comprendere la circolazione della conoscenza medica e botanica tra Asia ed Europa nel XVI secolo.
Ma Garcia de Orta non porta ancora l’Ayurveda in Europa
Questa distinzione è fondamentale.
Dire che nel XVI secolo l’Europa comincia a conoscere la medicina indiana non significa dire che l’Ayurveda, come sistema medico testuale, sia già stata trasferita in Europa.
Ciò che arriva inizialmente è soprattutto una grande quantità di informazioni sulla materia medica: piante, droghe, sostanze medicinali e pratiche terapeutiche locali.
È molto diverso dalla trasmissione sistematica di una tradizione costituita da testi, categorie diagnostiche e sistemi teorici come quelli associati a Caraka, Suśruta e alla teoria dei doṣa.
L’Europa conosce progressivamente l’India; ma conoscere l’India non significa ancora conoscere l’Ayurveda.
India e Cina seguono due strade diverse
È proprio qui che la storia diventa particolarmente interessante.
Nel caso dell’India, nel XVI secolo il contatto europeo è fortemente legato a:
mercanti → medici → botanica → materia medica → piante → droghe.
Nel caso della Cina si sviluppa invece un altro processo.
I Gesuiti cercano di entrare nella cultura cinese non soltanto come osservatori o commercianti, ma attraverso la lingua e la cultura dei letterati.
Questa differenza avrà conseguenze enormi sulla quantità e sulla natura delle informazioni che arriveranno successivamente in Europa.
1557: Macao, la porta portoghese verso la Cina
I Portoghesi raggiunsero la costa cinese già nel XVI secolo.
Il primo contatto portoghese con la costa cinese viene collocato nel 1513; il commercio fu autorizzato nel 1553 e nel 1557 i Portoghesi ottennero una presenza permanente a Macao.
La sequenza storica può quindi essere sintetizzata:
1498 — India
1510 — Goa
1513 — costa cinese
1557 — Macao
Macao sarebbe diventata una piattaforma fondamentale per la successiva presenza europea in Cina e, soprattutto, per l’attività dei missionari gesuiti.
1583: Matteo Ricci e Michele Ruggieri
La seconda grande fase della storia inizia con la presenza stabile dei Gesuiti in Cina.
Nel 1583, Matteo Ricci e Michele Ruggieri si trovano stabilmente nel territorio cinese.
Ricci comprese rapidamente che per conoscere realmente la Cina non era sufficiente parlare con commercianti o funzionari.
Occorreva entrare nella cultura dei letterati.
Occorreva imparare la lingua.
Occorreva confrontarsi direttamente con i testi.
Ricci studiò quindi il cinese e la cultura dei letterati, entrando in un mondo nel quale la scrittura e la tradizione classica avevano un ruolo centrale. La sua strategia di adattamento culturale sarebbe diventata una delle caratteristiche più importanti della missione gesuita in Cina.
I Gesuiti come mediatori culturali
È riduttivo pensare ai Gesuiti soltanto come missionari religiosi.
Nel corso delle loro attività in Cina divennero anche mediatori culturali.
Attraverso lettere, relazioni, testi e traduzioni, le informazioni provenienti dalla Cina iniziarono a circolare in Europa.
Il materiale comprendeva:
astronomia, matematica, cartografia, agricoltura, botanica, medicina, farmacologia, filosofia, religione, organizzazione politica e costumi.
Allo stesso tempo, i Gesuiti trasferivano in Cina conoscenze e strumenti europei relativi soprattutto a matematica, astronomia, cartografia e tecnologie.
Si trattava quindi di uno scambio bidirezionale.
La missione gesuita divenne una vera infrastruttura di comunicazione tra due mondi.
È questa la ragione per cui la storia dei Gesuiti in Cina è così importante anche per la storia della medicina.
Ma l’agopuntura arriva attraverso un’altra strada
Qui dobbiamo correggere una convinzione piuttosto diffusa.
I Gesuiti ebbero un’importanza enorme nella trasmissione della conoscenza europea sulla Cina, compresa la medicina.
Ma non furono principalmente loro a introdurre l’agopuntura nella letteratura medica europea.
Per l’agopuntura la traiettoria fondamentale è diversa:
Cina → Giappone → Olanda → Europa.
Ed è una delle parti più affascinanti di questa storia.
1543: i Portoghesi arrivano in Giappone
Nel 1543 i Portoghesi arrivarono a Tanegashima, inaugurando una nuova fase dei rapporti tra Europa e Giappone.
Il commercio portoghese con il Giappone si sviluppò nel XVI secolo.
Nel XVII secolo, però, il Giappone limitò drasticamente i rapporti con gli europei e i Portoghesi furono espulsi.
Ma una presenza europea rimase.
Quella olandese.
Dejima: la porta olandese sul Giappone
Gli Olandesi mantennero il loro avamposto commerciale di Dejima, a Nagasaki.
Da qui si sviluppò un altro canale di trasmissione delle conoscenze mediche asiatiche verso l’Europa.
Non attraverso i Gesuiti.
Non attraverso Macao.
Ma attraverso medici e naturalisti legati alla VOC, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
Ed è proprio qui che compare una figura decisiva:
Willem ten Rhijne.
Willem ten Rhijne e il Giappone
Tra il 1674 e il 1676, Willem ten Rhijne soggiornò a Dejima.
Era un medico della VOC e durante la permanenza in Giappone entrò in contatto con pratiche mediche locali.
Tra queste vi erano:
鍼 — agopuntura
灸 — moxibustione
La sua esperienza sarebbe diventata fondamentale per la successiva conoscenza occidentale dell’agopuntura.
1683: De Acupunctura
Nel 1683 Ten Rhijne pubblicò a Londra la Dissertatio de Arthritide: Mantissa Schematica: De Acupunctura.
La sezione dedicata all’acupunctura rappresenta una delle prime descrizioni occidentali dettagliate dell’agopuntura. Le tavole dell’opera documentano anche la rappresentazione dei punti e delle aree corporee utilizzate nella pratica giapponese.
Ma c’è un dettaglio ancora più interessante.
Ten Rhijne non disponeva semplicemente di una traduzione diretta dal cinese al latino.
Le conoscenze che raccoglieva erano mediate dal contesto giapponese e dagli interpreti.
Possiamo quindi rappresentare il processo, in modo necessariamente semplificato, come:
Cina → Giappone → interpreti → Ten Rhijne → latino → Europa.
Questa catena di trasmissione è fondamentale per comprendere una questione che ancora oggi ci riguarda: quando un concetto passa da una lingua all’altra, non passa mai completamente indenne.
1682: la medicina cinese arriva in latino
Quasi contemporaneamente si verifica un altro passaggio fondamentale.
Il gesuita polacco Michał Piotr Boym aveva raccolto in Cina materiali relativi alla medicina.
Dopo la sua morte, questi materiali furono organizzati e pubblicati da Andreas Cleyer nel 1682, a Francoforte, con il titolo:
Specimen medicinae Sinicae.
L’opera è considerata dalla National Library of Medicine uno dei primi studi occidentali sulla medicina cinese. È particolarmente importante per la diagnostica dei polsi e non costituisce un trattato occidentale sull’agopuntura.
Il passaggio è quindi:
Cina → Boym → Cleyer → latino → Europa.
È un altro esempio di come la conoscenza asiatica venga trasformata attraverso una catena di mediazioni.
1687: Confucio entra nella cultura europea
La trasmissione non riguarda soltanto la medicina.
Nel 1687 viene pubblicato a Parigi il Confucius Sinarum Philosophus, una delle prime grandi traduzioni latine della cultura classica cinese.
Questo passaggio è fondamentale perché la Cina comincia a essere conosciuta in Europa non soltanto attraverso racconti di viaggio.
Cominciano a circolare testi cinesi tradotti.
È un salto epistemologico enorme.
L’Europa non sta più semplicemente osservando un mondo lontano.
Sta iniziando a costruire una rappresentazione della sua cultura attraverso le sue fonti scritte.
Engelbert Kaempfer e la medicina giapponese
Alla fine del XVII secolo ritorna protagonista la presenza olandese.
Engelbert Kaempfer, medico e naturalista tedesco al servizio della VOC, arrivò in Giappone nel 1690 e vi rimase fino al 1692.
Durante il soggiorno studiò botanica, medicina, agopuntura, moxibustione e cultura giapponese.
Le sue osservazioni confluirono successivamente nell’Amoenitatum exoticarum, pubblicata nel 1712, che contribuì ulteriormente alla circolazione europea di informazioni sul Giappone e sulle sue pratiche mediche.
1735: Du Halde e la grande enciclopedia europea della Cina
Un altro passaggio fondamentale è rappresentato da Jean-Baptiste Du Halde.
Du Halde non era mai stato in Cina.
Il suo ruolo fu diverso.
Raccolse e organizzò le relazioni dei missionari gesuiti presenti nel paese.
Nel 1735 pubblicò a Parigi la grande:
Description géographique, historique, chronologique, politique et physique de l’empire de la Chine et de la Tartarie chinoise.
L’opera, articolata in quattro volumi, divenne una gigantesca sintesi europea delle conoscenze sulla Cina raccolte dai Gesuiti.
E al suo interno troviamo anche un’intera sezione dedicata alla:
De la médecine des Chinois
cioè:
Della medicina dei Cinesi.
Questo significa che nel XVIII secolo la medicina cinese non è più soltanto una curiosità riportata da viaggiatori.
È ormai entrata nella biblioteca intellettuale europea.
Una storia diversa per India e Cina
A questo punto la differenza tra India e Cina diventa molto evidente.
Per l’India possiamo schematicamente parlare di:
Portoghesi → Goa → medici → botanica → materia medica → droghe e piante medicinali.
Per la Cina il percorso è invece:
Portoghesi → Macao → Gesuiti → lingua cinese → testi → traduzioni → Europa.
E per l’agopuntura si aggiunge:
Cina → Giappone → Dejima → Olandesi → Ten Rhijne → Europa.
Sono quindi almeno tre grandi corridoi di trasmissione.
Non esiste una singola “medicina orientale” che arriva in Europa.
Arrivano conoscenze differenti, attraverso persone differenti, in epoche differenti e mediante lingue differenti.
La cronologia essenziale
Se volessimo condensare questa storia in una sola linea temporale, potremmo utilizzare alcune date fondamentali.
1498 — Vasco da Gama arriva in India.
1510 — conquista portoghese di Goa.
1513 — primi contatti portoghesi con la costa cinese.
1557 — presenza portoghese permanente a Macao.
1563 — Garcia de Orta pubblica i Colóquios a Goa.
1583 — Ricci e Ruggieri consolidano la presenza gesuita in Cina.
1543 — i Portoghesi arrivano in Giappone.
1674–1676 — Willem ten Rhijne a Dejima.
1682 — Specimen medicinae Sinicae.
1683 — De Acupunctura.
1687 — Confucius Sinarum Philosophus.
1690–1692 — Engelbert Kaempfer in Giappone.
1712 — Amoenitatum exoticarum.
1735 — Du Halde e la Description de la Chine.
Questa successione mostra quanto lentamente si sia formato il sapere europeo sull’Asia.
Non è stata una scoperta improvvisa.
È stata una sedimentazione di informazioni durata più di due secoli.
Il problema della traduzione: 經絡 non significa semplicemente “meridiano”
Ed è probabilmente qui che la storia diventa più interessante per chi oggi studia medicina cinese, Shiatsu o discipline orientali.
Quando l’Europa incontra concetti come:
經絡 — jīngluò
non sta semplicemente trovando una parola straniera da tradurre.
Sta incontrando un sistema concettuale.
Lo stesso problema riguarda:
氣 — qì
血 — xuè
陰 — yīn
陽 — yáng
脈 — mài
經 — jīng
絡 — luò
藏象 — zàngxiàng
五行 — wǔxíng
Tradurre significa necessariamente scegliere.
E scegliere significa interpretare.
La trasmissione della medicina asiatica in Europa non fu quindi soltanto una trasmissione di tecniche.
Fu una trasmissione di categorie linguistiche, filosofiche e mediche attraverso cinese, giapponese, latino, olandese, portoghese, francese e altre lingue europee.
È una delle ragioni per cui molte categorie della medicina orientale arrivarono in Europa già trasformate.
Dalla medicina asiatica alla medicina “orientale” occidentale
Questa storia permette anche di comprendere un problema contemporaneo.
Quando oggi utilizziamo espressioni come Medicina Tradizionale Cinese, medicina orientale, meridiani, agopuntura, Ayurveda o Shiatsu, stiamo utilizzando categorie che sono il risultato di una lunga storia di traduzioni, selezioni e reinterpretazioni.
Non significa che queste tradizioni siano “false” o che siano semplicemente invenzioni occidentali.
Significa qualcosa di più interessante:
il modo in cui oggi le conosciamo non coincide necessariamente con il modo nel quale erano conosciute e organizzate nei loro contesti storici originari.
Il problema non riguarda quindi soltanto le tecniche.
Riguarda il linguaggio attraverso il quale abbiamo imparato a descriverle.
La prima grande mappa della trasmissione
Possiamo rappresentare l’intero processo in questo modo:
PORTOGALLO
Europa → Africa → Goa → Malacca → Macao → Giappone
↓
INDIA
Garcia de Orta → materia medica → botanica → droghe
↓
CINA
Macao → Gesuiti → lingua cinese → testi → traduzioni
↓
EUROPA
latino → francese → circolazione intellettuale
e parallelamente:
GIAPPONE
Dejima → Olandesi → Ten Rhijne → De Acupunctura
↓
AGOPUNTURA E MOXIBUSTIONE
È quindi impossibile raccontare la storia della medicina asiatica in Europa attraverso un solo protagonista.
I Portoghesi aprirono le rotte.
I Gesuiti costruirono uno straordinario sistema di mediazione culturale con la Cina.
Gli Olandesi, attraverso il Giappone, contribuirono in modo decisivo alla trasmissione occidentale dell’agopuntura e della moxibustione.
E dietro tutti loro ci furono soprattutto medici, interpreti, informatori, letterati, traduttori e praticanti asiatici, senza i quali questa trasmissione non sarebbe stata possibile.
Una storia che non finisce nel 1735
Il 1735 non rappresenta la fine della storia.
Al contrario, apre una nuova fase.
Nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento l’Europa inizierà a classificare sempre più sistematicamente le conoscenze asiatiche secondo le proprie categorie scientifiche.
Entreranno in scena gli orientalisti, i medici coloniali, lo studio del sanscrito, i primi dizionari e studi linguistici, le traduzioni più sistematiche dei testi indiani e cinesi e, per l’agopuntura, la successiva elaborazione francese.
È proprio in questa fase che diventa possibile comprendere come si sia arrivati dalla conoscenza europea delle medicine asiatiche alla loro forma moderna di “medicina orientale”, fino alla Medicina Tradizionale Cinese, all’agopuntura contemporanea, allo Shiatsu e alla moderna ricezione occidentale dell’Ayurveda.
La storia, quindi, non è semplicemente:
Asia → Europa.
È:
Asia → incontro → osservazione → traduzione → interpretazione → classificazione → trasformazione → Occidente.
Ed è probabilmente questa la chiave più importante per comprendere perché la medicina orientale che oggi pratichiamo in Europa sia, nello stesso tempo, asiatica e profondamente segnata dalla storia della sua traduzione occidentale.
Appendice — Dalla medicina asiatica alla medicina “orientale” occidentale
Dal XVIII secolo all’Ottocento: quando l’Europa comincia a reinterpretare l’Asia
La storia raccontata fin qui non termina con Du Halde nel 1735.
Anzi, da questo momento comincia una fase ancora più importante per comprendere il modo nel quale oggi concepiamo la medicina asiatica.
Nel Seicento e nella prima metà del Settecento l’Europa aveva soprattutto raccolto informazioni.
Aveva conosciuto piante, droghe, pratiche terapeutiche, sistemi diagnostici, agopuntura, moxibustione e alcuni testi cinesi.
Nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento avviene però qualcosa di diverso.
L’Europa comincia a classificare, tradurre, confrontare e reinterpretare sistematicamente queste conoscenze secondo le proprie categorie linguistiche e scientifiche.
È il passaggio dalla semplice conoscenza dell’Asia alla costruzione europea di ciò che verrà progressivamente definito come “medicina orientale”.
L’orientalismo e la trasformazione del sapere asiatico
Il fenomeno si inserisce nel più ampio sviluppo dell’orientalismo europeo.
Studiosi, missionari, funzionari coloniali, medici e linguisti cominciano a studiare le lingue e i testi dell’Asia con strumenti filologici sempre più sofisticati.
Per l’India questo significa soprattutto l’accesso progressivo al sanscrito e alla letteratura medica classica.
Per la Cina significa una conoscenza sempre più approfondita dei testi cinesi, della lingua e delle tradizioni mediche.
Ma la traduzione non è mai un’operazione neutrale.
Quando un concetto appartenente a un sistema culturale viene inserito in un’altra lingua, deve essere necessariamente confrontato con categorie già disponibili nella cultura di arrivo.
Questo vale in modo particolare per la medicina.
Un termine cinese come 氣 qì, per esempio, non possiede un equivalente perfetto nelle lingue europee.
Lo stesso problema riguarda 陰 yīn, 陽 yáng, 脈 mài, 經 jīng, 絡 luò e 經絡 jīngluò.
La traduzione non trasferisce semplicemente una parola.
Trasferisce un modello di realtà.
L’India: dalla materia medica allo studio dell’Ayurveda
Il percorso indiano segue una traiettoria diversa da quello cinese.
Nel XVI secolo Garcia de Orta aveva offerto agli europei soprattutto una conoscenza della materia medica indiana, delle piante e delle sostanze utilizzate localmente.
L’accesso sistematico alla tradizione medica sanscrita è invece successivo.
Con la diffusione degli studi sanscriti in Europa, gli studiosi iniziano progressivamente ad avvicinarsi ai testi della medicina indiana.
Questo modifica radicalmente la situazione.
L’India non viene più conosciuta soltanto attraverso:
piante → droghe → osservazioni dei medici → pratiche locali
ma anche attraverso:
testi → lingua sanscrita → filologia → storia della medicina.
Diventano quindi progressivamente accessibili tradizioni testuali associate a Caraka, Suśruta e Vāgbhaṭa, insieme a concetti come doṣa, dhātu, mala, agni e alle numerose classificazioni della tradizione Āyurvedica.
Questo non significa che l’Europa abbia semplicemente “scoperto” l’Ayurveda.
Significa piuttosto che l’Ayurveda comincia a essere ricostruita dagli studiosi europei attraverso i testi, secondo gli strumenti filologici e classificatori dell’epoca.
È una differenza fondamentale.
La medicina cinese viene progressivamente ricostruita attraverso i testi
Anche nel caso cinese avviene qualcosa di analogo.
La disponibilità di testi e relazioni gesuite aveva già permesso all’Europa di conoscere aspetti della medicina cinese.
Durante il XVIII e XIX secolo cresce però l’interesse per la struttura teorica della medicina cinese e per i suoi testi classici.
La medicina cinese viene così progressivamente confrontata con le categorie della medicina europea.
Questo produce una situazione paradossale.
Da un lato aumenta enormemente la conoscenza occidentale delle fonti cinesi.
Dall’altro, ciò che viene presentato in Europa come “medicina cinese” è sempre più il risultato di selezione, traduzione e classificazione.
Il fenomeno è importante perché permette di comprendere una distinzione che ancora oggi viene spesso trascurata:
la medicina cinese storica non è necessariamente identica alla moderna “Traditional Chinese Medicine” o TCM.
La stessa Elisabeth Hsu osserva che il termine Traditional Chinese Medicine (TCM) viene coniato nella Repubblica Popolare Cinese negli anni Cinquanta del Novecento, nel processo di definizione e standardizzazione della medicina cinese moderna.
Quindi il termine che oggi utilizziamo comunemente è molto più recente della tradizione medica che pretende di rappresentare.
L’agopuntura europea dell’Ottocento
Per l’agopuntura il percorso è particolarmente interessante.
Le informazioni raccolte nel XVII e XVIII secolo non producono immediatamente una scuola europea stabile.
In Francia, tuttavia, l’interesse per l’agopuntura riemerge all’inizio dell’Ottocento.
Tra i primi sperimentatori troviamo Louis Berlioz e successivamente Jules Cloquet e altri medici francesi.
Il problema è che l’agopuntura viene spesso interpretata attraverso una prospettiva molto diversa da quella della medicina cinese e giapponese.
In molti casi diventa una sorta di “terapia con gli aghi”, applicata localmente alla regione dolorosa.
È una trasformazione concettuale importante.
Il sistema dei canali e delle relazioni funzionali viene in parte separato dalla tecnica dell’infissione dell’ago.
Uno studio storico sullo sviluppo dell’agopuntura in Francia mostra proprio questa fase: le prime sperimentazioni dell’inizio dell’Ottocento furono caratterizzate da approcci personali e spesso lontani dalla teoria medica cinese; l’interesse diminuì poi verso la metà del secolo.
In altre parole, l’Europa aveva ricevuto l’ago, ma non necessariamente l’intero sistema medico nel quale l’ago era inserito.
Soulié de Morant e la rinascita francese
All’inizio del XX secolo la situazione cambia nuovamente.
Una figura fondamentale diventa George Soulié de Morant.
Diplomatico e profondo conoscitore della Cina, Soulié de Morant sviluppò una conoscenza molto più approfondita della medicina cinese e dell’agopuntura.
È considerato il primo grande esperto europeo capace di costruire un discorso teorico sull’agopuntura facendo riferimento anche ai testi medici cinesi e alla pratica clinica.
La sua opera contribuì alla rinascita dell’agopuntura in Francia negli anni Trenta del Novecento.
È un passaggio fondamentale perché segna una differenza rispetto alle prime sperimentazioni ottocentesche.
Non si tratta più soltanto di utilizzare un ago per trattare una zona dolorosa.
Si cerca di recuperare un sistema diagnostico e teorico.
Naturalmente, anche questa ricostruzione non è una semplice trasmissione incontaminata della medicina cinese.
È già una interpretazione francese della medicina cinese.
Ed è proprio questo il tema centrale della nostra storia.
Dal “cinese” alla TCM
Nel XX secolo la situazione cambia nuovamente.
In Cina il processo di modernizzazione e standardizzazione della medicina porta alla costruzione di un sistema che possa essere insegnato, trasmesso, regolamentato e confrontato con la biomedicina.
È in questo contesto che negli anni Cinquanta emerge il termine Traditional Chinese Medicine.
La TCM moderna non deve quindi essere confusa automaticamente con l’insieme delle pratiche mediche che sono esistite in Cina nel corso di duemila anni.
La medicina cinese storica è stata caratterizzata da scuole, dispute, trasformazioni teoriche, differenti tradizioni cliniche e continui cambiamenti.
La TCM moderna costituisce invece una standardizzazione contemporanea di elementi selezionati della tradizione, organizzati in un sistema didattico e clinico moderno.
Questo non rende la TCM “falsa”.
Significa semplicemente che è storicamente situata.
È una forma moderna della medicina cinese.
E il Giappone?
Il Giappone rappresenta un altro passaggio fondamentale.
Per secoli la medicina giapponese ha ricevuto una forte influenza dalla medicina cinese, ma l’ha progressivamente reinterpretata e trasformata.
L’agopuntura e la moxibustione giapponesi svilupparono caratteristiche proprie.
Anche l’Anma (按摩) si sviluppò all’interno della storia delle tecniche manuali giapponesi.
Da questo terreno nasceranno successivamente diverse forme di terapia manuale moderna.
Tra queste, nel XX secolo, emergerà lo Shiatsu (指圧).
Dall’Anma allo Shiatsu
Il termine Shiatsu significa letteralmente:
指圧 — shiatsu
指 — shi = dito
圧 — atsu = pressione
Lo Shiatsu moderno si sviluppa in Giappone nel XX secolo.
Una figura centrale è Tokujiro Namikoshi, che elaborò il proprio metodo nei primi decenni del Novecento e fondò una scuola specificamente dedicata allo Shiatsu.
Nel secondo dopoguerra lo Shiatsu venne progressivamente istituzionalizzato in Giappone.
La fonte storica della Namikoshi Shiatsu Europa riporta il riconoscimento ufficiale dello Shiatsu nel quadro normativo giapponese nel 1955 e il riconoscimento della scuola nel 1957.
Anche Treccani sottolinea che le due principali tradizioni dello Shiatsu diffuse in Occidente sono quelle associate a Namikoshi e Masunaga, e colloca lo sviluppo della scuola Namikoshi negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Questo significa che lo Shiatsu occidentale è cronologicamente molto più recente della trasmissione europea dell’agopuntura.
Non nasce direttamente nel XVII secolo dalla medicina cinese.
È il risultato di una storia giapponese moderna, che affonda le proprie radici nelle pratiche manuali precedenti e nel patrimonio medico dell’Asia orientale.
Un’altra volta: la traduzione
Arriviamo così a un punto fondamentale.
La traiettoria storica può essere rappresentata come una serie di trasformazioni:
medicina cinese antica
↓
trasmissione in Giappone
↓
reinterpretazione giapponese
↓
medicina europea
↓
classificazione occidentale
↓
agopuntura moderna
e, parallelamente:
Anma
↓
terapie manuali giapponesi
↓
Shiatsu
↓
diffusione internazionale
Non esiste quindi un’unica linea di trasmissione.
Esistono strati successivi di traduzione.
Dalla medicina asiatica alla “medicina orientale”
L’espressione stessa “medicina orientale” è in larga misura una categoria occidentale.
Dal punto di vista storico, esistevano medicine cinesi, giapponesi, indiane, tibetane, coreane e numerose tradizioni locali differenti.
Riunirle sotto un’unica etichetta significa compiere già un’operazione di classificazione.
È una categoria utile per parlare genericamente di queste tradizioni, ma rischia di nascondere differenze enormi.
La medicina cinese non è l’Ayurveda.
L’Ayurveda non è la medicina giapponese.
L’agopuntura cinese non è necessariamente identica all’agopuntura giapponese.
E lo Shiatsu non è semplicemente “agopuntura senza aghi”.
Sono sistemi differenti, con storie differenti.
Il paradosso della modernizzazione
Arriviamo così a un paradosso.
L’Occidente ha contribuito enormemente alla conservazione, traduzione e diffusione delle conoscenze asiatiche.
Ma, nello stesso tempo, ha contribuito alla loro riclassificazione.
Il processo può essere sintetizzato in quattro passaggi:
conoscere
→ raccogliere informazioni e testi
tradurre
→ trasferire concetti in altre lingue
classificare
→ organizzare il sapere secondo categorie moderne
reinterpretare
→ costruire nuovi sistemi adatti alla società contemporanea
Questo processo non riguarda soltanto l’Europa.
Nel XX secolo avviene anche all’interno degli stessi paesi asiatici.
La TCM è un esempio particolarmente evidente di standardizzazione moderna della medicina cinese. Lo Shiatsu rappresenta un altro esempio di trasformazione di una tradizione manuale giapponese in un sistema professionale moderno.
Dalla Cina all’Europa e dal Giappone all’Occidente
A questo punto possiamo comprendere meglio una distinzione fondamentale.
L’agopuntura che entra nella letteratura europea nel Seicento è una cosa.
L’agopuntura francese dell’Ottocento è un’altra.
L’agopuntura di Soulié de Morant è un’altra ancora.
La TCM standardizzata nella Cina degli anni Cinquanta è un’altra forma ancora.
E l’agopuntura praticata oggi in Europa è il risultato di tutte queste stratificazioni.
Lo stesso vale per lo Shiatsu.
Lo Shiatsu praticato oggi in Europa non è semplicemente una pratica “antica”.
È il risultato di una storia che comprende Anma, medicina cinese, cultura giapponese, modernizzazione giapponese, Namikoshi, Masunaga e successiva diffusione internazionale.
La vera domanda non è più “da dove viene?”
A questo punto la domanda storica cambia.
Non basta più chiedersi:
“Da dove viene la medicina orientale?”
Bisogna chiedersi:
“Attraverso quali passaggi è arrivata fino a noi?”
E soprattutto:
“Che cosa è cambiato durante questi passaggi?”
Questa seconda domanda è molto più interessante.
Perché permette di distinguere:
la tradizione originaria
da
la sua traduzione
da
la sua reinterpretazione
da
la sua standardizzazione moderna
e infine
la sua pratica occidentale contemporanea.
Una conclusione per chi pratica oggi
Per chi studia o pratica Shiatsu, agopuntura, Tuina o altre discipline orientali, questa storia non è soltanto una curiosità accademica.
Ha una conseguenza concreta.
Quando utilizziamo parole come:
Qi 氣
Meridiano 經絡
Yin-Yang 陰陽
Cinque Movimenti 五行
Shiatsu 指圧
Anma 按摩
non stiamo utilizzando termini appartenenti a un unico sistema immutabile.
Stiamo utilizzando concetti che hanno attraversato secoli di trasformazioni, lingue, scuole e culture.
Comprendere questa storia significa quindi diventare più precisi anche nel modo di parlare della propria disciplina.
Non significa rinunciare alla tradizione.
Al contrario.
Significa distinguere meglio ciò che appartiene ai testi antichi, ciò che appartiene alla rielaborazione giapponese, ciò che appartiene alla medicina moderna cinese e ciò che è stato costruito successivamente in Occidente.
Ed è forse proprio questa consapevolezza che permette oggi di studiare le medicine asiatiche senza trasformarle né in una reliquia del passato né in una versione occidentale semplificata dell’Oriente.
Schema conclusivo
XVI secolo
Portoghesi → India → Goa → Garcia de Orta
XVI–XVII secolo
Portoghesi → Macao → Gesuiti → Cina → testi e conoscenze
XVII secolo
Giappone → Dejima → Olandesi → Ten Rhijne → agopuntura
XVIII secolo
Du Halde → sistematizzazione europea della conoscenza sulla Cina
XIX secolo
orientalismo → filologia → medicina comparata → nuove interpretazioni
XX secolo
Soulié de Morant → rinascita europea dell’agopuntura
Cina → standardizzazione → TCM
Giappone → modernizzazione delle terapie manuali → Shiatsu
XX–XXI secolo
Asia → Europa e Stati Uniti → nuove forme internazionali di agopuntura, TCM, Ayurveda e Shiatsu.
Questa è la vera traiettoria che conduce dalla medicina asiatica storica alla “medicina orientale” che oggi conosciamo in Occidente.
Bibliografia
Cook, Harold J.
Matters of Exchange: Commerce, Medicine, and Science in the Dutch Golden Age. Yale University Press, New Haven, 2007.
Hsia, Ronnie Po-chia.
A Jesuit in the Forbidden City: Matteo Ricci 1552–1610. Oxford University Press, 2010.
Fontes da Costa, Palmira; Nobre de Carvalho, Teresa.
“Entre Oriente y Occidente: los Coloquios de García de Orta y la circulación del conocimiento médico en el siglo XVI”. Asclepio, 2013.
Bowers, John Z.; Carrubba, Robert W.
“The Western World’s First Detailed Treatise on Acupuncture: Willem Ten Rhijne’s De Acupunctura”. Journal of the History of Medicine and Allied Sciences, 1974.
Standaert, Nicolas.
“Jesuits in China”. In The Cambridge Companion to the Jesuits. Cambridge University Press, 2008.
Boym, Michał Piotr; Cleyer, Andreas.
Specimen medicinae Sinicae. Francofurti, 1682. L’opera è conservata e catalogata dalla National Library of Medicine e dalla Bibliothèque nationale de France.
Ten Rhijne, Willem.
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Amoenitatum exoticarum politico-physico-medicarum. Lemgo, 1712.
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Description géographique, historique, chronologique, politique et physique de l’empire de la Chine et de la Tartarie chinoise. Paris, 1735.
Orta, Garcia de.
Colóquios dos simples e drogas e cousas medicinais da Índia. Goa, 1563. La prima edizione e la storia della sua circolazione sono ampiamente documentate dalla ricerca storico-medica.
Sitografia
Garcia de Orta e la medicina indiana
Documentario dedicato al medico e naturalista portoghese e alla sua esperienza in India.
Specimen Medicinae Sinicae — National Library of Medicine
NLM — Specimen Medicinae Sinicae
Scheda bibliografica dell’edizione del 1682.
Specimen Medicinae Sinicae — Google Books
Edizione digitalizzata del 1682
È particolarmente interessante perché permette di consultare direttamente la scansione dell’opera antica.
De Acupunctura — Folger Shakespeare Library
Willem ten Rhijne e De Acupunctura
Approfondimento storico sulle tavole e sulla descrizione dell’agopuntura pubblicata nel 1683.
De Acupunctura — Public Domain Review
Le tavole originali di De Acupunctura
Una risorsa eccellente per vedere direttamente le incisioni utilizzate da Ten Rhijne.
Jesuit Online Bibliography
Jesuits in China — Jesuit Online Bibliography
Bibliografia specialistica sulla presenza gesuita in Cina e sul rapporto tra missione e scambio culturale.
Videografia
Matteo Ricci: un gesuita nel Regno del Drago
Documentario dedicato a Matteo Ricci e alla sua esperienza in Cina. È particolarmente utile per comprendere la dimensione interculturale della missione gesuita e il ruolo di Ricci come mediatore tra cultura europea e cinese.
The Model of the Jesuit Mission in China
Conferenza dedicata alla strategia dei Gesuiti in Cina e al loro rapporto con i letterati, la cultura confuciana e le scienze occidentali.
Garcia de Orta — documentario RTP
Documentario completo su Garcia de Orta — RTP2
Documentario di Francisco Manso dedicato a Garcia de Orta, alla sua formazione medica e alla sua esperienza in India.