Negli ultimi decenni il Metodo del Bilanciamento dei Meridiani (Meridian Balance Method) sviluppato dal Dr. Richard Tan ha conquistato una crescente popolarità tra gli agopuntori per la sua capacità di ottenere risultati rapidi, soprattutto nel trattamento del dolore. Parallelamente, la Terapia dei Meridiani giapponese (Japanese Meridian Therapy) continua a rappresentare una delle più raffinate tradizioni cliniche dell’agopuntura orientale, fondata sulla diagnosi del polso e sul trattamento della causa primaria dello squilibrio.
Un interessante articolo pubblicato sulla rivista Medical Acupuncture propone di integrare questi due approcci, evidenziando come possano compensare reciprocamente i rispettivi limiti e offrire risultati più stabili nel tempo. L’obiettivo non è sostituire un metodo con l’altro, ma sfruttarne le caratteristiche complementari.
Il Metodo del Bilanciamento: efficacia rapida ma prevalentemente sintomatica
Secondo gli autori, il metodo di Richard Tan si fonda su sei sistemi di relazione tra i meridiani, derivati da principi classici della medicina cinese:
- meridiani con lo stesso nome;
- meridiani divergenti (Bie Jing);
- relazioni Interno-Esterno (Biao-Li);
- meridiani opposti nell’orologio cinese;
- meridiani adiacenti nell’orologio cinese;
- trattamento dello stesso meridiano.
Queste relazioni consentono di individuare punti distali in grado di produrre un miglioramento molto rapido della sintomatologia, in particolare del dolore. Numerosi studi citati nell’articolo confermano questa efficacia clinica immediata. Tuttavia, gli autori osservano che, in molte situazioni, sono necessarie numerose sedute affinché i risultati si mantengano nel tempo. Per questo motivo il Metodo del Bilanciamento viene interpretato principalmente come un trattamento del ramo (Biao), cioè della manifestazione clinica della malattia.
Le radici storiche dell’agopuntura giapponese
L’articolo ripercorre brevemente la storia dell’agopuntura in Giappone. Introdotta dalla Cina nel VI secolo, essa si è progressivamente sviluppata in modo autonomo, soprattutto durante il lungo periodo di isolamento del Giappone (epoca Edo).
In questo contesto nacquero innovazioni tecniche che ancora oggi caratterizzano l’agopuntura giapponese, come l’utilizzo del tubo guida ideato da Sugiyama Waichi, che rese possibile l’impiego di aghi molto sottili e inserzioni praticamente indolori.
Nel XX secolo si sviluppò la Meridian Therapy, una scuola che recuperò i principi del Nan Jing attribuendo un ruolo centrale ai Cinque Movimenti, ai meridiani e soprattutto alla diagnosi del polso come guida del trattamento.
Curare la radice prima della malattia
Uno degli aspetti più caratteristici della Terapia dei Meridiani giapponese riguarda il concetto di Deficit Primario.
Secondo questa impostazione, la malattia non nasce semplicemente dall’azione di un agente patogeno. È necessario che esista una debolezza costituzionale o funzionale che renda l’organismo vulnerabile.
L’obiettivo della diagnosi non è quindi attribuire un nome alla malattia, ma identificare quale sia il modello di deficit che ha predisposto l’organismo allo sviluppo della patologia.
La scuola giapponese considera quattro modelli fondamentali:
- Deficit del Fegato;
- Deficit della Milza;
- Deficit del Polmone;
- Deficit del Rene.
Ogni deficit produce alterazioni caratteristiche nella produzione e nella distribuzione di Qi, Sangue e Liquidi Organici e può dare origine a sintomi anche molto differenti tra loro. Per questo motivo il disturbo manifestato dal paziente rappresenta soltanto la parte visibile di uno squilibrio più profondo.
Il polso come guida terapeutica
La diagnosi del polso occupa una posizione centrale nella Terapia dei Meridiani.
L’articolo descrive due approcci principali.
Il primo consiste nel confrontare la forza dei sei polsi radiali per individuare quale meridiano presenti la maggiore debolezza.
Il secondo analizza invece la qualità del polso, considerando caratteristiche come profondità, tensione, scivolosità o galleggiamento.
Gli autori ricordano anche alcuni studi che hanno mostrato una buona riproducibilità della diagnosi del polso tra operatori esperti, mentre la palpazione addominale ha evidenziato una concordanza significativamente inferiore. Questo rappresenta uno dei pochi tentativi di valutare sperimentalmente una metodica diagnostica tradizionale.
Trattare contemporaneamente radice e manifestazione
La proposta centrale dell’articolo consiste nell’associare il trattamento della radice (Ben) con quello della manifestazione (Biao).
Per ciascuno dei quattro deficit fondamentali vengono suggerite associazioni classiche di punti che costituiscono il trattamento della radice, da integrare poi con i punti scelti secondo il Metodo del Bilanciamento di Richard Tan per affrontare il sintomo specifico.
L’idea non è sostituire una tecnica con l’altra, ma creare una sinergia.
Il trattamento della radice mira a ristabilire l’equilibrio generale dell’organismo.
Il trattamento della manifestazione riduce rapidamente dolore e sintomi.
Secondo gli autori, questa combinazione permette di ottenere sia un miglioramento immediato sia una maggiore stabilità dei risultati nel tempo.
La palpazione come elemento centrale
Un altro elemento che emerge con forza è il ruolo della palpazione.
La localizzazione dei punti non dovrebbe essere affidata esclusivamente alle coordinate riportate nei testi, ma dovrebbe essere guidata dalla ricerca delle aree più reattive lungo il decorso dei meridiani e nei punti Shu del dorso.
Questa attenzione alla qualità tattile rappresenta uno degli aspetti distintivi dell’agopuntura giapponese e riflette una pratica clinica molto orientata all’osservazione diretta del paziente.
Lo stato interiore del terapeuta
L’articolo dedica una sezione particolarmente interessante al concetto giapponese di Mizu no Kokoro, “una mente come l’acqua”.
Secondo la tradizione, l’efficacia dell’agopuntura non dipende soltanto dalla scelta dei punti o dalla tecnica di inserzione dell’ago, ma anche dallo stato mentale dell’operatore.
Calma, presenza mentale, postura corretta, rilassamento e concentrazione vengono considerati elementi essenziali affinché il trattamento possa influenzare efficacemente il Qi.
Gli autori richiamano alcuni studi contemporanei sulla sincronizzazione fisiologica tra individui e sulla variabilità della frequenza cardiaca, suggerendo che tali ricerche potrebbero offrire una possibile base scientifica per comprendere almeno in parte questa antica intuizione della medicina giapponese. Tuttavia, presentano questa relazione come una possibile interpretazione e non come una dimostrazione definitiva.
La verifica immediata del trattamento
Una caratteristica condivisa sia dalla Terapia dei Meridiani sia dal Metodo del Bilanciamento è la ricerca di un riscontro immediato.
Nel Metodo Tan il miglioramento viene valutato osservando la riduzione del dolore durante la seduta.
Nella scuola giapponese si controllano invece le modificazioni del polso, della palpazione dei meridiani e delle aree addominali.
Questo continuo processo di verifica permette al terapeuta di modificare il trattamento già durante la seduta qualora la risposta non sia soddisfacente.
I casi clinici
Per illustrare l’approccio integrato, gli autori presentano tre casi clinici:
- un paziente con vertigini acute, acufene e cervicalgia;
- una paziente con cruralgia cronica associata a grave artrosi lombare;
- un paziente ricoverato per colite severa.
In tutti e tre i casi il trattamento combina una valutazione del deficit primario mediante il polso con la scelta di punti destinati ad affrontare la sintomatologia secondo il Metodo del Bilanciamento. Pur trattandosi di semplici casi clinici e non di studi controllati, essi vengono proposti come esempi pratici dell’integrazione tra le due metodiche.
La conclusione degli autori è chiara: la Terapia dei Meridiani giapponese e il Metodo del Bilanciamento non devono essere considerati approcci alternativi, ma complementari.
La prima offre una strategia per identificare e trattare la causa funzionale dello squilibrio attraverso la diagnosi del polso e il trattamento della radice.
Il secondo fornisce strumenti estremamente efficaci per ottenere un rapido controllo della sintomatologia grazie alle relazioni tra i meridiani.
L’associazione di questi due modelli consentirebbe quindi di unire efficacia immediata e stabilità terapeutica, limitando al tempo stesso il numero di aghi utilizzati e valorizzando la precisione della diagnosi palpatoria.
Fonte
Bataille B., Mitariu P. Japanese Acupuncture: A Complementary Approach to the Meridian Balance Method. Medical Acupuncture, 2020. Articolo disponibile in open access su PubMed Central.